Non resta che vincere. Sarà pure banale dirlo, ma purtroppo è così. Conseguenza di quaranta giorni sull'orlo di una crescente crisi di nervi, come testimoniato dalle parole di Di Francesco di ieri e, pure, da sussurri e grida che speriamo restino tali. Ultima vittoria riconosciuta datata sedici dicembre dello scorso anno, uno a zero al Cagliari nei minuti di recupero dopo una prestazione tutt'altro che convincente. Poi la Roma è coma se fosse entrata in un tunnel: eliminazione dalla coppa Italia contro il Toro; consueta sconfitta esterna con la Juve; pareggio con il Sassuolo; ko con l'Atalanta; ripresa dopo la sosta maldiviana con due pari esterni a Milano con l'Inter e a Genova nel recupero con quella Samp che stasera si presenterà all'Olimpico per un ritorno mai così ravvicinato. Insomma, la luce non si riesce ancora a vederla.

Il tutto, poi, aggravato da una situazione ambientale in costante peggioramento; da un bilancio che continua a pretendere plusvalenze e si fa un po' fatica a capire perché; da un mercato tuttora aperto e che finora ha portato soltanto brutte notizie anche se, per ora, l'unico a lasciare Trigoria è stato solo Castan. In sostanza, in quaranta giorni è cambiato tutto. Dalla Roma reduce dalla vittoria nel complicato girone di Champions League e che era a un soffio dalla prima posizione, a una Roma fuori dalla coppa Italia, quinta in campionato, fuori dalla qualificazione alla prossima Champions League, la prospettiva di un ottavo di finale di questa Champions che se non si torna al passato sarà assai più complicato di quello che si è pensato con un sorriso il giorno del sorteggio.

Non ci resta che vincere. E non lo diciamo certo per aggiungere pressione a una squadra che già ci pensa per conto suo a crearsi problemi. Per farlo serve quello che ieri Di Francesco ha chiesto a gran voce, il gol, anzi i gol, roba che nelle ultime settimane è diventata più un ricordo che una realtà, al punto che i giallorossi sono appena l'ottavo attacco del campionato (e si pensa di vendere Dzeko quello che comunque l'ha messa dentro già tredici volte in questa stagione, dieci in campionato e tre in Europa). Conseguenza anche di un'involuzione nel gioco, lento, prevedibile, fin troppo schematizzato, che rappresenta una controtendenza davvero singolare. Si pensava che con il passare delle partite le cose sarebbero andate sempre meglio (e le due sfide con il Chelsea lo avevano testimoniato in maniera incontrovertibile). È successo l'esatto contrario, con una squadra che si è progressivamente immalinconita, raggomitolata su se stessa, incartata, spenta.

Ora basta. Serve una svolta, non più per puntare a un sogno, ma perlomeno per salvare il salvabile. Contro la Sampdoria non sarà tanto importante giocare bene (anche se la cosa aiuterebbe non poco), ma portare a casa una vittoria che manca da troppo tempo, per ridare entusiasmo a una tifoseria che, ancora una volta, sta cercando introvabili risposte al fatto che, pure quest'anno, vinceremo il prossimo. Stasera la sfida con la Sampdoria può costituire la rampa di lancio per un mini rilancio che poi dovrà essere supportato da altre vittorie, altri gol, altri sorrisi. L'esempio lo ha dato Eusebio Di Francesco che, in questo periodo, nonostante risultati che certo non lo soddisfano, è quello che sta uscendo meglio dalla situazione in cui la Roma è riuscita a mettersi. Ha chiesto gol e coraggio. Lo ha fatto mettendoci la faccia, come peraltro ha sempre fatto da quando è tornato a vestire i colori giallorossi. Ecco, i giocatori seguano il suo esempio. Ci mettano la faccia. Solo così troveranno quel coraggio che stasera sarà fondamentale per andare oltre l'ostacolo e provare a ripartire in una stagione che loro, proprio loro, ci avevano fatto credere potesse essere diversa. Forza Roma.