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Virtus GVM Roma 1960, il Presidente Pasqualini: "Meritiamo di sognare"

Il Patron in esclusiva: «Abbiamo compiuto un percorso virtuso e affrontiamo i playoff con fiducia. Abbiamo acquisito marchio e quote, restituendo alla città un pezzo di storia del basket»

PUBBLICATO DA Vittorio Cupi
04 Maggio 2026 - 08:00

L’appuntamento è per venerdì 8 maggio al Palazzetto dello Sport di Piazzale Apollodoro. La Virtus GVM Roma 1960 inizia i playoff e quindi la corsa verso la Serie A2. La squadra di Roma ha vinto il girone B della Serie B Nazionale e ora prova a salire l’ennesimo gradino di una scalata iniziata nel 2021, raccogliendo l’eredità della Pallacanestro Virtus Roma prima a livello “morale” e poi, da quest’anno, anche a livello giuridico-sportivo, con l’acquisizione del marchio e della società che era finita in liquidazione. E così, mentre negli anni dalla Serie C si era arrivati in B Nazionale, con la speranza per il futuro è tornato anche l’orgoglio per un passato glorioso fatto di campioni, trofei e di un patrimonio collettivo cittadino che non doveva andare disperso. «Ma non abbiamo ancora fatto niente, lo sappiamo», ci dice subito il presidente Massimiliano Pasqualini, alla vigilia della fase decisiva della stagione. «Il bilancio è positivo. L’annata è stata molto particolare, eravamo primi e abbiamo deciso di cambiare allenatore. Non è una cosa che si vede tutti i giorni».

Sarebbe stata la domanda successiva.

«Lo immaginavo. La decisione di esonerare Marco Calvani è stata sofferta, ma bisogna fidarsi delle persone competenti in materia. Da parte mia posso dire che, nonostante il primo posto in classifica, non si percepiva lo stesso clima che c’era nel periodo della promozione. Non c’era la stessa carica che ci aveva dato una spinta importante per salire di categoria».

Proprio in quel periodo però c’era la Coppa Italia, ed è andata male.

«Un peccato. Il momento era delicato, ma poi le cose sono migliorate. Ci sono state una serie di vittorie molto larghe, anche in partite importanti come quelle con Luiss e Latina. Ci dispiace per la sconfitta a Caserta, per soli tre punti, in una serata in cui loro sono stati obiettivamente perfetti. Inoltre con l’aggiunta di giocatori come Spanghero e Arrigoni adesso c’è un roster che ha qualità e quantità, con 11 giocatori veri. Il livello degli allenamenti si è alzato e la profondità del roster ci consente di guardare con fiducia ai playoff, dove questo aspetto potrebbe essere decisivo».

Un piccolo passo indietro. La stagione ha anche riportato in vita il marchio storico della Virtus Roma.

«Direi di più. Non abbiamo acquisito solo il marchio, ma anche le quote della Pallacanestro Virtus Roma. Quindi abbiamo ufficialmente restituito alla città una realtà che nel tempo ha significato tantissimo per la comunità sportiva, sociale e cestistica di Roma. Era una necessità e un dovere nei confronti dei tifosi che ci hanno dato fiducia fin dall’inizio dell’avventura. Non è solo un pezzo di storia, che sarebbe già tanto. È di più».

Non è stato semplice.

«No, ma il fatto che la tifoseria fosse sempre con noi è stato fondamentale. Lo striscione “La Virtus è dove si raduna la sua gente” ci ha dato grande forza. Ha espresso un concetto fondamentale: ci ha detto che la bontà del nostro lavoro era stata recepita. È il patrimonio più grande che abbiamo, perché abbiamo sempre creduto che la passione per il basket che c’è sempre stata a Roma non dovesse sparire. All’inizio abbiamo raccolto il grido di dolore di una generazione nostalgica della storia della Virtus, oggi abbiamo ragazzi giovanissimi che trascinano i genitori a vedere le nostre partite. Siamo tornati ad avere giovani che sognano di giocare un giorno nella Virtus, che trascinano al Palazzetto i genitori. Li vedo continuamente e recepisco il loro entusiasmo. Fa parte della natura del basket, uno sport che, a differenza del calcio, non viene trasmesso dai genitori ai figli, ma dai figli ai genitori. È quello che sta tornando a succedere a Roma ed è bellissimo».

Parlare di giovani vuol dire parlare di futuro. Al di là del risultato di questi playoff, qual è il futuro della Virtus?

«Vogliamo fortemente la Serie A2 e speriamo di ottenerla sul campo. Non siamo disposti a scambi per avere subito la Serie A, che peraltro ci metterebbe di fronte a un grande problema, cioè quello dell’impianto. Per la prossima stagione il Palaeur avrebbe solo 8 date disponibili, la stagione dei concerti è già fatta. Non sarebbe pensabile programmare una stagione senza avere la certezza dell’impianto, sia per i tifosi sia per l’hospitality. Il nostro è un progetto sano anche perché siamo cresciuti passo dopo passo e sempre conquistandoci le cose sul campo. Se andremo in A2, ce la giocheremo per poi andare in A e giocarla in una struttura adeguata, quella dell’Eur. È fondamentale per chiunque voglia investire nel basket a Roma. Si parla tanto di NBA Europe, ma credo che nessun investitore voglia buttare soldi e stia attento a questi aspetti».

Lei non viene dal basket, ma lo ha scoperto in questi anni. Che cosa le è piaciuto di più?

«La passione sincera. L’atmosfera famigliare che si respira nella Virtus. Alessandro Tonolli, che da giocatore ha fatto la storia a Roma e che è ancora con noi, ne è un grande esempio. La Virtus è una grande famiglia, che oggi racchiude varie generazioni: i nostalgici di chi ha amato il Bancoroma di Wright, il Messaggero di Radja, la Lottomatica di Bodiroga, i giovani che guardano al futuro. Abbiamo seminato tanto anche nel tessuto cittadino. Con la School Cup abbiamo coinvolto quarantamila studenti, siamo stati parte attiva in progetti contro il bullismo e non solo. I problemi non sono mancati, ma toccare con mano il risultato, sportivo e sociale, ripaga di ogni sforzo fatto».

Qual è stata finora la gioia più grande?

«La promozione in B Nazionale conquistata a Pesaro 2 anni fa. La felicità negli occhi delle persone che ci hanno seguito fino a lì, il segnale che la strada era giusta. Una strada che ancora oggi è la stessa».

La partita più emozionante?

«Ce ne sono state tante. Ma la vittoria su Latina quest’anno è quella che conservo nel cuore. Aveva un peso specifico importantissimo ed è stata il segnale che la scelta di cambiare allenatore, coraggiosa, sofferta e rischiosa, era stata giusta. È stata una svolta, ci ha dato una grande energia che spero ci possa portare dove sogniamo di arrivare. Dove merita di arrivare la città di Roma».

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