La città della poesia per antonomasia ci ha mostrato più cose in cielo e in terra - per citare Shakespeare - che in tutta la vostra filosofia. Treni, pullman e carovane di macchine in viaggio verso la Toscana, ma anche partite seguite con il batticuore in uno stadio deserto, con gli occhi rivolti non al campo, pensì ai maxischermi. Fiorentina-Roma è un lunedì in cui siamo «tutti parrucchieri», pur di accompagnare la squadra che di lì a poco sarà Campione d'Italia e una domenica pomeriggio d'inizio primavera in cui un sogno atteso quarantuno anni comincia ad assumere i contorni della realtà. Al Comunale prima e al Franchi poi sono le sfide tra Antognoni e Falcao, tra Batistuta e Balbo e poi tra Chiesa e Batistuta (passato con noi).

Fiorentina-Roma è un grido lungo tre minuti e quaranta secondi, che da Torino raggiunge Firenze: la Roma di Liedholm viene inchiodata sul 2-2 dai viola (allenati da Picchio De Sisti), ma il Torino di Bersellini vince un derby storico, passando da 0-2 a 3-2 nell'arco di duecentoventi secondi. In Toscana i romanisti sono giunti in massa: una marea giallorossa riunita attorno a quello striscione "Torcida Ultrà" e apprendono del miracolo in corso in Piemonte. «Il 15 maggio regaleremo al Toro un po' della nostra gioia», dice Falcao al termine della partita. «Ormai il campionato è nostro», profetizza Bruno Conti. Così sarà.

Ci sarà da attendere altri diciotto anni per tornare sul tetto d'Italia, ma a Firenze - in un inedito lunedì pomeriggio - raccoglieremo una delle tre sconfitte del campionato 2000-01. Nonostante il giorno feriale, però, i romanisti non si sono tirati indietro. Tanti altri seguono la partita dai maxischermi dell'Olimpico: un'usanza già messa in pratica quattro anni prima, il 19 ottobre 1997, quando l'impianto romano si riempie di cinquantratremila spettatori che assistono alla partita in corso a Firenze. Sono i primi anni della pay per view, Sky è ancora di là da venire, e pur di stare vicini alla Roma si fa gruppo sugli spalti in uno stadio senza calciatori. Per tutti gli altri, per quelli che sono riusciti ad accaparrarsi un biglietto, il menù prevede Roma e Formaggino, come è stato ribattezzato il settore ospiti del Franchi.

Le lacrime del Principe

«Bianca stella dell'universo dell'inutile, Firenze sogna e sogna Firenze» cantavano i Litfiba. Meriterebbero una canzone (o una poesia) anche le lacrime di Giuseppe Giannini il 5 maggio 1996: la Roma ha appena vinto 4-1 contro i viola di Ranieri (doppiette di Balbo e Delvecchio) e il "Principe" ha disputato una partita sontuosa, sporcata però da un giallo che lo costringerà a saltare per squalifica l'ultima di campionato all'Olimpico. Peppe, che sa che quella sarà la sua ultima partita in maglia giallorossa, si reca sotto al Formaggino e scoppia a piangere: non riesce a trattenere le lacrime, è il suo modo di salutare la sua gente.

Una settimana dopo, per Roma-Inter, la Sud gli riserverà un messaggio d'amore: «Solo chi la ama e soffre per la maglia ha il diritto di onorarla... Per sempre, grazie Capitano!». Niente lacrime per Francesco Totti, che quindici anni dopo raggiunge quota 200 gol in Serie A in quello stesso stadio: la Roma (guidata da Montella, che ora siede sull'altra panchina) pareggia 2-2 e il Dieci colpisce due volte. E come dimenticare la zampata di Mirko Vucinic che, un anno prima, ci avvicinava ulteriormente all'Inter di Mourinho? Julio Sergio parava di tutto, quindi a pochi minuti dalla fine il montenegrino ci faceva esplodere di gioia. Così come fa Radja Nainggolan il 19 aprile 2014: la Roma di Rudia Garcia espugna 1-0 il Franchi grazie al belga e, dopo tre stagioni, ritrova la qualificazione in Champions League.

Un bacione a Firenze l'hanno portato spesso i romanisti, che hanno seguito la loro squadra nella buona e nella cattiva sorte: Roma e Formaggino è ciò che serve per campare, sia che si giochi di domenica, di lunedì o - come quest'anno - di venerdì. Loro ci sono sempre.