C'è ancora roba da Tar
Trasferte vietate ai residenti a Roma e provincia, predisposte istanze di appello. Lotito (Airc) a Radio Romanista: «Non siamo soddisfatti, tuteleremo i diritti di tutti i romanisti»
(GETTY IMAGES)
Sei trasferte al termine del campionato per la Roma. Al momento tutte senza settore ospiti e tifosi provenienti dalla Capitale. Sono i postumi della grottesca pronuncia del Tar sul ricorso di sospensiva presentato da Airc (Associazione italiana Roma club) e Utr (Unione tifosi romanisti), avverso il provvedimento restrittivo nei confronti delle trasferte per i sostenitori romanisti. Il Tribunale amministrativo regionale ha accolto soltanto uno dei motivi proposti, limitando - per così dire - il divieto ai residenti a Roma e provincia, non più a quelli di tutto il resto della regione. Per gli avvocati delle due associazioni di tifosi il Tar non ha risposto a tutte le censure formulate, dunque è già stato annunciato un ulteriore appello. L’udienza di merito, nella quale dovrebbe discutersi la fondatezza del ricorso, è però fissata a ottobre, ovvero a prossima stagione già inoltrata, quando inoltre il provvedimento sarà esaurito (il divieto è stato disposto per tutto il resto di questa stagione) e non ci sarà più interesse. Motivo per il quale l’appello sarà discusso al Consiglio di Stato, che presumibilmente si pronuncerà nella seconda metà di marzo.
Quattro delle sei trasferte restanti potrebbero essere ancora “salvabili”. È l’auspicio di Francesco Lotito, presidente dell’Airc intervenuto ieri ai microfoni di Radio Romanista in merito alla vicenda. «Gli avvocati stanno predisponendo istanza di appello cautelare al Consiglio di Stato - le sue parole - che dovrebbe andare in discussione il 19 marzo. L’ordinanza del Tar non ci soddisfa del tutto: certo è positivo che i romanisti delle province di Latina, Frosinone, Rieti e Viterbo possano andare in trasferta. Restano due problemi: la chiusura del settore ospiti, che danneggia i romanisti delle altre regioni, che possono comprare il biglietto ma si trovano mischiati con i tifosi delle altre squadre e quindi non in totale sicurezza; e il divieto ai romanisti di Roma. Si è condannato senza se e senza ma, giustamente, l’episodio avvenuto. Ma definirlo grave ci lascia perplessi: non ci sono stati feriti e la polizia stradale passata 10 minuti dopo non ha trovato nessuno. Ci vuole proporzionalità tra quanto accaduto e la sanzione. La responsabilità in Italia è individuale e poi non si capisce perché diventi collettiva. Il Tar ha confermato che è prevenzione e non punizione, a noi sembra il contrario. Basterebbe avere un servizio lungo l’autostrada per evitare incidenti, che restano sempre da condannare, sia chiaro». La palla passa ora al Consiglio di Stato. Se non si colpissero tutti per “educarne” dieci, o anche cento, sarebbe già un passo avanti. O quantomeno verso la normalità per la fine della stagione.
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