Agosto è finalmente alle spalle e con esso sembra essersi risvegliata, anche se lentamente, tutta la macchina burocratica amministrativa della Capitale. Così torna di attualità, e come potrebbe essere diversamente, anche il tema del nuovo stadio della Roma, ormai fermo dallo scorso 13 giugno, da quando la procura di Roma ha sconvolto quello che sembrava un iter ormai definito e definitivo, arrestando praticamente tutti i vertici di Eurnova. E proprio questo fatto ha sostanzialmente bloccato un po' tutto. La detenzione di Luca Parnasi e dei suoi più stretti collaboratori ha fatto venir meno uno dei due interlocutori della pubblica amministrazione per il progetto, uno dei due proponenti.

La nomina del nuovo amministratore delegato purtroppo finora non ha prodotto l'accelerazione sperata e desiderata. Fino alle ultime ore almeno, quando sembra farsi largo e con insistenza la voce di un coinvolgimento di Starwood, colosso immobiliare statunitense. Fatto questo che, come abbiamo scritto alcuni giorni fa, non costituisce una novità sostanziale, ma che potrebbe rappresentare quel tassello che manca per completare un complicato puzzle. Starwood infatti è da sempre interessata al progetto di Tor di Valle, e non avrebbe difficoltà ad acquisire la posizione (e i terreni) di Eurnova. Un interesse datato 2014, quando si iniziava concretamente a parlare di stadio. Starwood partecipò all'accordo per rilevare da Unicredit il 31% della Neep, la holding azionista di maggioranza della Roma. Lo fece allora direttamente Zsolt Kohalmi, un manager ex Meyer Bergman, colosso con sede a Londra del real estate, a cui venne affidato il ruolo di plenipotenziario per la crescita europea di Starwood. E già allora si parlava di questa operazione come possibile primo passo verso il nuovo stadio.

Sempre nel 2014, per essere precisi il 28 marzo, Starwood ufficializzava di aver trovato un accordo con la Roma per una partecipazione minoritaria nel club, in funzione della costruzione proprio del nuovo stadio. L'amministratore delegato di Starwood Capital, Barry Sternlicht, commentò la chiusura dell'accordo: «Roma è una delle città più importanti al mondo. Questa transazione ci offre la possibilità di essere partner nello sviluppo di uno di progetti real estate più entusiasmanti in Europa oggi».

Alle parole di Sternlicht fecero eco quelle del presidente James Pallotta: «Siamo contenti di avere un investitore real estate strategico e di esperienza come Starwood Capital Group con noi. Starwood Capital aggiungerà sostanziale valore al progetto di sviluppo del nostro stadio e siamo lieti del loro impegno di lungo termine, che aiuterà la Roma a essere una delle squadre di calcio più forti al mondo». Insomma niente di nascosto o sotto traccia. Tanto che nel 2015 sempre Starwood tentò di rilevare la posizione di Eurnova (allora ancora legata alla madre Parsitalia), ma senza successo.

Ora la necessità di un passo indietro da parte di Eurnova e del gruppo Parnasi potrebbe favorire un'operazione nell'aria già da tempo, favorita anche dalla sostanziale assenza di concorrenti. Il gruppo DeA Capital, che stava trattando con Parnasi i terreni di Tor di Valle, si è ufficialmente fatto da parte, e all'orizzonte non si vedono altri possibili acquirenti. Il tutto in attesa che il Comune completi la due diligence sull'iter fin qui svolto, la cui parte più delicata, quella sui flussi di traffico, è stata affidata al Politecnico di Torino. Un risultato atteso per la seconda metà di questo mese e che, almeno per quanto filtrato finora, non dovrebbe presentare sorprese tali da far mettere in discussione la ripresa dell'iter.

Ci vorrà ancora del tempo e ad oggi è improbabile ritenere che il ritardo (rispetto all'ipotizzato dicembre 2018) per la posa della prima pietra possa essere inferiore ai sei mesi. La speranza ovviamente è che non si vada molto oltre questo tempo e che soprattutto si possa finalmente porre fine ad una vicenda in cui la Roma è vittima e che assume sempre più i contorni di una commedia (tragica) all'italiana.