Finisce ancora male, anzi pure peggio di quindici giorni fa, ma stavolta il gol del 2-1 che rende amara la trasferta tedesca e assai più complicata la qualificazione è regolare e la Roma deve semmai domandarsi perché i giocatori avessero già staccato la spina con qualche secondo di anticipo, vista la mollezza con cui hanno marcato in area nell'ultima azione della partita, al quinto dei cinque minuti di recupero. Su quella palla calciata in area da Zakaria, Plea (entrato al 28' della ripresa al posto di Neuhaus) è saltato decisamente più alto di Veretout (splendido, fino a quel momento) mentre Thuram si è preso lo spazio tra Fazio e Smalling e ha deviato di testa sotto misura in maniera imparabile. È stato il gol che ha rotto l'equilibrio che fin lì 95 minuti avevano sancito, con la Roma brava a recupare con Fazio nel secondo tempo un gol di svantaggio causato dallo stesso Fazio nella stessa porta nel primo tempo, peraltro nato su azione irregolare.


La prima beffa era arrivata al 35' di un tempo, giocato in perfetto equilibrio tra due squadre dalle conoscenze tattiche sofisticate: poi una palla che è apparsa chiaramente uscita nel controllo dei giocatori del Borussia è stata rimessa in campo con un uncino da Wendt, con Santon praticamente fermo a braccio alzato quasi in attesa di battere la rimessa laterale e invece l'impassibile guardalinee Nevado Rodriguez con la bandiera bassa ha fatto proseguire fino a determinare un due contro due esterno tra Neuhaus e Thuram che con un triangolo hanno chiuso la giocata profonda e sul cross del francese, che sarebbe sfilato serenamente sul secondo palo dove non c'era nessuno, Fazio preoccupato dall'arrivo di Stindl ha allungato la punta del suo scarpino fino a deviare alle spalle di Lopez, ormai sicuro del pericolo scampato come tutti i tifosi romanisti. Si è così rotto un equilibrio che per i primi 45 minuti sembrava intoccabile, con azioni davvero ridotte all'osso non per la tirchieria offensiva delle due squadre, ma paradossalmente per l'effetto opposto, perché le altissime pressioni portate sulle difese hanno spesso impedito costruzioni di manovre troppo elaborate per poter essere rifinite pericolosamente. Il fantasioso Rose aveva scelto un 352 praticamente inedito, pensato evidentemente apposta per impedire la facile uscita in palleggio della Roma, con tre centrali schierati in terza linea, tre centrocampisti di gamba e estro come Zakaria, Benes e Neuhaus (il Pogba svizzero nel mezzo e due trequartisti), due terzini pronti ad alzarsi rapidi e, davanti, Thuram con l'eclettico Stindl. Fonseca aveva confermato invece la sua squadra tipo di questo periodo, senza inserire dall'inizio né Perotti né Ünder (tantomeno Florenzi, alla quinta esclusione consecutiva), lasciando Zaniolo a destra e Pastore centrale alle spalle di Dzeko. E proprio dai due elementi di maggior fantasia della Roma sono uscite le due palle gol del primo tempo, con Zaniolo di testa su angolo di Veretout (sarebbe stata la fotocopia del gol dell'andata), e su straordinaria iniziativa personale di Pastore, capace di saltare tre uomini in un fazzoletto in area per poi però arrivare decentrato al cospetto di Sommer, bravo a restare in piedi e a respingere il destro finale. Il Borussia aveva invece avuto le sue chances con Zakaria (destro alto di poco dopo affannosa respinta giallorossa in area) e poi con Neuhaus, con Fazio abile a deviare in corner il tiro da distanza ravvicinata.

Prima del gol Rose era stato costretto a sostituire per infortunio uno dei tre centrali, Jantschke, con un centrocampista, Hofmann, ma abbassando il tuttofare Zakaria il sistema di gioco era rimasto lo stesso. Dopo il gol invece Pastore ha reclamato un rigore per una scivolata ai limiti del lecito proprio di Zakaria, ma l'impassibile terna spagnola non ha rilevato irregolarità. E quando mai. Dopo l'intervallo la partita ha preso subito una piega diversa, con due occasioni immediate non finalizzate (Dzeko che ha tirato invece di servire Kluivert solo, Stindl che ha mandato fuori un rimpallo su conclusione di Thuram) e con la Roma che a poco a poco ha preso il controllo della partita, con gli inutili tentativi di Rose di cambiare qualcosa, una volta intuito che la gara stava prendendo una piega per loro sgradevole. Ha rimesso Zakaria in regia, risistemando a 4 la difesa e alzando Benes da trequarti centrale, con le stesse punte. Pastore ha sfiorato il pareggio su un'altra prodezza (gran destro a giro destinato all'incrocio, Sommer si è superato per alzarlo oltre la traversa), poi Mancini, già ammonito, e provato da diverse rincorse anche a vuoto, è stato chiamato in panchina da Fonseca e sostituito da Diawara, ma niente è cambiato nel dinamismo della squadra, ormai decisamente protagonista. Al 17' ci hanno provato Zaniolo e Kluivert, al 19' Fazio si è preso la sua rivincita andando a deviare ancora con la punta nella stessa porta, ma stavolta volontariamente, una bella punizione calciata da Kolarov a modo suo, a sinistra. Come all'andata, gol su calcio piazzato, vero e proprio punto debole degli avversari. Ma in quel momento nessuno poteva sapere quanto sarebbe stata amara la legge del contrappasso. Ormai padrona del campo, la Roma ha spinto ancora sull'acceleratore, Dzeko ha lanciato nel vuoto Kluivert che ha provato a resistere alla carica di Ginter alle spalle, poi è scivolato e non è riuscito a concludere, al 25' una mostruosa galoppata esterna di Veretout è stata trasformata da Dzeko in un assist divino ancora per Kluivert che incrociando di sinistro ha sfiorato un gol che sarebbe stato l'ennesimo manifesto del calcio di Fonseca. Poi la stanchezza si è fatta sentire, i tecnici hanno operato tutte le sostituzioni possibili, ma Ünder e Perotti non hanno garantito la stessa sostanza di Zaniolo e Pastore ed è apparso chiaro a tutti che si sarebbe andati a casa con un punto a testa, preziosissimo per la Roma, letale per i tedeschi. E invece quella palla maledettamente sottovalutata ha cambiato tutto.