Vincono tutte le rivali in chiave Champions e alla fine vince anche la Roma, con il minimo sforzo, anzi giocando da provinciale in un primo tempo in cui ha subito le pressioni offensive del Bologna e segnato su una palla lunga dal centrale (Ibanez) al centravanti (Mayoral), per poi legittimare il successo nella ripresa, controllata con autorevolezza a mano a mano che sono entrati in campo i titolari di giovedì, e rischiando qualcosa solo nei minuti di recupero, quando il Bologna ha cercato con orgoglio di evitare almeno la sconfitta. Vittoria serviva e vittoria è arrivata, a chiudere la più lunga striscia stagionale senza successi (dopo le due sconfitte con Parma e Napoli e il pareggio col Sassuolo) e per rimanere aggrappati al treno d'Europa, che al momento vede comunque la Roma solo al settimo posto, a chiudere il convoglio delle migliori. Che anche Fonseca ritenesse assai più importante la sfida di ritorno con l'Ajax rispetto a quella di ieri era stato già testimoniato dalle formazioni, con sei giocatori diversi rispetti a quelli schierati ad Amsterdam, ma soprattutto con almeno otto giocatori tenuti a riposo, per diversi motivi, in vista della gara di ritorno. Perché è immaginabile che con gli olandesi scendano in campo dall'inizio Lopez, Karsdorp, Cristante, probabilmente Calafiori (se non recupera Spinazzola), Veretout, Pellegrini, Dzeko e Mkhitaryan e ieri, chi per squalifica (Cristante), chi perché appena recuperato (l'armeno), chi perché non è titolare fisso (Calafiori), chi per pura logica di turn over, sono rimasti tutti fuori.

Così ad iniziare la sfida col Bologna sono stati Mirante in porta, Fazio in difesa a sinistra con Mancini dall'altra parte e Ibanez centrale (i due che saranno sicuramente costretti al tour de force), a sorpresa il giovanissimo e ancora acerbo americano Reynolds in fascia destra con l'inossidabile Peres a sinistra, con Villar e Diawara in mezzo (uno dei due sarà titolare giovedì), e Pedro, ancora nella versione imperfetta di questi mesi, e Perez alle spalle di Mayoral. Di fronte Mihajlovic ha scelto la strada più aggressiva, con un pressing furioso portato sin dalle prime battute con le tre punte (Skov Olsen a destra, Barrow di là e Palacio in mezzo), con l'assistenza sempre tatticamente irreprensibile di Soriano, l'appoggio dei due centrocampisti Schouten e Svanberg e i quattro difensori mandati rigorosamente a uomo sui tre attaccanti romanisti, con uno dei due esterni liberi alto fino al quinto romanista. Ne è uscito un primo tempo decisamente di marca bolognese, terminato però 1-0 per la Roma per via di uno svarione di Danilo proprio in una di queste pressioni: è successo che un minuto prima dell'intervallo, Ibanez stavolta senza pressioni sul giro palla, abbia lanciato lungo nel cerchio di metà campo sull'attivissimo Borja Mayoral su cui il brasiliano ha tentato un improvvido anticipo, perché in realtà il tocco di testa ha solo aggiustato l'assist per lo spagnolo che è andato dritto senza avversari verso la porta, ha saltato elegantemente Skorupski in uscita disperata e ha depositato il destro a porta vuota. Ma fino a quel momento tutte le migliori palle-gol erano state di marca bolognese, di cui quattro mancate per un soffio: al 9° Soriano ha trovato Olsen in un ingannevole (per Peres) taglio interno, sul cross basso Barrow è scivolato e Palacio ha tirato quasi a colpo sicuro, ma il piede proteso di Ibanez ha impedito il gol. Al 10° sul relativo corner Svanberg, approfittando anche di un'uscita avventata di Mirante, ha svettato deviando però alto. Al 20° un altro corner con lo stesso movimento incerto del portiere ha spalancato la porta vuota sul secondo palo a Soriano, ma sul piatto al volo le mani di Mirante si sono improvvisamente materializzate sulla linea a deviare in corner. E sulle conseguenze del calcio d'angolo successivo, Barrow ha rimesso ancora la palla dentro bassa e Danilo ha deviato di piatto sfiorando il palo. E la Roma? Prima del gol aveva palesato tante difficoltà nelle uscite dal basso, con Fazio e Peres che proprio non riuscivano a trovare linee di passaggio utili dovendo impostare sul piede debole, e davanti Pedro e Perez sembravano incapaci di gestire con la necessaria proprietà tecnica i palloni sporchi usciti dalle pressioni avversarie: così un paio di buone combinazioni, le uniche trovate, erano state sprecate proprio da altrettante incerte rifiniture di Pedro.

Nel secondo tempo il pressing del Bologna si è ridotto d'intensità e la Roma ha alzato la qualità del suo palleggio, forse liberata mentalmente dal vantaggio trovato. Già al 1° minuto Perez ha servito Mayoral in area e sul rimpallo Soumaoro ha inavvertitamente toccato il pallone col braccio largo: ma dal Var (Fabbri) non è arrivato alcun segnale di vita. Al 10° ci ha provato Diawara dopo una buona percussione, ma la conclusione è stata debole. Poi Peres ha servito Mayoral che ha preferito calciare (alto) invece di assecondare il gran taglio interno di Perez. Così Mihajlovic ha subito provato a cambiare qualcosa per dare nuovi impulsi alla sua squadra: dentro Orsolini, Sansone e Antov, fuori Olsen, Barrow e De Silvestri (acciaccato), poco più tardi anche Juwara per Svanberg, col passaggio al 343. Fonseca ha risposto con Mkhitaryan e Veretout, subito protagonisti, sia nel palleggio che nelle rifiniture. Le uniche occasioni sono state così di marca giallorossa, con Mayoral, con l'armeno, con Mancini e con Peres. Karsdorp (per Reynlods, ancora tenerello) e Pellegrini (per Perez) hanno dato nuova solidità: peccato per il giallo di Lorenzo (era diffidato) causato da un insistito dribbling di Villar, aspramente rimproverato dal compagno. Il tempo di ammirare un assist (sprecato da Karsdorp) del Flaco Pastore appena tornato in campo (al posto di Borja) dopo 287 giorni e l'arbitro ha fischiato la fine, dopo un salvataggio di Fazio sull'unica occasione creata dai bolognesi nella ripresa, proprio nei minuti di recupero.