Alzi la mano chi dopo il tre a zero di El Shaarawy quasi al tramonto del primo tempo, ha pensato, beh ‘sta partita la vinciamo. Non vediamo mani alzate. Conseguenza di quel quasi. Perché è in quei cinque minuti che mancavano al fischio dell'intervallo, che ci sta un abbozzo di risposta per questa Roma giovane e antica. Sarebbe stato sufficiente andare al riposo con il risultato fissato dalla doppietta di Dzeko e il gol del Faraone, per poter vedere qualche mano alzata, compresa quella di chi scrive. Invece è arrivata quella capocciata di tal Castagne (ci aveva purgato pure all'Olimpico, roba da non crederci), Karsdorp a guardare come Santon con Mandzukic, Olsen a smanacciare in porta con le sue enormi manone. È cambiato tutto. E il problema è che lo sapevamo io, noi, voi, tutti. Roma sparita, evaporata, sciolta, inesistente nel corso di tutta la ripresa che per i tifosi giallorossi è stato un viaggio oltre i confini della realtà.

Insomma la solita Roma, quella che ha il record mondiale di rimonte subite, due o tre gol quasi non fa differenza, un male antico che nessuno è riuscito a capire, spiegare, curare, ridimensionare. Frutto di tante squadre diverse, ma che purtroppo hanno avuto sempre la coerenza di essere uguali alla precedente, convincenti quando le cose vanno bene, impaurite e con poca personalità nel momento in cui il gioco si fa duro. Una Roma recidiva, quindi ancora più colpevole, quest'anno già in tre occasioni si era fatta rimontare due reti, ma si vede che non era soddisfatta e allora a Bergamo ha pensato di migliorarsi (peggiorarsi) e alla fine, pensate un po', abbiamo pure tirato un sospiro di sollievo per non averla persa.
Bergamo non è stata che l'ennesima, infruttuosa, seduta psicanalitica di una squadra che quest'anno, tra peccati di gioventù, una condizione fisica che è tutta un quiz, infortuni muscolari, una serie di capocce che sarebbe interessante capire, non è mai riuscita a farci dire la nottata è passata. Aggrappiamoci allora alla convincente Roma vista nel primo tempo e alla realtà di un quarto posto che è sempre lì, volendo pure il terzo che sarebbe stato a un passo se avessimo vinto a Bergamo. Ma non sarebbe stata la Roma.