Cinque luglio, ventinove novembre. Sono le date delle ultime due sconfitte in campionato della Roma di Fonseca, di misura la prima, una mezza Caporetto quella di due giorni fa. (Ri)apriti cielo. Con i vigliacchi cecchini delle ambulanze tornati di colpo a far sentire i loro colpi. Nella nostra città c'è una moltitudine di persone che sa parlare soltanto dopo, mostrando quasi un inconcepibile piacere nel commentare le sconfitte giallorosse. C'è da dire, per carità, che la nostra Roma con una ciclicità di cui faremmo volentieri a meno, prima o dopo il materiale glielo garantisce. Ma noi non ci aggreghiamo, il mestiere di sparare sull'ambulanza della Roma non ci appartiene e mai ci apparterrà. Ci stanno le critiche, ma non così. Ora Fonseca è tornato inadeguato, chissà se nei prossimi giorni rispunterà il nome di Allegri che solo due mesi fa più di qualcuno aveva sistemato sulla panchina giallorossa con tanto di schemini su come sarebbe stata la sua Roma. Adesso i giocatori sono di nuovo indegni di vestire la nostra maglia. Nel dopo Napoli la rosa è tornata a essere non all'altezza, da settimo-ottavo posto dove tutti, o quasi, avevano sistemato la Roma nell'anomalo precampionato di questa stagione.
Non fa per noi. Ma non per una difesa a prescindere che oltretutto non sarebbe propedeutica alla nostra Roma. Eppure di attenuanti anche per la bruttissima figura di Napoli, se ne potrebbero indicare non poche: Smalling, Kumbulla, Santon e Fazio indisponibili, Mancini e Ibanez incerottati, Dzeko appena rientrato dal Covid, Veretout che si fa male, Zaniolo che rivedremo tra quattro mesi, l'atmosfera quasi irreale di uno stadio vuoto ma pieno di Diego Armando Maradona, la prima partita sbagliata di Mirante. No, non vogliamo aggrapparci a tutto questo. Noi pensiamo ai 146 giorni tra il 5 luglio e il 29 novembre di questo anno maledetto. I giorni trascorsi tra le due sconfitte napoletane. Giorni che hanno avuto soltanto un buco nero (pesante), la sconfitta con il Siviglia in Europa, partita bruttissima, comunque un ko arrivato contro la squadra che poi si è andata a prendere l'Europa League.

Non crediamo di aver avuto le allucinazioni in questi 146 giorni. Non lo crediamo se non altro perché ce lo confermano i numeri. Tra il precedente e questo campionato, i giallorossi prima di Napoli erano scesi in campo in sedici partite. Lo score dice 12 vittorie e 4 pareggi, gol realizzati 42 a una media di circa due e mezzo ogni novanta minuti, gol subiti 17, poco più di uno a partita. A scuola ci hanno insegnato che la matematica non può essere un'opinione. E questi numeri, anche ai cecchini di professione, fino a due giorni fa non avevano consentito di far tornare a sentire la loro cacofonica voce. C'è dell'altro poi. La Roma del dopo 5 luglio quando è andata in campo difficilmente ha fatto storcere la bocca per il gioco. Soprattutto quella di questa stagione, con il passare delle partite ha sempre dimostrato di essere in crescita, una squadra nel senso più totale della parola, un gruppo che seguiva disciplinatamente il suo allenatore che a forza di risultati aveva ricacciato indietro ogni tipo di fantasma.

Ora, come ti sbagli, Fonseca è tornato a essere "lo scemo del villaggio". L'accusa principale che gli si fa nel dopo Napoli, è che non è capace di vincere gli scontri diretti, quelli d'alta classifica, le sfide che possono dare un senso importante a tutta la stagione. Peccato che, pure in questo caso, i cecchini siano di memoria corta. Lo scorso anno, tanto per dire, la Roma di Fonseca ha battuto il Milan, il Napoli, la Juventus (si dirà: ma per i bianconeri quella partita non contava, manco per la Roma). Quella di questa stagione ha pareggiato con mille rimpianti con la Juve e col Milan recuperando per tre volte lo svantaggio. E poi se tutti voi che fate i professorini del giorno dopo avete messo la Roma tra il settimo e l'ottavo, perché mai dovrebbe allora avere questa confidenza nel vincere gli scontri d'alta classifica? Sarebbe il caso che faceste pace col cervello, pur nella consapevolezza, che è la nostra, che a Napoli la Roma ha fatto una brutta partita, la peggiore di questa stagione, che la brutta figura c'è stata e che alcune certezze un po' potrebbero pure vacillare.

Ecco, è proprio questo l'errore che Fonseca e la Roma non dovranno fare. Ricordandosi, prima di qualunque altra cosa, di quei centoquarantasei giorni in cui risultati e gioco hanno costretto i cecchini ad andare a nascondersi. È quella la Roma, pur con tutte le disgrazie che gli sono capitate, pensate solo al secondo crociato di Zaniolo, cioè il miglior italiano che c'è in circolazione per prendere a calci un pallone. Si dovrà ripartire da quei centoquarantasei giorni, sperando pure che gli infortuni si prendano una vacanza. Con il Napoli, ci si rivedrà tra un girone. Con la convinzione che sarà ancora una sfida per la Champions.