A placare le oche starnazzanti - ce n'è di ogni livello, tra chi inventa nuovi ruoli a Baldini e chi fissa la data di scadenza di Di Francesco, chi ne approfitta per rifare la lista degli acquisti e chi ancora rimpiange Strootman, tra le vedove di Sabatini che disprezzano Monchi e gli amici di Conte che a sua insaputa pensano così di preparargli il terreno, tra i nemici di Pallotta e i fustigatori dell'addetto stampa - può, anzi, deve pensarci la squadra. Stasera, subito. E poi continuare in campionato: prima a Napoli e poi a Firenze. Tanto è ormai chiaro che o vinci o qui sarà sempre il caos. O vinci o sei un imbecille. O vinci o sei un impostore. O vinci o sei un invertebrato.

Prendi l'ultimo casus belli, il lieve ritardo con cui si sono presentati alla riunione tecnica prima della gara con la Spal tre dei più giovani giocatori della squadra di Di Francesco: Luca Pellegrini, Zaniolo e Ünder. La circostanza, confermata peraltro anche dalla società, ha indotto l'allenatore a scegliere una linea: pesante rimbrotto e multa, ma non l'esclusione dalla lista dei convocati per la partita di campionato, giocata peraltra da due dei tre ragazzi come titolari (l'altro, Zaniolo, è rimasto invece in panchina). Ma vedrete che l'episodio alimenterà quella teoria che indica lo scarso polso di Di Francesco tra le principali cause dell'irrequietezza della rosa dei calciatori. È il fascino dell'uomo forte che ha sempre attratto gli italiani. Ma ovviamente quando l'uomo forte era tesserato per la Roma (ricordate Luis Enrique?) il suo polso diventò motivo di critica se l'effetto di quel provvedimento (escluse De Rossi dalla sfida con l'Atalanta per un ritardo analogo alla riunione tecnica) fu causa della sconfitta della Roma a Bergamo. Quindi uomo forte ok, ma solo se poi vinci. E torniamo al discorso di prima.

La sconfitta con la Spal ha fatto ripiombare tutto l'ambiente giallorosso nello sconforto più assoluto, quello che ti porta a riveder la luce solo immaginando apocalittici scenari di distruzione e successiva ricostruzione. E invece la luce è da tutt'altra parte: solo un dilettante (e per fortuna alla Roma non ce ne sono) si farebbe oggi sopraffare dalla tentazione di buttare via tutto solo perché è stato commesso qualche errore, per fortuna rimediabilissimo (siamo ancora a ottobre, nonostante le sentenze definitive già emesse in primo, secondo e terzo grado, e ti raccomando la moralità di questi giudici). La svolta, la luce, è lì, a portata: passa per una vittoria stasera e al ritorno a Mosca tra due settimane, infilando in mezzo due grandi prestazioni a Napoli e a Firenze, due piazze solitamente in subbuglio che invece in quest'ultimo periodo si godono i frutti di qualche risultato positivo. Ma se vincerà la Roma, torneranno ad essere degli imbecilli anche lì. Dai, facciamo un po' per uno.