Che cosa è successo? Una domanda che può avere mille risposte, nessuna però in grado di fare sufficiente chiarezza su quello che è accaduto a una Roma capace di dilapidare in poche settimane la credibilità che si era costruita nella prima metà di questa stagione. Che cosa può essere successo in grado di spiegare l'inguardabile e inaccettabile squadra che abbiamo visto negli ultimi centottanta minuti di campionato, capace di rimettere in discussione tutto?

Sia chiaro, non stiamo cercando alibi, per il semplice motivo che non ci sono alibi per una squadra che a Firenze, neppure due mesi fa, e nel derby, neppure due settimane fa, avevano dato l'impressione forte e chiara di essere una squadra, un gruppo, uno spogliatoio in grado comunque di essere dignitoso sempre e comunque. Sassuolo e Bologna ci hanno detto il contrario. Che cosa, dunque, è successo? Cerchiamo semplicemente risposte con l'obiettivo primario di aiutare, nel nostro piccolo, la Roma a uscire da questo delicatissimo momento per tornare a sentirsi in corsa per quel quarto posto che sarebbe ossigeno puro per le casse del club.

Non ci sono infortuni, pure gravi e importanti, che tengano a poter spiegare l'involuzione tattica e fisica che la Roma ha avuto nel breve spazio di un paio di settimane. Zaniolo, per dire, non c'era neppure nel derby, ma quel giorno Ünder ne ridimensionò la nostalgia, dopo, invece, il turco è stato più un problema che una risorsa. Non ci sono neppure cause arbitrali e Var varie a cui potersi appellare per poter spiegare una fragilità difensiva che sembrava essere solo un ricordo delle primissime partite ufficiali di questa stagione.

Non c'è un mercato non fatto a legittimare la volatilizzazione di una squadra che in precedenza era sempre stata tale, anche perché il mercato è stato fatto, tre i nuovi acquisti. Semmai si può discutere sulle scelte di mercato compiute, scelte che sono andate anche oltre le possibilità economiche di una società che sta passando di mano. E, appunto, non possono esserci motivazioni societarie alla base di una Roma che si è fatta prendere a pallonate prima dal Sassuolo e poi dal Bologna squadre che, con tutto il rispetto, non sono Liverpool o Barcellona (magari).

Il passaggio di proprietà ci sarà, ora il tutto si è ritrasferito negli Stati Uniti, la bozza contrattuale è stata già stilata, c'è soltanto da trovare l'accordo sulle clausole da inserire, roba di poche settimane e poi cin cin. Insomma, non ci sono alibi, giustificazioni, scuse, sfortune in grado di spiegare l'inspiegabile. E i primi a rendersene conto devono essere Fonseca e i suoi giocatori. Cominciando proprio dall'allenatore che, per la prima volta, dopo il Bologna, abbiamo visto in difficoltà dialettica e psicologica. Ci avevano parlato di reazione, non c'è stata, sarà il caso che ci sia. Da subito. Da sabato prossimo a Bergamo contro l'Atalanta in una sfida che ha ancora il sapore della Champions. Si dia il cento per cento in campo. Come fanno i tifosi sugli spalti (capito Kolarov?). Si prenda esempio da loro e si combatta. Sarebbe già sufficiente.