Dev'essere un virus, se lo passano a Trigoria da un anno all'altro: chi viene a giocare allo Juventus Stadium dimentichi abilità e conoscenze, chi viene qui torna a casa umiliato. E così anche stavolta, decima volta su dieci esibizioni, stavolta è un 3-1 che poteva essere più corposo e addio Coppa Italia, addio primo trofeo della stagione, in semifinale (con la vincente di Milan-Torino, e poi finale all'Olimpico) va la Juventus e non consola il fatto che siano più forti perché in serata come queste sembrano alla portata degli umani, se non fossero scelleratamente inadeguati proprio gli umani. Così la Roma prima illude e poi si consegna senza combattere, inconsistente nei giovani e negli anziani, arrendevole, moscia. A tre giorni dal derby l'allarme è forte.

Nelle formazioni iniziali non c'erano state sorprese, anche se poi rispetto alle previsioni della vigilia Sarri ha recuperato e subito schierato Alex Sandro per non impoverire ulteriormente la difesa visto l'inserimento di Rugani al posto di De Ligt al fianco di Bonucci, con Danilo a destra, il centrocampo con l'onnipresente Pjanic, Bentancur e Rabiot, e Ronaldo e Douglas Costa a togliere riferimenti offensivi (partendo uno da sinistra e uno da destra, nel 433).

C'era maggior curiosità semmai sullo schieramento tattico romanista, ma nessun dubbio sugli uomini: e Fonseca ha scelto di affidarsi al sistema più rodato, forse nel timore di mandare in confusione i suoi giocatori, forse per non trasmettere un'immagine di debolezza. Certo, a vedere com'è andato il primo tempo, si potrebbe dire che è stata una premura inutile. Mai vista una Roma tanto arrendevole, almeno negli ultimi venti minuti di un orribile primo tempo. Fino al gol di Cristiano Ronaldo la partita era apparsa equilibrata, con un'iniziale inerzia dei padroni di casa controbilanciata presto dalla indubbia crescita tattica che la Roma sul campo aveva mostrato.

Il fatto è che, da una parte e dall'altra, per 20-25 minuti si sono visti tanti errori, inusuali da queste parti se a commetterli tra gli altri è un signore che si chiama Cristiano Ronaldo, che ha cominciato la serata prima calciando dal vertice dell'area, tutto spostato a sinistra, un tiro sbilenco che è finito in fallo laterale sotto la tribuna opposta e poi servendo Florenzi invece di Rabiot. Ma i campioni non si fanno impressionare da qualche incertezza iniziale, per loro è un fastidioso incidente di percorso.

Quelli in maglia rossa invece hanno fatto la strada al contrario, cominciando cauti, prendendo fiducia e poi mollando al primo tremore, accusato dopo il gol che ha spaccato la partita, un gioiello di Cristiano Ronaldo al 26', con un diagonale di sinistro sferrato più o meno dalla stessa posizione dell'errore di prima, ma stavolta finito giusto all'angolino opposto, baciando il palo su cui si è inutilmente proteso Lopez. Peccato perché fino a quel momento si era vista più la Roma, poi però incredibilmente penalizzata dalla serata horribilis di alcuni degli elementi da cui ci si attendeva di più: gli esterni offensivi non ne hanno azzeccata una, Cristante è apparso lento e fuori centro (e quanta amarezza a pensare al guerriero Veretout in panchina), i terzini inguardabili.

Ottime uscite dal basso palla a terra sono state malamente rovinate dalle superficiali rifiniture di Cengiz, di Diawara, di Cristante, di Kalinic, fino all'occasione più ghiotta, al 20', con un cross basso di Ünder, deviato sottoporta da Kluivert direttamente in curva. Dopo il gol di Cr7 non c'è stata invece più partita, la Roma s'è spenta, tramortita dalla paura di finire battuta prima ancora che accadesse, e così si è consegnata regalando il 2-0 con un altro errore di Cristante a metà campo e una veloce ripartenza condotta da Bentancur con Douglas Costa e chiusa ancora dall'uruguaiano dopo aver vinto in area un contrasto con Mancini.

Un altro regalo al 39', ancora di Cristante, con Diawara consegnato al destino dell'errore, aveva portato a un'altra palla gol per Douglas Costa, respinta da Pau Lopez, fino al "capolavoro" del 47', con l'unico calcio d'angolo battuto dalla Juventus, battuto all'indietro ancora per Douglas Costa e crossato sul secondo palo dove quattro giocatori della Juventus erano soli e l'unico a colpire è stato quello che si trovava in posizione regolare: gol confermato dal Var e partita ormai consumata.

A rendere se possibile più amara la serata è stata poi quella sensazione che ha accompagnato buona parte della ripresa che addirittura in qualche modo la partita poteva essere recuperata, ovviamente giocando un po' sul filo del rasoio perché un quarto gol avrebbe spento ogni ardore. La Roma non era cambiata granché, Kluivert il capro espiatorio di quel primo tempo inspiegabile, al suo posto Santon, mica Rudi Voeller, eppure forse per la Juve ormai sazia e proiettata già alla sfida del San Paolo di campionato o forse per la strigliata di Fonseca nello spogliatoio, per un po' s'è vista un'altra partita. Già al 2' minuto Kalinic avrebbe potuto segnare, ma il tap in sulla respinta in tuffo di Buffon sul tiro di Pellegrini è stato replicato con sufficienza, e lo stesso Buffon ha contribuito a neutralizzare il tentativo con l'aiuto del palo.

Al 3' Higuain ha colto l'incrocio di testa su assist di Ronaldo, al 5' ha segnato Ünder, rientrando due volte sul sinistro da destra e colpendo la parte bassa della traversa, con palla poi in rete dopo (in)opportuna deviazione di schiena del sostituto di Szczesny. E all'11' Florenzi (schierato da inizio secondo tempo alto al posto di Kluivert) ha avuto la palla del 3-2, da posizione migliore rispetto a quella che ha consentito a Cr7 di segnare nel primo tempo: Buffon ha strappato applausi salvando il risultato. Significativi i cambi: da una parte in campo Ramsey e Matuidi, dall'altra Veretout e Bruno Peres, per Florenzi e Diawara. Le ultime occasioni sono capitate sui piedi proprio di Santon (mezza ciccata) e sulla testa di Kolarov: altro miracolo di Buffon e tutti a casa. Fino in fondo l'amaro calice.