Per questa cosa no. Visto che pare una necessità e un esercizio intellettuale farlo, la Roma criticatela per altre cose (qualcosetta se trova) ma per la vicenda che ha portato un giocatore di 21 anni di una squadra francese mezz'anonima alla squadra della Catalogna che è stata eliminata dalla Roma in Coppa Campioni, no. Non se pò. Cioè fate come ve pare, ovviamente, ma no: un amico se viene tradito può essere stato al limite ingenuo, ma non può avere la colpa del tradimento. Pensa la Roma che è un po' tutto, madre, moje, amante, amica sempre. E qui c'erano parole, strette di mano, telefonate, sorrisi, foto, tweet, post, storie, baci, abbracci, tempo passato insieme, tempo lavorato, telefonate, appuntamenti, fax, aerei prenotati, aerei partiti, visite mediche fissate, ringraziamenti a Dio, ragazzini a Ciampino.

Di fronte a chi si rimangia la parola e cancella accordi, di fronte alla facile prepotenza di chi ha potere e soldi ma nessuna eleganza e nessuno stile (basta con la palla di questo "mes que un club", che è vero solo nel senso che di sportivo questa società non ha niente) non si può non stare con la Roma.
Con la Roma ci si sta sempre, come essenza, come modo d'essere, come bandiera, come tutto, con la società si può – forse anche si deve – discutere, criticare, ma stavolta ce l'hanno fatta un po' zozza, un po' troppo zozza, coi francesi che s'incazzano sempre se vinciamo e con gli agenti brasiliani che svolazzano tra Francia e Spagna basta che (per loro) se magna. Non è solo una questione di orgoglio, ma di orgoglio romanista: se tu rifiuti così la Roma, la Roma rifiuta te, ma non oggi, quando ancora c'è l'eco dell'ultimo tentativo fatto per cercare di "comprarti" (anche senza virgolette): sempre. Ciao. Stop. Stai bene così. Forse benissimo. Ma sai cosa ti dico ciao, anzi manco te lo dico, visto che giustamente a Nainggolan, al quale ho voluto bene "col cazzo che auguro in bocca al lupo" (cit.) pensa a te che non me sei stato niente che te posso dì. Non te dico niente.

Sta famosa X su Malcom va semplicemente messa per dire avanti un altro. Questa trattativa dimostra due cose: che la Roma non è ancora al livello di Real Madrid, Barcellona, Paris Saint Germain, delle cinque top inglesi, del Bayern e di quella che si è comprata Cristiano Ronaldo, perché, soprattutto, non può e non vuole permettersi certi ingaggi: ha un equilibrio economico, finanziario e di "spogliatoio" da mantenere. Anche la vicenda Alisson ha dimostrato che la Roma non può ancora competere con la primissima fascia del calcio europeo. Ancora. Ma insieme questa trattativa dimostra che la Roma sta lavorando per arrivare a quel livello, che la Roma grazie alle sue competenze tecniche e professionali e alle sue capacità artigianali aveva praticamente preso (e il praticamente è letterale) un giocatore che per il Barcellona è diventato a un certo punto un'urgenza, una necessità, una priorità, un giocatore che l'Inter non è andato nemmeno vicina al prenderlo. È un po' come Kluivert che si dà per scontato sia alla Roma ma che prima ancora che Monchi immaginasse di prenderlo nessuno di noi avrebbe immaginato di poterlo prendere: lo volevano le big, Monchi le ha bruciate tutte, così come aveva di fatto bruciato quasi tutti per Malcom, solo che lì ha incontrato un padre – Patrick Kluivert – che ha pensato al figlio, qui semplicemente un agente. Di cambio.

Questa non l'abbiamo vinta col Barcellona, ma – soprattutto nella notte – è diventata a un certo punto una sfida al Barcellona: la Roma sta cominciando a "baccajare" con le grandissime d'Europa. Non c'è stato un altro 10 aprile sul mercato, o dietro le scrivanie, ma c'è stato un 10 aprile sul campo: e tutto quello che è successo quella notte, tutte quelle quasi botte che ci siamo dati per smettere di piangere o per capire se era tutto vero, tutta quella Sud, quel Manolas, quelle mani sui capelli, quei fuorigioco non fischiati a Piqué, Messi, Suarez, Lineker, Beguiristain, Bakero nella stessa azione, tutto Testaccio dopo, San Lorenzo prima, i clacson fino a mattina, l'emozione che non riuscivi a scartavetrarti da dosso, tutti quei giorni inebetiti e magici d'aprile, il signor Malcom, il Bordeaux, il Barcellona messi tutti insieme manco sanno ‘do stanno de casa: quelli non riuscirete mai a comprarli. Nemmeno coi soldi del settore ospiti del Nou Camp.