Anno nuovo, reti nuove. Quelle di Dzeko sono mancate terribilmente alla Roma nell'ultimo mese, che ha sofferto oltremodo la scarsa vena realizzativa dicembrina dei suoi attaccanti. Cinque gol in cinque partite - sei, considerando anche la gara di Coppa Italia - testimoniano il momento di sterilità dell'intero reparto. In realtà Edin un gol lo avrebbe segnato nell'ultima gara contro il Sassuolo, anche molto bello (un sinistro scagliato da posizione defilata sotto la traversa), se quella spalla in fuorigioco non avesse indotto assistente e Var ad annullarlo. Fatto sta che la sua ultima realizzazione resta quella contro la Spal, datata primo dicembre, partita nella quale fu grande protagonista, provocando anche l'espulsione di Felipe che consentì alla Roma di giocare praticamente l'intero match in superiorità numerica. Da allora, il gigante bosniaco è apparso in palese calo rispetto ai primi tre mesi stagionali, in cui era stato protagonista indiscusso. In concomitanza con la china verso il basso di tutta la squadra, certo. Ma anche del ritorno in campo di Schick. Quella della simultanea presenza del ceco e di Dzeko è soltanto una coincidenza temporale sfortunata, sia chiaro. I due possono e devono ancora integrarsi e trovare l'intesa migliore. Ma per motivi opposti non hanno potuto farlo finora: il bosniaco ha giocato tutte le partite (25) fin qui disputate dalla Roma, coppe comprese, pur subentrando a giochi in corso in alcune delle più recenti. Ma sostanzialmente è arrivato al periodo pre-sosta con il respiro corto. Patrik al contrario è rimasto ai box nella prima parte di stagione, per i noti guai fisici che lo hanno tormentato. Ed è rientrato proprio nel momento in cui la squadra stava perdendo smalto, non riuscendo quindi ad agevolare il suo inserimento.

L'obiettivo è quello di far incontrare i rispettivi stati di forma dopo le due settimane di stop del campionato, che serviranno da un lato a rifiatare e dall'altro a riacquistare la condizione più adeguata. Per ora, fra i due giganti venuti dall'Est ne giocherà soltanto uno, come ha specificato Di Francesco durante la conferenza della vigilia. Con l'Atalanta sarà il turno di Dzeko, che ritroverà ai suoi fianchi El Shaarawy e Perotti, riformando il tridente "quasi titolare" (era l'epoca delle continue rotazioni difranceschiane) della Roma che a inizio stagione volava. E le occasioni da gol non solo le produceva - come anche adesso d'altra parte - ma le concretizzava anche. Adesso il ricordo sembra quasi sfumato, ma nella prima parte di stagione Edin è stato decisivo come sempre, andando a segno in undici occasioni, otto soltanto in campionato. In particolare la partenza è stata all'insegna dello sprint, con sei gol (e un assist vincente) realizzati nelle prime sei gare disputate. Tanto che i numeri portavano a ritenere che il bosniaco potesse addirittura superare quelli dell'anno precedente, nel quale ha conquistato ben due classifiche dei cannonieri - Europa League e Serie A - battendo ogni record di marcature complessive nella storia del calcio italiano.

Fra le tante reti dell'anno scorso, peraltro, Dzeko ne firmò una proprio contro l'Atalanta in casa. Era il 15 aprile, vigilia di Pasqua e  trentaduesima giornata di campionato. La gara terminò 1-1, confermando il tabù degli ultimi anni che vuole i bergamaschi imbattuti all'Olimpico da tre stagioni. L'ultima vittoria romanista contro i nerazzurri davanti al proprio pubblico fu in un'altra sfida giocata ad aprile, ma del 2014: finì 3-1, con gol di Taddei, Ljajic e Gervinho e Garcia in panchina. La sola costante è Guida, arbitro quella volta come oggi. A rileggere i nomi, sembra passata una vita. Come sembra tanto che la Roma segna poco. È il momento di invertire il concetto. Con i fatti. Che passano necessariamente dai gol di un grande centravanti di nome Edin.