Il problema c'è. Ed è pure grosso. Al di là di qualsiasi contusione più o meno di facciata. La (seconda) rottura tra Paulo Fonseca ed Edin Dzeko è stata durissima. Al punto da poter pensare che sia irreversibile. Soprattutto, per quello che sappiamo, da parte dell'allenatore che viene descritto come rigidissimo su una situazione che ritiene irrecuperabile. In una vicenda come questa, con la società che tutto ha fatto meno che sfiduciare il portoghese, l'unica soluzione sarebbe la cessione del centravanti. Sì, ma a chi? Perché a poco più di una settimana dalla chiusura di questa finestra invernale di mercato, trovare un club disposto a mettere a bilancio i venti milioni lordi di stipendio da qui al giugno del duemilaventidue del bosniaco, è un'impresa oltre i confini della realtà. Considerando l'età (35), ma soprattutto il fatto che il mondo è ancora dentro una maledetta pandemia. Con la conseguenza che i costi di tutto, compreso il calcio, hanno subito un calo di non meno del trenta per cento.
L'operazione cessione, comunque, è cominciata. Il nuovo procuratore del bosniaco, il navigato Alessandro Lucci, ha già avviato i contatti con quei (pochi) club che, in teoria, possono permettersi i numeri di Dzeko. Lasciando da parte qualsiasi ipotesi di dare un prezzo, se non minimo giusto per coprire i circa due milioni che ancora pesano a bilancio per il bosniaco, al cartellino del centravanti. C'è stato già un confronto con Tiago Pinto per provare a trovare una soluzione. Così come con il Barcellona a cui è stato proposto il giocatore. Ma la risposta è stata non se ne parla, anche se non abbiamo un centravanti di ruolo. E tra poco ci saranno le elezioni per il nuovo presidente. Fino a quel momento, considerando pure i conti dei catalani che tutto sono meno che brillanti, non saranno fatte operazioni di mercato. Un secondo contatto c'è stato con l'Inter. Sapendo di poter contare sul pieno appoggio di Antonio Conte da sempre grande estimatore di Dzeko. Si è tentato di abbozzare uno scambio con Eriksen, cosa a cui la Roma non direbbe no a prescindere, ma la risposta arrivata dalla Cina ha gelato la trattativa: «Non si fa nessuna operazione di mercato». Ci potrebbe essere l'opzione Juventus (che aveva acquistato il giocatore l'estate scorsa per sedici milioni), ma a Torino è arrivato Morata e, soprattutto, il club bianconero sta cercando un quarto attaccante con un ingaggio non superiore ai due milioni di euro, se non altro per non andare a ingrossare ulterioremente il monte stipendi degli attaccanti che già dice quarantacinque milioni netti (Ronaldo, Dybala, Morata). Da non prendere in considerazione le offerte di club di Premier (West Ham e Southampton soprattutto) che non possono soddisfare le ambizioni del giocatore.
Quindi, che fare? L'unica altra risposta è mediare. Ovvero cercare di riavvicinare le parti con l'obiettivo di arrivare perlomeno alla fine di questa stagione. È un consiglio che è stato dato anche a Tiago Pinto che proverà nei prossimi giorni a mettere intorno a un tavolo Fonseca, il suo staff e il giocatore. Sperando che l'opera di mediazione già iniziata da parte di molti compagni del bosniaco (in particolare Pellegrini), abbia l'effetto di arrivare a un armistizio al motto prima di qualsiasi altra cosa c'è l'interesse della Roma. Che, poi, in caso di addio al bosniaco, si troverebbe nella situazione di trovare un nuovo centravanti sul mercato, cosa che al momento è assai improbabile si possa concretizzare soprattutto alla luce di un budget che non c'è.