Due anni fa, in chiusura di mercato, l'allora 18enne Alessio Riccardi poteva andare alla Juventus, insieme all'amico di sempre Devid Bouah, per sbloccare la trattativa Rugani, e molti tifosi della Roma erano decisamente perplessi: qualcuno tirò fuori anche quella trattativa saltata molti anni fa, quando Capello voleva Davids, e i bianconeri chiesero a Franco Sensi due giovani in una rosa di cinque nomi, D'Agostino, Aquilani, Bovo, Lanzaro e Ferronetti. Rugani non era Davids, come pure non lo era Lima, che arrivò al suo posto, ma a quanto pare neppure Riccardi e Bouah erano Aquilani e Ferronetti, tenendo conto che due anni dopo la trattativa con la Juventus (che li avrebbe aggregati all'Under 23, in Serie C), stavano per passare al Teramo. Bouah ci è andato, in prestito, proprio l'ultimo giorno di mercato Riccardi no. E ora, a vent'anni, rischia di dover aspettare gennaio senza giocare, a meno che non si trovi una soluzione in uno dei mercati ancora aperti, in campionati esteri di secondo piano, che di solito sono più adatti a giocatori sul viale del tramonto in cerca dell'ultimo ingaggio che a ventenni che hanno bisogno di fiducia e campo per farsi le ossa.

Non una bella situazione, per un ragazzo che in praticamente tutte le giovanili è stato il numero 10 dell'Italia, capitano e stellina di tutte le giovanili della Roma, con un futuro in prima squadra che sembrava già scritto. È andato tante volte in panchina, ma in gare ufficiali non entrava mai, a parte uno spezzone in Coppa Italia, contro l'Entella, squadra di Serie C: la Roma un anno fa lo ha prestato in B, al Pescara, ma ha giocato davvero poco, appena 8 presenze, nessuna intera, 148' in tutto il campionato (in una squadra poi retrocessa). Una sola volta ha giocato dall'inizio, a Venezia, a ottobre: gara persa 4-0, con sostituzione all'intervallo. Un gol, in Coppa Italia, ma contro una squadra di Serie D, il San Nicolò Notaresco, che aveva fatto l'impresa vincendo a Catania nel primo turno, e ne fece mezza fermando sull'1-1 il Pescara (che poi vinse ai rigori a oltranza). Tante altre volte Riccardi non è stato neanche convocato. Dopo un anno così di solito si scende di categoria: ma il ragazzo, che firmò il rinnovo (fino al 2023) prima che la Roma mettesse un tetto agli ingaggi dei Primavera, con la scadenza che si avvicinava e una buona forza contrattuale, ha un ingaggio che alcuni giocatori di serie A, nelle neopromosse, gli invidiano, decisamente fuori portata per la Serie C. Categoria in cui le società contano molto sui contributi della Lega per chi fa giocare i giovani, che vengono erogati, però, se i giovani in questione sono al minimo di stipendio, non per le stelline arrivate dalla serie A. Il Teramo lo aveva chiesto lo stesso: la Roma avrebbe dovuto contribuire pesantemente all'ingaggio, ma poteva essere una buona soluzione, contando che in panchina c'è Federico Guidi, che lo aveva avuto quando allenava l'Italia Under 19, lo stima, e avrebbe sicuramente fatto di tutto per rilanciarlo. Ma il ragazzo non era convinto di scendere in terza serie.

Le avvisaglie

Ma Riccardi, quando è andato al Pescara, era ancora il miglior numero 10 del calcio giovanile italiano, come è stato sicuramente nel biennio 2016-18, quando faceva la differenza, sotto età, in Under 17 e in Primavera? I numeri non dicono tutto, ma qualcosa sì: al primo anno di Primavera Riccardì segnò 7 gol, strappando applausi e consensi unanimi, ma l'anno dopo, invece di andare in doppia cifra, scese a 4. Il terzo e ultimo anno salì a 11, ma nel frattempo De Rossi aveva smesso di utilizzarlo come interno di centrocampo, facendolo diventare un attaccante (esterno, a destra) a tutti gli effetti. E non avere ancora un ruolo definito, è forse il suo grande problema: nelle giovanili faceva la differenza giocando mezzala, ma non ha la prestanza fisica di un Lorenzo Pellegrini, e tra i professionisti non avrebbe potuto farlo. Non è un trequartista, perché ha sempre preferito il tiro (fondamentale in cui eccelle) all'ultimo passaggio, e non è un esterno, perché non si è mai curato troppo della fase difensiva. D'altronde nelle giovanili, con la sua corsa palla al piede, il suo dribbling e la sua mira quando inquadrava la porta, era di un'altra categoria, vinceva le partite da solo, persino in una competizione competitiva come la Youth League (nel 2018-19 fece 5 gol in 7 partite), ma forse non sono riusciti a fargli capire l'importanza della fase di non possesso. Giocava sempre: in tre anni di campionato Primavera è andato in panchina appena 5 volte (ed è sempre entrato). Era un intoccabile, ma non ha mai avuto atteggiamenti da prima donna. Si è sempre saputo comportare, forse altri non si sono comportati bene con lui: è stato esaltato e coccolato, ma mai veramente messo alla prova. E quando ha capito che la Roma non credeva fino in fondo su di lui - altrimenti gli avrebbe regalato l'esordio in A, come è successo nei mesi scorsi a Calafiori, Bove e Zalewski, che infatti stanno facendo un percorso di crescita più lineare - ha vissuto un momento non facile, sul piano personale. Non ha mai fatto polemiche, e infatti ora la Roma potrebbe riservargli un destino diverso rispetto agli altri tre fuori rosa, Nzonzi, Fazio e Santon, con cui è rottura totale. Non rientrerà, almeno per il momento, nella rosa di prima squadra, ma più per scelta tecnica che per punizione. Facile che più avanti si ritrovi ad allenarsi di nuovo con la Primavera, con cui aveva fatto già un'amichevole a Viterbo il mese scorso e non è escluso che possa fare anche qualche partita come fuoriquota, per non fargli perdere il ritmo, e rimetterlo un po' in vetrina. Si dovesse poi un giorno decidere di aggregarlo, almeno per andare in panchina, alla prima squadra, sarebbe tecnicamente possibile: è un 2001 che ha fatto la trafile nel vivaio, quindi può essere inserito in Lista B per la Conference (in quella uscita oggi non c'è, ma i nomi possono essere aggiunti anche a stagione in corso), e convocato per la Serie A, senza bisogno di inserirlo nella lista dei 25. Ma se ne parlerà più avanti, quando tornerà a Trigoria: in tanti sembrano essersi scordati di lui in questi mesi, ma non Alberto Bollini, tecnico dell'Italia Under 20, che lo ha convocato per le due gare contro Polonia e Serbia, in programma oggi pomeriggio e lunedì prossimo.