Motore tedesco, cuore romano
Rudi Voeller rappresenta molto per i Romanisti. Nella memoria restano scolpiti i 68 gol in giallorosso, il suo rispetto per la maglia e l’emozione al triplice fischio di quella garad’esordio contro la Fiorentina nel 2004
Rudi Voeller ha rappresentato, e rappresenta, molto per i Romanisti.
Quello che “Sta a gioca’ da solo”, simbolo di una squadra indomita che sapeva spingersi oltre il suo valore, un attaccante di livello assoluto - con la Germania gol nella finale del mondiale persa con l’Argentina nel 1986, campione del mondo nel 1990 conquistando il calcio di rigore decisivo in finale e autore di due gol agli ottavi nel 1994 - a disposizione dei compagni e idolo indiscusso di una intera tifoseria.
Il tedesco che vola
Qualche anno fa, parlando con Ruggiero Rizzitelli, mi confessò che durante il corso della sua carriera aveva provato più piacere nel faticare per, e con, Voeller che nel giocare da prima punta, e segnare molti più gol, nel Torino. Voeller, semplicemente, per lui come per molti tifosi di una certa generazione ha rappresentato molto più di un calciatore.
Motore tedesco, cuore romano
Al punto che, nel 2004, quando la ROMA si ritrovò senza allenatore - per le improvvise dimissioni di Claudio Prandelli - nel pieno della preparazione, e sul gong del calciomercato, non ci pensò un attimo nel rispondere presente. Dodici giorni dopo era già sul prato dell’Olimpico per l’inizio di campionato contro la Fiorentina: se nel 1990, da giocatore, proprio contro i viola realizzò la prima rete della stagione, quattordici anni dopo ritrovarlo in giacca e cravatta rappresentò, per i 58.000 allo stadio, una pagina da libro cuore.
Quell’esperienza sulla panchina giallorossa durò solamente ventisei giorni: per mille motivi e, tra questi, anche i rapporti controversi con Cassano che ancora oggi, divertito, racconta i comportamenti avuti nei suoi confronti. Altro materiale utile, almeno da parte mia, per cancellare il talento barese dalla mia memoria da Romanista.
Memoria dove restano scolpiti, invece, i sessantotto gol in giallorosso di Voeller, il suo rispetto per la maglia della ROMA e l’emozione arrivata con il triplice fischio di quella partita d’esordio contro la Fiorentina nel 2004: dopo la vittoria grazie al gol di Montella - nonostante l’inferiorità numerica per l’espulsione del solito Cassano - Voeller entrò in campo per ringraziare ogni calciatore mentre l’intero stadio cantava, a squarciagola, quel “Tedesco vola” che, per anni, aveva accompagnato le gesta del campione di Hanau.
Se ci penso mi sembra di stare ancora in piedi su quel seggiolino…
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