Lasciatelo in pace. A lui, Nicolò Zaniolo, e pure alla signora Francesca Costa, la mamma. Tutti lo (li) cercano, tutti lo (li) vogliono, in un crescendo di voyeurismo che ci piace poco e puzza pure un po' di bruciato. Ci rendiamo conto che, nel momento in cui siamo qui a scrivere del numero ventidue giallorosso, possa sembrare un controsenso la richiesta di spegnere i riflettori, di spostare l'obiettivo da qualche altra parte piuttosto che nei confronti di questo ragazzo che in due mesi è stato capace di cambiare il suo mondo e quello, pure, della Roma.

Ma il nostro intento è quello di una protezione nei confronti di questo talento che ora veste la maglia della nostra Roma, di questo ragazzo che è stato capace di riaccendere la fantasia della gente romanista, di questo prospetto di campione che ora avrebbe bisogno soprattutto di serenità per poter affrontare nel miglior modo possibile anche i momenti difficili che in qualche maniera arriveranno. Ecco, forse il punto è proprio questo. Cioè che Zaniolo è della Roma. Ne hanno parlato tutti, al punto che c'è sembrato strano che le sue prodezze non siano state l'apertura di qualche telegiornale nazionale.

Sembra quasi che al sempre da sempre potente del calcio delle grandi del nord, dispiaccia che sia della Roma. Cioè a Juventus (che già ha un piano - dicono - per prenderlo), Inter e Milan. Le ultime due che non possono stare fuori dalla Champions League, ce lo ha ricordato in tempi recenti il presidente della Lega Micicchè, che forse si deve essere dimenticato che dovrebbe essere il presidente di tutti ma, del resto, in questo paese senza memoria e spesso pure senza dignità, queste cose non le sottolinea nessuno.

Ma tornando a Zaniolo, c'è da dire che pure ieri non meno di un centinaio di personaggi più o meno noti, a cominciare dagli allenatori, ci hanno parlato di lui. In questo senso, almeno a noi, hanno dato un po' fastidio le parole scritte da Arrigo Sacchi sul Foglio. Parole che siamo sicuri non avrebbe mai scritto se il ragazzo fosse stato di Juventus, Inter, o figurarsi del suo Milan. Parole che sono offensive nei confronti di Roma e dei romani: «Lo possiamo solo rovinare. Abbiamo una grande capacità a creare un mito e poi ad abbatterlo. Lo conosco da tempo e sono preoccupato.

È bravo, ha generosità, entusiasmo, passione. Deve mantenere questi valori in una squadra difficile, in un ambiente difficile, in una città che ti fagocita». Sarà stato un grandissimo allenatore, ma su Roma e i romani capisce poco Arrigo. In caso contrario, oggi ci aspettiamo una sua presa di posizione dopo che ieri, a Milano, la macchina della moglie di Icardi è stata presa a sassate. Dubitiamo, però. Maurito gioca nell'Inter.