Paradossi del calcio, alla fine delle partite del girone J festeggia il Basaksehir addirittura corsaro a Moenchengladbach (il dio del calcio ha punito la superbia dei tedeschi, premiati oltremodo nel doppio confronto con i giallorossi) mentre all'Olimpico la Roma e il Wolfsberger pareggiano, però la squadra che passa il turno (come seconda) torna negli spogliatoi a testa bassa mentre gli austriaci restano in campo a far festa grande con i propri tifosi perché per loro, decisamente la squadra più scarsa delle quattro, uscire due volte imbattuti contro la Roma è comunque un successo da celebrare. Eccola la colpa dei giallorossi, aver finito il gruppo secondi alle spalle dei turchi spazzati via con sette gol (a zero) per non aver saputo battere né a Graz né ieri i modesti austriaci, terzi nel loro campionato tredici punti dietro il Salisburgo, che adesso è tra i possibili avversari di prima fascia, con diversi altri club di primo livello che almeno ai sedicesimi si potevano evitare.

Non sono bastati un buon inizio e un bel finale però ieri a vincere la partita. Due volte in vantaggio (rigore di Perotti conquistato da Dzeko, autore poi del secondo gol) e due volte ripresi (autogol di Florenzi, 2-2 definitivo di Weissman dopo un'ora di gioco), i giallorossi hanno affrontato la gara senza la giusta motivazione. Così il compito iniziale è stato reso facile solo dall'inconsistenza difensiva degli austriaci perché quanto a capacità di costruzione, volontà di dominio, "ossessione" di possesso, per dirla alla Fonseca, sin dal primo tempo ha fatto assai meglio il Wolfsberger, forse galvanizzato dalla vetrina dell'Olimpico e privo di qualsiasi tensione psicologica, fuori com'era da ogni possibile prospettiva di qualificazione. Invece la Roma aveva da giocarsi tanto perché nell'altro campo gara il risultato non era affatto scontato e infatti è stato in bilico fino alla fine, con la clamorosa sentenza arrivata nei minuti di recupero. Così nel primo tempo la squadra giallorossa, pur chiudendo in vantaggio per 2-1, ha lasciato l'amara sensazione della squadra che tirava soprattutto al triplice fischio, senza quella spinta emotiva che aveva conquistato tutti i tifosi in queste lunghe settimane di graduale crescita.

Nel freddino dell'Olimpico, nella quiete idrico-meteorologica prima della tempesta d'acqua prevista per oggi, la palla ha faticato per uscire dal palleggio della prima costruzione, con Florenzi e Spinazzola col freno a mano tirato, Fazio e Mancini poco desiderosi di verticalizzare e pronti sempre a far tornare la manovra a Mirante, Diawara e Veretout timidi e poco reattivi, e attaccanti non ben coordinati nello sviluppo centrale, col solo Perotti brillante quando almeno ha avuto l'occasione di puntare qualche avversario. E proprio dalla parte sinistra sono nate le due azioni vincenti del primo tempo mentre dalla parte destra della difesa sono scaturiti i pericoli maggiori.

Al pronti-via la Roma si è ritrovata in vantaggio dopo 5 minuti giocati nella propria metà campo: a rompere l'equilibrio è bastata una verticale di Mkhitaryan per Dzeko, bravo a prendere il tempo a tutti e a ingannare il portiere avversario che nella speranza di anticiparlo in uscita l'ha invece travolto. Dal dischetto, al 7', Perotti con la consueta serenità ha spiazzato Kofler e portato la Roma sopra. La soddisfazione è durata tre minuti, tempo per Niangbo di portarsi a spasso Mancini fuori dall'area, puntare la porta, chiudere il triangolo con Schmiz e servire Weissman, anticipato di punta da Florenzi fino a ingannare Mirante, per l'autogol dell'1-1. Al 19', però, una nuova iniziativa verticale stavolta di Diawara ha trovato Perotti libero di incunearsi dentro l'area e di servire Dzeko per il più classico dei gol a porta vuota. Ma invece di intimorire gli avversari, mentre a Moenchengladbach il Borussia passava in vantaggio e quindi togliendo di nuovo il primato momentaneo del gruppo alla Roma, il 2-1 ha rinsaldato gli austriaci che hanno continuato nelle loro pressioni convincenti, nel loro palleggio ad uno o due tocchi in verticale che ha tenuto in costante apprensione la retroguardia romanista, pur in assenza di occasioni concrete da gol, non volendo conteggiare il gol annullato giustamente a Weissman per fuorigioco (doppio, peraltro) al 24'.

Ad inizio ripresa Fazio si è aggrappato ad un altro presunto fuorigioco dopo soli tre minuti, ma stavolta l'assistente del puntiglioso inglese Pawson ha correttamente tenuto bassa la bandierina sulla traiettoria lunga di Novak, e solo il palo ha salvato la Roma dal pareggio sul colpo di testa ben assestato da Weissman. Insomma, si è ripartiti da dove si era finito e qualche mugugno si è sollevato anche dalla Sud, ovviamente unico settore pieno anche in una serata così povera di stimoli (almeno per chi partecipa solo quando il fascino della partita è più attraente). Almeno era tornato in parità il risultato in Germania, col conseguente nuovo primato nel girone raggiunto dalla Roma. Al 14' è stato invece Mirante a salvare la porta con un gran balzo alla sua sinistra su destro a giro di Niangbo, ma ricadendo ha dato il colpo di grazia alla spalla che già lo aveva tenuto sulle spine nel primo tempo: al suo posto è entrato Pau Lopez.

Tempo di entrare e lo spagnolo si è dovuto arrendere al pareggio che è sembrato quasi inevitabile: a rivedere l'azione al microscopio, c'erano probabilmente un paio di irregolarità (fallo su Mkhitaryan in transizione e dubbia posizione di Niangbo sulla ripartenza austriaca), ma il modo con cui Fazio si è fatto anticipare da Weissman reclama vendetta. Così la partita è tornata in parità e si è trascinata fino alla fine col dubbio che il risultato poteva essere sufficiente per passare, ma non per il primo posto, e col rischio che l'eventuale gol del Basaksehir avrebbe comportato addirittura l'eliminazione in caso di gol austriaco. E infatti i turchi hanno segnato, ma la Roma no, nonostante gli inserimenti di Zaniolo e Pellegrini abbiano dato finalmente quel vigore che era mancato: di Diawara su corner e di Dzeko al 93' le occasioni mancate. Giusto finire secondi.