Per quanto possa apparire incomprensibile magari a chi non comprende il legame che c'è tra questo popolo e la sua squadra, alla fine sono arrivati persino gli applausi ai giocatori che sotto al settore sono andati a ringraziare i tifosi, forse gli unici all'altezza dell'evento in un'altra serata tanto amara. E così si è conclusa una lunghissima giornata (infrasettimanale, peraltro) onorata ancora una volta al botteghino: 910 ne sono stati conteggiati per l'esattezza, ma a colpo d'occhio sono apparsi di più, per non contare quelli sparsi in tribuna e saltati su dalla speranza dopo l'autogol di Buffon.

Hanno cominciato a tifare da subito, dal riscaldamento di cui per primi in quel gelo avrebbero bisogno proprio gli spettatori in tribuna. Il rito del prepartita all'Allianz è ultrasperimentato, ognuno gioca il suo ruolo, dallo speaker (presunto) divertente alle interviste ai bambini, dai cori chiamate dagli altoparlanti alla musica da discoteca, fino alle riprese delle coppie che invariabilmente sentono l'obbligo di baciarsi.

A rompere la "magia" gli ospiti indesiderati, il manipolo di un migliaio di romanisti capaci di sovrastare il resto dello stadium non appena le tute gialle della Roma escono dagli spogliatoi e vanno a raccogliere il loro caloroso sprone nello spicchio tra "Curva Nord" e "Tribuna Tevere". È il solito rito della speranza che poi la partita esaurirà, senza che peraltro il sostegno venga mai a mancare.
"Camminerò insieme a te" è il mantra che in quel lunghissimo primo tempo viene elevato al cielo con insistenza, prima nei minuti della speranza poi in quelli della rapida disillusione. E tutti compatti dietro una grande Lupa Capitolina: questa è stata la scelta dei gruppi che sarà ripetuta ogni volta che ci si schiererà dentro settori ospiti contenuti, senza troppe possibilità di esporre le diverse pezze che continueranno invece ad adornare le balconate dei settori più accoglienti.

Nel secondo tempo la speranza si è ravvivata dopo il gol cagionato da Ünder, ma l'intensità del supporto non è mai calata. Nei due calci d'angolo calciati da quelle parti Pjanic non ha sentito parole di gran conforto, ma era inevitabile, anche per sfogare la rabbia accumulata. Oggi è un nemico che vince qualche partita in più ma che ha deciso di non stare più dietro quella Lupa. Problemi suoi.