Alla fine della partita con il Sassuolo, il direttore generale Mauro Baldissoni e il direttore sportivo Monchi hanno partorito una decisione al termine di un lungo confronto, necessario dopo il terzo, deludente risultato consecutivo maturato dalla squadra: d'ora in poi, via gli alibi per tutti, nessun aumento o rinnovo di contratto a cifre fuori mercato, basta con le pretese o le richieste, da adesso prima si da (leggi: risultati) poi si riceve. Quel che avevano visto col Sassuolo non poteva più essere accettato. Ancora una volta, davanti agli occhi soprattutto del dg che ha vissuto da tifoso tutte le stagioni della Roma e da dirigente le ultime sei, la squadra era sembrata sfaldarsi proprio al momento meno opportuno, quello in cui si deve svelare di che pasta si è fatti. Se analizzi le partite - è stata la sensazione condivisa - ti rendi conto che avresti dovuto passare il turno in coppa Italia, che potevi pareggiare con la Juventus e battere serenamente il Sassuolo. E il Capodanno sarebbe stato diverso, anche se forse Nainggolan poi lo avrebbe rovinato ad entrambi. Ma con due sconfitte e un pareggio la Roma si stava nuovamente condannando ad una stagione interlocutoria, senza successi. Le tre squadre erano state nettamente superiori? No. Peggio ancora. Quel che manca è quella percentuale indefinibile in più di impegno, quella voglia di non tralasciare nulla, di vincere ogni singolo contrasto di indovinare ogni singola giocata: questo - hanno pensato Monchi e Baldissoni - non è più tollerabile. Da lì il giro di vite. Monchi è partito per un paio di giorni di vacanza con l'impegno, assunto davanti al dg, che avrebbe usato il muso duro con la squadra al suo rientro.

Poi il caso Nainggolan ha dato un'ulteriore conferma che qualche giocatore non ha ancora ben chiaro il ruolo che riveste indossando la maglia giallorossa e Di Francesco non ha voluto perdere la possibilità di far capire che a Trigoria la musica è cambiata. Sposando perfettamente la "nuova" linea societaria ha sancito un'ulteriore sanzione (oltre a quella pesantissima pecuniaria) al giocatore come per dare un esempio a tutti gli altri. Si è assunto una pesante responsabilità, come fece Luis Enrique fermando Osvaldo prima della trasferta di Firenze per lo schiaffo di Udine a Lamela, e De Rossi estromettendolo dalla formazione anti-Atalanta (corsi e ricorsi) a Bergamo. Sul campo gli andò male e quelle decisioni gli furono pesantemente contestate dalla tifoseria (e non furono condivise da tutti pure in società...). La speranza è che invece oggi il risultato del campo dia forza al nobile progetto che Di Francesco sta portando avanti. Perché la Roma è più importante di tutto il resto. Ma a volte ci vuole uno (o due, o tre...) che lo faccia capire agli altri, a tutti quelli che tendono a scordarselo.