Era evidente dal primo tempo della partita all'Olimpico con l'Atalanta che alla Roma le cose non funzionavano come si pensava (forse già da tutte le amichevoli estive, quella però effettivamente sarebbe potuta essere un'analisi affrettata), ma se poi il cambio è arrivato solo dopo l'eliminazione da tutto (con l'ignominia di Firenze che reclamava gesti eclatantissimi) vuol dire che si è aspettato troppo.

Ieri tra Siviglia e Boston si sono scoperti un po' gli altarini, ma un po' come l'acqua calda. È stato Monchi a tenere fino alla fine una linea scelta in autonomia da lui, è stato Pallotta a spezzarla visto che era arrivata a un binario morto. Di fatto però parliamo di due ritardi, uno cronico (quello di Monchi), l'altro magari più rispettoso (della delega data al suo ds) ma comunque un ritardo nel momento in cui proprio Pallotta poi esonera sia l'uno, sia l'altro. Perché sì, se Pallotta avesse aspettato fino alla fine senza far nulla, paradossalmente avrebbe avuto solo ragione nel non avere alcuna responsabilità, ma quando poi lo manda via dimostra quello che era già autoevidente: avrebbe potuto farlo ai tempi in cui già diceva a chiunque via sms di essere «disgustato».

Alle chiare parole di Pallotta sarebbe stato opportuno aggiungere come chiosa qualcosa tipo: «ma visto che sono io il presidente, e infatti alla fine l'ho cacciato pur avendogli dato tutte le deleghe per la sfera sportiva, se non l'ho fatto prima la colpa me la prendo io, perché io sono il presidente».

Questione - forse - più di eleganza e forma che di contenuto, sia chiaro, e certo se parliamo di forma, ed eleganza, facciamoci il segno della croce sulla tempistica del passaggio del signor Monchi a Siviglia... Lasciamo perde. Lasciamo perdere perché ormai è inutile, è pettegolezzo, schermaglietta, noia, e perché in mezzo alle decisioni non prese, o prese male, o prese in ritardo, verso destra o verso sinistra in questa diatriba da "c'eravamo tanto (ma manco troppo) amati" in mezzo c'è rimasta la Roma e i suoi tifosi.

Pensiamo al futuro. Stiamo sempre come quella pupa nel settore ospiti a Ferrara ad aspettare segni, segnali, qualsiasi cosa a cui appendere la nostra fede. Pallotta non ha detto nulla in merito ma c'è un passaggio in cui racconta di come a Monchi aveva chiesto di prendere allenatori di primo livello. Ok, su questo siamo d'accordissimo presidente; il piano A è ito, il piano B non c'è mai stato, passiamo direttamente al piano C e attuiamo le intenzioni iniziali: prendiamo un allenatore numero 1. La domanda è: vuole ancora tutti numeri 1? Pure Monchi sulla carta lo era. Il punto è proprio questo: l'allenatore della Roma, chi, quando e perché lo sceglierà? Is there anybody out there?