Multa, quantificata in trentamila euro. Diffida. Richiesta di supplemento d'indagine. È la sentenza del Giudice sportivo Mastrandrea a proposito dei cori di discriminazione territoriale di sabato scorso all'Olimpico nella partita contro il Napoli. Cori che avevano portato alla sospensione della partita e poi refertati dall'arbitro Rocchi e dagli ispettori federali presenti allo stadio. Come si legge nelle motivazioni, la multa con diffida per la Roma è stata inflitta «per avere i suoi sostenitori intonato più volte cori insultanti di matrice territoriale nei confronti della tifoseria avversaria che portavano il direttore di gara, al 23' del secondo tempo, a interrompere la gara per circa un minuto. La sanzione è stata attenuata per il fattivo ed efficace comportamento del capitano della Roma (Edin Dzeko, ndr), non registrandosi ulteriori cori durante la gara dopo l'annuncio e l'intervento del suddetto calciatore. Viene però richiesta alla Procura federale la trasmissione di maggiori elementi di dettaglio circa l'effettivo settore di provenienza dei suddetti cori, ai fini dell'eventuale adozione di ulteriori provvedimenti».

La prima cosa che ci viene da dire se la sentenza non ha portato alla chiusura del settore è grazie Edin, insomma ci si potrebbe lasciare andare anche a un sospiro di sollievo considerando che le premesse avevano fatto temere il peggio. In realtà, a parte comunque i ringraziamenti a Dzeko, non è così. Perché la sentenza è assai più punitiva di quello che si potrebbe pensare. Intanto c'è la diffida che, di fatto, garantisce come alla prossima sanzione causata da cori di discriminazione territoriale, scatterà in automatico la chiusura del settore (quale probabilmente sarà determinato dal supplemento d'indagine che è stato richiesto). E la cosa, ovviamente, a Trigoria non ha fatto piacere a nessuno.

E poi c'è la questione della multa, trentamila euro, che si può ritenere decisamente pesante se rapportata a uno specifico precedente di questo campionato ma, soprattutto, tenendo conto del fatto che i cori sono stati di discriminazione territoriale, non razziale. C'è una certa differenza. E questo per merito proprio della società giallorossa in conseguenza dei due turni di chiusura rimediati dopo un Roma-Napoli del 2014 di coppa Italia. Cosa che portò la società giallorossa a intraprendere una battaglia, alla fine vinta, affinchè ci fosse una gradualità di pene a proposito di cori razzisti (più gravi) e cori di discriminazione territoriale.

Ma torniamo all'entità della multa. In occasione di Atalanta-Fiorentina di questo campionato, la partita fu sospesa a causa di cori razzisti nei confronti di Dalbert. Il Giudice all'epoca punì la società bergamasca con diecimila euro di multa, un terzo rispetto alla multa inflitta alla Roma per cori che, da regolamento, sono ritenuti meno gravi rispetto ai buu balotelliani, giusto per rimanere alla stretta attualità. In questo caso, volendo fare un paragone, è come se un giudice avesse sanzionato uno scippatore con una pena superiore a quella inflitta a un rapinatore. In più, a questo proposito, c'è da dire che l'altoparlante dell'Olimpico (in occasione di questi annunci, è un uomo della Lega a parlare), nel momento del primo annuncio, ha parlato di cori razzisti, inducendo magari qualcuno a insistere.

Per tutte queste ragioni, a Trigoria la sentenza non è stata accolta come un successo. Al punto che, una volta lette le motivazioni complete, si valuterà se fare o meno ricorso. Da un punto di vista tecnico e giuridico ci sono tutti i presupposti per poterlo fare con la consapevolezza di poter avere più di un argomento per vedere attenuata la multa e tolta la diffida. Al contrario da un punto di vista di opportunità, se volete chiamatela di politica sportiva, si faranno tutte le riflessioni del caso se inoltrare o meno un eventuale ricorso. Chiudiamo permettendoci un consiglio: la prossima in casa sarà contro il Brescia di Balotelli... Ci siamo capiti.