Se chiudiamo gli occhi e ripensiamo ad un'immagine ricorrente di Napoli-Roma rivediamo un giocatore in maglia argentina e pantaloncini scuri (l'ultimo omaggio reso a Diego Maradona) che punta dritto la linea spezzata ma piatta dei cinque difensori della Roma, a volta quattro. La partita si può riassumere così. Perché poi rivedendola, per quanto nella nostra mente tifosa si sia stabilita netta la sensazione della disfatta, ciò che maggiormente risalta non è affatto il dominio di una squadra sull'altra, quanto la buona gestione di una buona squadra a confronto con la gestione scriteriata di un'altra messa su con approssimazione. Ora, dato che abbiamo tutti negli occhi le partite giocate da quando è ripartita la stagione e i giudizi sono stati in massima parte positivi, è chiaro che la valutazione sulla squadra approssimativa non può che far riferimento solo alla partita di Napoli e non quindi al valore assoluto, che invece riteniamo sia decisamente positivo. Di più, la brutta sconfitta del S. Paolo può servire da lezione, a patto che i giocatori della Roma si ribagnino un po' in quell'umiltà che a Napoli è mancata. Col Sassuolo la prima occasione.

Una disfatta? Non proprio

A conferma del fatto che l'avversario non sia stato particolarmente brillante nella serata, anche se il risultato di 4-0 farebbe credere il contrario, ci sono vari numeri che potete leggere qui accanto. Il dato più impressionante è quello degli expected goal, secondo cui il risultato più giusto della partita secondo le conclusioni effettuate sarebbe stato 1,35 a 0,77. Sostanzialmente mezzo gol di differenza. Ma non solo. Guardate il numero dei tiri: 6 contro 5 da dentro l'area, 7 contro 3 da fuori. La prima gran differenza quindi l'ha fatta la mira: perché 8 tiri su 13 sono finiti tra i pali della porta di Mirante (e 4 alle sue spalle), appena 1 su 8 sono arrivati a Meret. E ancora: il totale delle azioni offensive recita 37 contro 31, addirittura il posizionamento offensivo (qualsiasi azione offensiva non da calcio piazzato che non è considerata contropiede) è stato di 19 per il Napoli e 22 per la Roma. Il posseso palla 52 a 48, i possessi portati nella metà campo avversaria sono stati 51 pari, ma nell'area il Napoli ne ha portati 13 e la Roma 9. Che significa tutto questo? Che il Napoli ha fatto il suo, ma la Roma è clamorosamente mancata.

L'atteggiamento sbagliato

Ovviamente con questo non vogliamo dire che il risultato sia dipeso dalla cattiva sorte. Il Napoli ha ampiamente meritato la vittoria e pure il curioso episodio dell'8' minuto, quando l'assistente di Di Bello (Bindoni) ha fermato un promettentissimo contropiede romanista per un presunto fuorigioco in realtà assai dubbio e mai dimostrato, è giustamente passato inosservato (la Gazzetta si è spinta a scrivere che "forse" Bindoni avrebbe dovuto aspettare l'esito dell'azione, "forse"...). Ma molte cose hanno concorso a determinare la sconfitta e forse la prima fra tutte è stata l'atteggiamento "superficiale" avuto da molti giocatori nel corso della gara. E questo è un tasto delicato, che periodicamente torna fuori quando si tratta di analizzare le partite della Roma. Forse ha a che fare con le condizioni fisiche o atletiche (alcuni giocatori erano evidentemente in difficoltà da questo punto di vista), ma di certo non aiuta vedere giocatori pronti a schizzare in avanti in possesso palla e tornare a fatica verso la porta quando la palla ce l'hanno gli altri, oppure sbracciare in maniera teatrale quando un compagno sbaglia un passaggio, oppure tenere ostinatamente un pallone con il compagno libero accanto ad attendere il passaggio, oppure assistere passivi alle reti avversarie senza neanche un tentativo di richiamare l'attenzione generale. Nelle grafiche accanto ci sono un paio di episodi che spiegano meglio ciò che è accaduto da questo punto di vista. Di sicuro ora è più chiaro a tutti che quando si affronta un avversario senza realmente mantenere alta la concentrazione per tutti i 90 minuti il rischio di queste defaillance è altissimo.

La questione tattica

La differenza tra il 3421 e il 541 sembrerebbe essere determinata solo dall'atteggiamento più o meno offensivo dei due esterni di centrocampo (i famosi quinti di difesa, cioè quelli che vanno ad aggiungersi alla linea a 4 quando l'attacco degli avversari è sulla linea laterale opposta). Quella è la differenza che rende difensivo un sistema di gioco nato in realtà per attaccare. E quindi è la differenza tra gli auspici di Fonseca e la realtà che si è vista a Napoli. Colpa dell'allenatore? Forse sarebbe il caso di uscire una volta per tutte da questo equivoco. Di allenatori a Roma ne sono passati parecchi e sono stati (quasi) tutti bravi, persino qualcuno eccellente (come magari ha poi dimostrato da altre parti). Se all'improvviso una squadra sembra dimenticarsi tutto quello che di buono è riuscita a fare in un lungo ciclo di partite bisognerebbe cominciare a richiamare i giocatori alle loro responsabilità piuttosto che appellarsi sempre alle qualità di chi li guida dalla panchina. In una linea a 5, più che in una linea a 4, se non si ha il coraggio (sostantivo spesso evocato da Fonseca) di spezzare lo schieramento per accorciare la marcatura sull'avversario che si abbassa, se non si affronta con il dovuto anticipo il contromovimento dell'avversario, se non si ha la capacità di correre al massimo delle proprie capacità in avanti o in indietro, diventa difficile poi pensare di cavarsela contro giocatori come Insigne, Mertens, Lozano o Zielinski. Così la linea si abbassa, lo schieramento si schiaccia, manca la sostanza in mezzo al campo e non si può far altro che scappare all'indietro.

Gli errori tecnici

Ci sono poi una lunga serie di errori tecnici che hanno scavato realmente tutta la differenza tra le due squadre. A ogni scelta sbagliata dal punto di vista tecnico (l'elenco delle palle perse nella propria metà campo è lunghissimo: 11 Pellegrini, 10 Spinazzola, 9 Cristante, 8 Ibanez, Pedro e Mkhitaryan...) è corrisposta una ripartenza pericolosa del Napoli, a cui la Roma per i già evidenziati problemi tattici ha faticato a contrapporsi. In particolare, sono state assai complicate da gestire le transizioni sulle transizioni, cioè quelle palle rubate dalla Roma su cui impostare un contropiede pericoloso che invece venivano poi maldestralmente gestite fino a lasciar spazio alle ripartenze del Napoli. Nelle grafiche della pagina accanto ne abbiamo riportate un paio, ma nel primo tempo ce ne sono state molte di più.