Tutti sul mercato. Con la Roma, peraltro, non è poi questa novità. Sarà banale, ma è così. Anche se non vuol dire che la rosa della Roma sarà tutta cambiata, ma che nella prossima sessione estiva di mercato (che gli addetti ai lavori sanno bene come sia cominciata da un pezzo) la società giallorossa non metterà giù il telefono a nessun club intenzionato a chiedere un suo giocatore, cosa peraltro che più o meno ha quasi sempre fatto. Partendo dalla constatazione di un gruppo che in questa stagione non è mai stato tale. Ma, soprattutto dal presupposto che, se non si centrerà la qualificazione alla Champions per il sesto anno consecutivo, un obiettivo prioritario sarà quello di ridimensionare un monte ingaggi che, nell'ultimo bilancio, alla voce stipendi per staff tecnico e calciatori sommava circa 170 milioni (a fronte di un fatturato complessivo di 255).

I cedibili

Sembrerà strano, ma il primo della lista ha il nome di Edin Dzeko. Non solo perché il suo stipendio (scadenza 2020) è il più pesante di tutto il cucuzzaro, ma pure perché la società è sempre più irritata dagli atteggiamenti del centravanti bosniaco. Ultimo episodio a Ferrara. Fischio di fine primo tempo, Dzeko rientra negli spogliatoi con un diavolo per capello, litiga con un addetto della Spal, si becca un'ammonizione ma, soprattutto, nel chiuso dello spogliatoio, ha un'animata discussione con El Shaarawy che porta alla sostituzione del Faraone (e non si capisce perché francamente). Con il bosniaco, oltre al risparmio dello stipendio, si potrebbe pure ipotizzare una plusvalenza considerando che il suo costo (15 milioni) è stato praticamente ammortizzato. Non si può dire la stessa cosa con Pastore e Nzonzi, i principali buchi neri del mercato monchiano. Entrambi costati all'incirca 25 milioni e con uno stipendio (sei e mezzo lordi l'anno per tre stagioni per il francese, nove lordi per quattro anni per l'argentino) che li taglia fuori dalla stragrande maggioranza dei club eventualmente interessati al loro acquisto. La Roma si augura di scoprire eventuali estimatori soprattutto per il mercato inglese (Nzonzi) e per il calcio cinese (l'argentino). Ma l'impresa di cederli senza rimetterci al momento è un'ipotesi molto complessa.

Stesso discorso si può per fare per Olsen, pagato circa nove milioni (commissioni per 2,4 milioni) e certo non si può dire che il suo valore sia cresciuto in questa sua prima stagione. C'è poi il caso Karsdorp, due anni fa costato sedici milioni più bonus, una stagione in infermeria e poi in questa un ritorno in campo tra illusioni (poche) e delusioni (tante). Per non fare minusvalenze bisognerebbe venderlo intorno ai dodici milioni, se non arriva qualche club inglese, la vediamo difficile. Ci sono poi quei giocatori, Juan Jesus, Perotti, Fazio, la cui cessione non presenterebbe problemi di minusvalenze, ma che hanno uno stipendio che li taglia fuori da molti possibili acquirenti. E poi c'è la questione Kluivert, costato sedici milioni più bonus (e quattro di commissioni a quel fenomeno di Raiola). Ha appena venti anni, può rappresentare un obiettivo di mercato per diversi club, ma a certe cifre sarà comunque complesso non rimetterci. Infine ci sarebbero pure Coric e Bianda, ma per ragioni non difficili da comprendere, pensiamo sia meglio stendere un velo pietoso.

I plusvalenti

Cioè quei giocatori che potrebbero garantire quelle plusvalenze che pare siano ossigeno puro per qualsiasi società. Non è che siano molti: Manolas (clausola a 36 milioni), Lorenzo Pellegrini (clausola una trentina), Ünder e, udite udite, Marcano ma solo perché è arrivato a parametro zero. Il greco sembra quello destinato a salutare anche perché nel mercato dei difensori centrali in questo momento non è che ci sia tantissima scelta. Su Lorenzo Pellegrini c'è invece da dire che non c'è nessuna intenzione di cederlo e che il ragazzo è intenzionato a rimanere (non il suo procuratore).