Alla fine Virginia Raggi ha detto quello che aveva in animo da giorni e che avrebbe voluto annunciare con tutt'altra enfasi. Che lo stadio si fa. E soprattutto che non manca molto. Lunedì scorso ci sarebbe dovuto essere il vertice della maggioranza 5 Stelle in Comune che avrebbe dovuto sancire il via libera "politico" al progetto.

Incomprensioni e disguidi (ufficialmente) e semplice cautela (fatto questo molto più probabile) hanno però fatto slittare l'appuntamento di una settimana, a lunedì prossimo. Ogni giorno che passa rischia di far slittare la posa della prima pietra, magari a dopo la fine della campagna elettorale de prossimo anno. E questo la sindaca di Roma non può permetterselo. Lo stadio rappresenta la migliore arma a disposizione della Raggi se davvero punta a farsi rieleggere il prossimo giugno.

Così ieri la prima cittadina è tornata a parlare in merito allo Stadio e lo ha fatto in occasione di un'iniziativa che l'ha vista recarsi a Villa Celimontana: «Per quanto riguarda lo Stadio della Roma stiamo andando avanti - le parole della Raggi - . A breve la delibera arriverà in Giunta. Si tratta di giorni, compatibilmente con gli atti che sono in lavorazione nei vari uffici. Poi, immagino dopo l'estate, passerà in Assemblea. In questo momento l'aula è impegnata con la sessione di bilancio».

Niente di nuovo. Esattamente quanto scritto da noi in queste settimane, ma questa presa di posizione pubblica ha un peso che non va sottovalutato. Da una parte queste dichiarazioni danno finalmente un timing pubblico ai lavori, scandendo in qualche modo i prossimi passaggi. Dall'altra mettono la maggioranza pentastellata davanti alle proprie responsabilità, schiacciando anche i pochi indecisi ancora rimasti sulle posizioni della sindaca.

Insomma, le parole della Raggi rappresentano una piccola, piccolissima, forzatura istituzionale assolutamente inedita da queste parti. L'esito è scontato, così come le reazioni già oggi degli oppositori al progetto, che annunceranno ricorsi, interrogazioni e quanto altro in loro potere. La Raggi però questa volta fa sul serio, ed anzi se fosse per lei il dossier stadio arriverebbe in Aula Giulio Cesare già ad agosto, altro che settembre. Anche perché i passaggi tecnici per arrivare alla cantierizzazione dello stadio sono ancora molti.

Dopo la Giunta, i documenti sullo stadio (che sono la Delibera della Conferenza dei Servizi, la Convenzione Urbanistica e la Variante al Piano Regolatore Generale, con i numerosi allegati annessi) dovranno superare il vaglio (non vincolante) delle Commissioni consiliari e del IX Municipio, poi il voto (questo determinante) dell'Assemblea capitolina.

Il tutto dovrà quindi tornare in Regione Lazio per la verifica di congruità, un ulteriore voto ed il conseguente permesso a costruire. Ancora servirà poi tempo, perché il tutto dovrà viaggiare (metaforicamente) fino a Bruxelles, per un passaggio (formale e scontato) presso gli uffici dell'Unione Europea. Quindi i bandi per gli appalti sulle opere pubbliche. Ed infine, finalmente, la posa della prima pietra.

Mesi di iter che rischiano, come detto, di rovinare i piani elettorali della Raggi. Se davvero l'esponente del Movimento 5 Stelle vuole sfruttare lo stadio deve garantirsi il voto al Comune entro settembre. Le premesse ci sono tutte. Sta solo alla sua volontà e al suo coraggio fare quest'ultimo passo verso Tor di Valle.