La notizia è che la Roma ha vinto, poi dopo viene qualsiasi discorso individuale, cercando di non farlo assurgere a "caso". Anzi che un allenatore "lavori" sul suo giovane migliore, magari anche bacchettandolo pubblicamente più che una notizia (non necessariamente cattiva, tutt'altro), è il suo lavoro. Che la Roma come entità, prima ancora che come gruppo e squadra, conti più di qualsiasi individuo (sia esso calciatore, allenatore, dirigente, presidente, proprietario, essere umano) non è nemmeno una notizia: è legge. Anche perché il principio di correre e rincorrere gli avversari sempre è insieme santo e realtà: questo campionato resta un'enorme occasione persa da gennaio in poi, finirlo dignitosamente è una necessità quasi morale, oltre che semplicemente un obbligo, soprattutto è un obbligo andare a giocare in Europa il prossimo anno. Senza preliminari, anzi facendo in modo che queste partite siano una specie di preliminare per il tentativo da sogno ad agosto in Germania. Questo deve fare la Roma adesso: il meglio possibile, cioè correre e rincorrere. Insieme. Poi altrove stanno accadendo altre cose "giuste" ma non se ne deve parlare. La Roma pensi anche a queste piccole vittorie di tappa, a quel sorriso che comunque regalano.

Ora pensiamo all'Inter, poi Spal, poi così via fino a Duisburg. Perché poi quando gioca la Roma conta sempre e pure ieri, in questo strano e malsano calcio post Covid (senza pubblico non arriverà mai alcuna benedizione) anche in una partita "piccola" contro questa piccola Atalanta che è il Verona, anche sul 2-0, uno ha finito con l'ansia, magari smanettando su altri campi ma non alla fine perché quel 2-1 ti ha inchiodato. E alla fine la notizia è quella dell'inizio: che la Roma ha vinto, che Veretout è un giocatore da baciare in fronte, che Dzeko malgrado gli errori ieri è semplicemente diventato il bomber straniero di sempre di questa società, che l'orrore con l'Udinese pare passato. Col Verona all'Olimpico non si sa da quanto non perdiamo, ed era una statistica che faceva paura. Sarebbe stato un peccato, perché - chissà perché, forse per via di quella storia fra Montecchi e Capuleti - questa col Verona è la partita più romantica di sempre per noi: è stata l'ultima di Agostino Di Bartolomei con la Roma, l'ultima di Pruzzo, quella in cui Bruno Conti ha segnato il suo ultimo gol con la Roma, l'ultima della Curva Sud prima della sua demolizione (fisica, quell'anima che la abitava è ancora un monumento). E tante altre cose. Tutte quelle cose che ti devono portare sempre a correre e a rincorrere un avversario. Perché lo fai per la Roma: niente di più romantico.