Com'è che dicono gli allenatori alla vigilia delle partite importanti? La risposta è sempre stata e sempre sarà un disco incantato: certe partite si preparano da sole, non c'è bisogno di dire nulla. Confermiamo. Soprattutto alla vigilia della madre di tutte le partite, almeno per noi inguaribili tifosi romanisti, la sfida contro quella vecchia signora che per noi è sempre stata più vecchia che signora. Anche per questioni che ci fanno sempre tornare alla mente, episodi che hanno fatto rima con la parola ingiustizia.

Non ci abbiamo mai fatto il callo e ogni volta che incrociamo la nostra strada con quelle maglie bianconere, il desiderio di batterli è prioritario rispetto a qualsiasi altra considerazione. Nel senso che un romanista non rinnegherà mai se stesso pur di far perdere qualcun altro, questo è un esercizio che lasciamo volentieri ad altri. No, noi questa partita la vogliamo vincere. Per ripartire in campionato, riappropiandoci di un pezzetto di quel sogno svanito nella prima del 2019 contro il Torino, per continuare a inseguire uno di quei primi quattro posti che vogliono dire tornare a qualificarci per la Champions League che è l'obiettivo di questo nuovo, ennesimo si potrebbe pure dire, anno zero, per ridare concretezza e futuro al progetto fonsechiano e petrachiano che, comunque, in questa stagione ci ha fatto rivedere un pizzico di luce.

Un conto è dirlo, però, un altro è farlo. Perché sarebbe autolesionistico pensare che sarà facile. In campo stasera, in un Olimpico annunciato come nelle notti migliori, scenderà in campo la prima della classe, da otto anni campione d'Italia, una squadra cannibale, in tutti i sensi, del nostro calcio in cui da sempre ha percorso anche corsie privilegiate, qualche volta addentrandosi pure in percorsi oscuri. Detto questo non si può non prendere atto della forza tecnica e agonistica della Juventus, una rosa infinita, la possibilità di lasciare in panchina un De Ligt pagato quasi ottanta milioni, il fiore all'occhiello di un portoghese che Fonseca spera, a fine partita, di vedere arrabbiato.

Servirà una Roma perfetta per riuscirci, forse anche una Roma diversa come modulo rispetto a quella che abbiamo più o meno sempre visto in questa stagione. Chissà se Fonseca deciderà di stupire in occasione della madre di tutte le partite, come ieri in qualche misura ha fatto intuire nel corso della solita conferenza stampa della vigilia. Ma al di là dei moduli, che pure una certa importanza ce l'hanno, quello che servirà, sarà una Roma attenta, concentrata, di corsa, fisica, in grado di attaccare con equilibrio e, allo stesso tempo, di difendersi avendo come obiettivo rubare il pallone, ripartire per andare a fare male. Lo sa Fonseca, lo sanno i giocatori, lo sanno i tifosi. Non serve aggiungere altro.