Roma Femminile

Rivoluzione e trionfo

Femminle, la Roma tri-campione d’Italia. Da un ciclo vincente chiuso male, alla rinascita valsa lo Scudetto. Contro i pronostici ma quasi sempre in vetta, con la forza di adattarsi e arrivare più in alto

(MANCINI)

PUBBLICATO DA Leonardo Frenquelli
04 Maggio 2026 - 07:00

La Roma Femminile è Campione d’Italia per la terza volta nella sua storia. Però questa volta ha un sapore diverso. Se si volesse trovare qualcuno che a inizio stagione avrebbe ipotizzato un esito simile per il campionato, servirebbe una ricerca paziente e accurata senza nemmeno la garanzia di ottenere i risultati sperati. Con la Juventus fresca di titolo e colpi di valore internazionale e l’Inter protagonista di un mercato mirato e intelligente, le candidate coi favori del pronostico erano loro. Comprensibilmente, nessuno pensava alla Roma, forse nemmeno la Roma stessa: dopo la fine del ciclo Spugna col fragoroso crollo di Como in finale di Coppa Italia, l’estate scorsa è stata quella della rivoluzione, dei grandi addii e dei nuovi arrivi, dal tecnico al ds passando per diverse giocatrici chiave. Ne è uscita una squadra nuova, da rodare e che necessitava di tempo per conoscersi e unirsi, approfittando di ogni singola partita a disposizione. In quest’ottica la nuova Serie A Women’s Cup prima dell’inizio del campionato è stata perfettamente sfruttata da Rossettini per prendere le misure: una coppa dal relativo valore agonistico in cui le giallorosse hanno comunque raggiunto la finale (persa con la Juventus), ma soprattutto hanno iniziato a incamerare le indicazioni dell’allenatore. Contestualmente la squadra ha passato i preliminari di Champions, affrontando quindi anche realtà internazionali e iniziando a mettere in mostra un carattere che sarebbe poi diventato fondamentale nel corso dell’annata. A ottobre è cominciato il campionato e mentre la Roma vinceva le prime quattro pur assorbendo le batoste dalle big in Champions, le pretendenti al titolo già perdevano colpi faticando ad avere continuità. A novembre è arrivato quello che sarebbe stato l’unico ko dell’intero campionato, un 2-5 a Firenze figlio di tanti errori individuali, ma anticipato da un bel 3-0 all’Inter e seguito da un 1-0 nel derby valso il temporaneo + 7 in classifica: da quel momento, nonostante le delusioni nelle coppe, le giallorosse hanno comunque mantenuto il primato, rimediando alle mancanze nel percorso. Novembre è stato anche il mese degli infortuni che ha tolto van Diemen fino a maggio e Haavi fino a fine marzo e con la loro qualità che è venuta a mancare, con le forze a sua disposizione Rossettini ha ri-plasmato una squadra arrivata alla sosta natalizia col fiatone, ma più consapevole degli aspetti su cui lavorare. Dopo i successi di misura contro Sassuolo e Genoa, il girone di ritorno è cominciato con un 3-3 rocambolesco a Parma che ha dato il “la” a un alternarsi di vittorie e pareggi, con in mezzo però i successi in casa dell’Inter e la rimonta a Formello contro la Lazio. Ecco, in quel momento, a cinque giornate dalla fine,  forse la Roma ha confermato a sé stessa di avere qualcosa in più, con la Juventus già lontana in classifica e il distacco dalle nerazzurre di cinque punti col favore negli scontri diretti, la squadra ha capito di saper vincere le partite anche senza brillare o senza giocatrici chiave, con una compattezza costruita nei mesi precedenti e la capacità di approfittare delle mancanze di continuità altrui. Da lì è stato quasi tutto in discesa verso il trionfo.

Il mese decisivo

Con il tempo il campo ha regalato delle certezze che prima non c’erano e per queste sono serviti anche i passi falsi e le occasioni sprecate. C’è voluto un po’, per esempio, perché Antoine e Oladipo diventassero la coppia di centrali che sono adesso, capace di sopperire perfettamente alla prolungata assenza di van Diemen. Ad aprile tre vittorie, tutte molto diverse tra loro, ma definitive per chiudere i conti con due gare d’anticipo. Un 4-3 al Como in casa con tanti brividi ma una determinazione impressionante, poi l’1-0 sulla Juventus a Biella fatto di maturità e cinismo e infine, il match point sfruttato battendo 2-0 la Ternana nella festa del Tre Fontane. Perché a un certo punto i pronostici di inizio stagione non contavano più nulla, la Roma si è guadagnata col tempo il rispetto della classifica, dei risultati e poi la gloria che meritano le campionesse.

Non solo Giugliano

Per tanti è stato lo Scudetto più bello, il più inatteso e forse difficile. Di certo è stato lo Scudetto di Rossettini, capace di reinventare sé stesso e la sua squadra seppure in una fase embrionale della sua carriera in panchina, così come è stato inequivocabilmente il campionato di Giugliano, miglior marcatrice ma anche leader in campo nel momento del bisogno, quando era rimasta come una delle poche colonne su cui la Roma si poggiava. Sempre più una colonna anche l’inesauribile Greggi, col nuovo apporto di Rieke e Csiki, oltre che con il talento sempre più in ascesa di Dragoni, riscopertasi determinante soprattutto nei mesi finali del campionato. Da Baldi a Dorsin, passando per Viens, Corelli e Haavi e andrebbero citate tutte, perché è stato il titolo del lavoro corale più che delle individualità, uno di quei trionfi che deve far guardare al futuro a testa alta. Il 24 maggio è in programma la finale di Coppa Italia contro la Juventus, occasione di rendere ulteriormente straordinaria l’annata della rinascita, per poi riprendere a costruire verso l’alto. Intanto un’impresa è stata fatta, partendo da una rivoluzione. W la Roma campione d’Italia.

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