Resettare. Ricominciare. Ma ricordare. Sono le tre "erre" che devono necessariamente accompagnare la Roma che si ritrova nel pomeriggio (alle 17) a Trigoria. O meglio, quel che resta della rosa durante la sosta per le nazionali, alle quali i giallorossi "presteranno" ben tredici uomini. Sosta lunga, lunghissima, per non incorrere nel rischio di rimuginare su quanto (non) accaduto in due delle prime tre giornate. Che poi rappresenta per giocatori e staff il pericolo maggiore in agguato: restare prede di un clima che ai primi di settembre è già diventato pesante.

Eppure inevitabile, con una partenza simile. Il calendario - tanto per cambiare - non ha concesso un inizio agevole. Ma i risultati sono stati ben al di sotto di ogni aspettativa, anche delle più nefaste. Quattro punti in classifica (già cinque di distanza dalla vetta), cinque gol subiti, ma soprattutto due primi tempi (con Atalanta e Milan) inguardabili, ai limiti della sparizione dal campo. Quantomeno di quell'anima invocata proprio da Di Francesco nella conferenza alla vigilia dell'ultima partita e invece letteralmente eclissata all'ombra di una luna stortissima.

I numeri inchiodano squadra e tecnico alle proprie, rispettive, responsabilità. Che peraltro tutti hanno ammesso di volersi prendere, dando prova, se non altro, di non nascondersi sotto coperta ora che la burrasca infuria. Nessuno ha intenzione di sfilarsi dalla mischia, come dimostrano anche alcune reazioni accorate del post-gara di San Siro. L'allenatore ha riconosciuto i propri errori, i giocatori si sono esposti e gli stessi dirigenti non hanno nascosto amarezza e insoddisfazione per un avvio che tutti, in primis chi lavora dentro Trigoria, immaginavano differente.

Perché adesso la situazione è tale che chi non vuol bene alla Roma ci sguazza, tirando in ballo perfino i gol a distanza degli ex, nel consueto calderone di pietanze indistinte in cui sarebbe buono tutto. Mentre è evidente il gusto rancido dato da chi mescola, a cui è pure facile obiettare che i tre titolari ceduti in estate erano tutti presenti nelle prestazioni più che deficitarie fornite anche durante la scorsa stagione. Nel periodo nero vissuto fra gennaio e febbraio, come nelle prime gare del campionato. Quando servì un calendario più abbordabile per risalire la china e rimettersi in carreggiata.

Anche quest'anno, al rientro dalla sosta, la strada sembra mostrarsi in discesa: due gare interne con Chievo e Frosinone intervallate dalla trasferta di Bologna, appaiono più che abbordabili, almeno sulla carta. Lecito attendere l'en plein di punti per arrivare al derby con ben altro spirito. Le due settimane circa che separano i giallorossi dal prossimo impegno contro i veronesi (prima di rituffarsi nel clima Champions direttamente dal trampolino centrale del Bernabeu), saranno utili per registrare tutti quei movimenti che finora non si sono visti.

Al di là dei cambi di modulo adottati da Di Francesco (che è bene ricordarlo, erano stati invocati più o meno all'unanimità dopo l'Atalanta), gli schemi invocati latitano ancora. Eppure la guida tecnica non è argomento di discussione in seno al club. Monchi ha sempre rivendicato la scelta dell'allenatore, perfino nei momenti peggiori. Ora che è di nuovo sulla graticola, non esiste alcuna intenzione di abbandonarlo.

Anche per non dare alibi alla squadra. Che peraltro dopo sole tre giornate, fisiologicamente non può essere già rodata. Soprattutto nei suoi acquisti principali: Nzonzi arrivato soltanto a Ferragosto (e a digiuno di preparazione dopo il Mondiale vinto) e Pastore, ancora alle prese con il cambio di ritmo fra tornei differenti. Ora però è tempo di ripartire. Possibilmente in quarta. Fin dalla quarta.