La disastrosa eliminazione dalla Coppa Italia , l'ultimo mese di campionato fatto di risultati stentati quando non deludenti, il centrocampo con gli uomini contati e il Capodanno alcolico di Nainggolan. La Roma sta vivendo il momento peggiore nel periodo dell'anno e del campionato più delicato. Per questo, la squadra che scende in campo oggi contro l'Atalanta è chiamata a scalare una montagna. Con una doppia convinzione: la prima è che tutto quello che di buono è stato fatto sinora non bisogna dimenticarlo né gettarlo alle ortiche. La seconda è che non sono più ammessi passi falsi o distrazioni e che, visto il passo che Napoli e Juventus stanno imprimendo al campionato, occorre sperare solo nell'errore dei rivali per tornare a essere padroni del proprio destino.

Le feste passate dalla Roma, e dai suoi tifosi, non sono state delle migliori. L'auspicio è che l'Epifania, insieme alle luci del Natale ai botti del nuovo anno, porti via anche buona parte di quella negatività che sembra aver messo radici a Trigoria. I numeri, infatti, dicono che il problema, l'unico vero problema della Roma di Di Francesco è l'attacco. E il mister è il primo a saperlo. Come hanno dimostrato le statistiche con le quali ieri si è presentato in conferenza stampa: a fronte del settimo attacco del campionato, la Roma vanta la migliore difesa del torneo, è prima nella speciale classifica del possesso palla, terza – dopo Napoli e Milan – per il tempo in possesso nella metà campo avversaria, prima per duelli aerei vinti e per i dribbling effettuati e seconda, dietro proprio all'Atalanta, per quelli vinti. La Roma, inoltre, è la seconda squadra della Serie A per la percentuale di passaggi negli ultimi trenta metri. Numeri da top club, come è la Roma, a patto che torni a segnare con quella regolarità che ne ha sempre contraddistinto il cammino negli ultimi campionati.

Perché poi ci sono anche altri numeri. Quelli del rimpianto. Tra questi, quelli relativi ai tiri in porta complessivi (336 contro i 337 del Napoli) e, soprattutto, quelli relativi al rapporto tra tiri e gol, che è invece di 11:6. In questo senso la formazione giallorossa è dodicesima in A, dietro persino a Spal e Verona. Un ruolino di marcia al quale mancano ancora i numeri della partita con la Sampdoria, partita che la Roma recupererà il 24 gennaio. «Chi non ha la mentalità vincente non può stare qui», ha urlato in settimana Monchi. C'è un dato che sembrerebbe dare ragione al direttore sportivo spagnolo, ossia che la Roma è rimasta l'unica squadra di questa Serie A a non aver ancora recuperato punti da situazione di svantaggio. Dall'altra parte l'Atalanta, l'avversario di oggi, è quella che ha perso più punti quando si è trovata sopra nel punteggio. I nerazzurri sono l'avversario peggiore da affrontare in un momento come questo. Non fosse altro per la tradizione negativa degli ultimi anni con i bergamaschi. Dopo aver vinto otto partite interne di fila contro l'Atalanta in Serie A, la Roma ha ottenuto due pareggi e una sconfitta nelle ultime tre. In più, la Roma ha vinto solo una delle ultime sei partite di Serie A giocate contro l'Atalanta (tre sconfitte e due pareggi), la sfida di andata di questo campionato: 1-0 esterno per i giallorossi che, dopo cinque successi consecutivi in Serie A, hanno vinto solo due delle ultime sei gare nel massimo campionato (tre pareggi e una sconfitta gli altri risultati). I bergamaschi, dopo sette trasferte di campionato senza successi, hanno vinto le due partite esterne più recenti. All'Atalanta sono però legati due bei momenti della storia recente della Roma: con i bergamaschi Nils Liedholm ha centrato l'ultima vittoria in panchina con la Roma. Era il 1997 e la Roma del Barone e di Sella passeggiò sul campo dei lombardi, 0-4 il finale. In quella partita, un giovanissimo Totti realizzò il primo gol su punizione della sua carriera.