Quando a Di Francesco ieri, durante la consueta conferenza stampa di vigilia, è stata fatta la domanda sulla sua presunta passività di fronte all'esigenza della società di vendere un top player, il microfono che gli stava davanti era dritto e perfettamente puntato davanti alla sua bocca. Alla domanda successiva, lo stelo del microfono si presentava decisamente storpiato dopo essere stato più volte stretto nella mano dell'allenatore della Roma (tra la fine della domanda e la formulazione della risposta) ad assumere forme diverse fino a quella definitiva, a "esse". Forse è ancora così o forse qualcuno alla fine lo avrà raddrizzato. Magari uno psicologo sarebbe in grado di interpretare il gesto di Eusebio fino a dare un quadro vicino a descrivere quel che ha realmente pensato l'allenatore mentre rispondeva che lui è uno che gli attributi li ha e che però di fronte alle esigenze rappresentate dalla società non avrebbe potuto far altro che andar via oppure continuare, cercando di superare le difficoltà (mentali prima che tecniche) che la faccenda gli avrebbe inevitabilmente recato.

Ma basta comunque essere stati testimoni (e aver sentito le parole, ascoltato il tono, osservato lo sguardo, notato quel sorriso nervoso accennato), e senza essere psicologi, per capire che Di Francesco è decisamente contrariato, per non dire di peggio, per la piega che ha preso la stagione nelle ultime settimane, tra l'atteggiamento dei calciatori (che lui non attaccherà mai pubblicamente, ma che in qualche caso lo hanno fortemente deluso) e quello della società rispetto alla disponibilità concessa alle offerte del Chelsea sul più forte attaccante della Roma, ormai in bilico da una decina di giorni.

Così è forte la voglia, in un momento tanto delicato, di schierarsi netti proprio al fianco dell'allenatore, l'unico che sembra concentrato solo sull'obiettivo di rendere questa squadra più forte di quando l'ha presa. La società sembra orientata soprattutto a garantire il riequilibrio dei conti prima che sia necessario (tutti, almeno, assicurano da Trigoria che la plusvalenza su Dzeko non è indispensabile oggi), dimenticando che nessun club italiano di prima grandezza prenderebbe mai in considerazione l'ipotesi di cedere a gennaio il suo giocatore migliore. La squadra ha mostrato invece paurosi limiti di personalità nelle sfide decisive più recenti e ha accolto la settimana di vacanza come avrebbe fatto una scolaresca quando suona l'ultima ora: tutti al mare e chissenefrega del resto. Questo almeno è sembrato sottintendere l'allenatore a precisa domanda ieri. C'è un solo modo adesso per lasciarsi alle spalle il momento negativo: vincere, a ripetizione. Per farlo, anche qui l'allenatore conosce un solo modo: attaccando. Speriamo lo seguano.