Trapattoni direbbe: «Non dire gatto se non ce l'hai nel sacco». Il calciomercato, nel corso degli anni, ci ha insegnato che anche le trattative più avanzate possono sfumare in qualsiasi momento. A volte nemmeno accordi firmati e comunicati riescono a far stare tranquilli i tifosi. Per l'intromissione di altre squadre, ma anche perché il giocatore in questione cambia idea e decide di restare dov'è: Malcom è solo l'ultimo in ordine cronologico di una lunga serie.

La Juve di mezzo

Prendiamo ad esempio il caso di Zibì Boniek: Dino Viola voleva portarlo a Roma già nel 1982, lui era rimasto ammaliato dalla Capitale durante una visita con la moglie a febbraio, ma dopo il terzo posto al Mondiale di Spagna a spuntarla fu la Juventus. Il polacco vestirà comunque la maglia giallorossa tre anni più tardi, con Sven-Goran Eriksson in panchina. Un episodio simile a quello che si verifica nel 1990, quando i bianconeri riescono a battere sul tempo la Roma per Thomas Hässler, reduce dalla vittoria nella Coppa del Mondo italiana: il tedesco, dopo una stagione non esaltante, si accasa alla Roma, dove rimarrà per tre anni.

C'è invece la longa manus di Luciano Moggi nel 1994: la Roma ha di fatto chiuso per Paulo Sousa e Ciro Ferrara. Sensi, che ha da poco rilevato anche le quote di Mezzaroma diventando l'unico proprietario della Società, dà mandato al dirigente di chiudere con lo Sporting Lisbona per il centrocampista. Che invece finisce alla Juventus. Il presidente si sfoga al Corriere della Sera: «L'ho incaricato di andare in Portogallo per firmare l'accordo, invece ho saputo che la Juve a sorpresa era arrivata prima. A questo punto non so più che pensare: o chi si deve occupare di certe questioni non conta nulla, oppure la Juve si è dimostrata più abile di noi. Allusioni non ne voglio fare perché sarebbe ingeneroso e ingiusto, però…». Però quella stessa estate Moggi approda in bianconero insieme a Giraudo, Lippi, Paulo Sousa e Ferrara, che da mesi aveva già un pre-accordo con i giallorossi.

Venti anni dopo, è la Roma a battere sul filo di lana la Vecchia Signora per Juan Manuel Iturbe: il giovane paraguayano viene dato in volo per Torino, ma alla fine sbarca a Roma. Sabatini è riuscito a beffare sul tempo Marotta e Paratici, strappando un accordo con il calciatore e con il Verona. La cosa non va giù ad Antonio Conte, che la sera stessa decide di dimettersi (non solo per questo) da allenatore della Juve. Pochi giorni dopo l'allora ds giallorosso soffia Astori alla Lazio con un blitz nel ritiro cagliaritano di Auronzo di Cadore, lasciando Tare con un pugno di mosche.

Vanenburg e gli altri

Non mancano, oltre agli scippi, i dietrofront dell'ultima ora. Come quello dell'olandese Gerry Vanenburg, che nell'estate del 1989 firma un contratto (regolarmente registrato in FIGC) con la Roma. Ma quando il PSV Eindhoven si offre di ricoprirlo d'oro, il centrocampista decide di rimanere in patria e se la cava con una multa irrisoria comminatagli dalla Fifa. Cambia idea anche Della Valle, il 22 luglio 2008, quando Prandelli minaccia le dimissioni in caso di cessione di Adrian Mutu alla Roma: i viola, che avevano accettato l'offerta giallorossa di 19 milioni di euro, fanno marcia indietro e trattengono l'attaccante romeno.
A proposito di Fiorentina, impossibile dimenticare il caso Berbatov: atteso in Toscana per visite e firma, il bulgaro non si presenta. Anche stavolta c'è lo zampino della Juve, che si è inserita nella trattativa con il Manchester United. Alla fine, però, a spuntarla è il Fulham: tra i due litiganti, il terzo gode.