«E mi ricordo chi voleva al potere la fantasia», cantava Vasco Rossi qualche anno fa. Con largo anticipo rispetto all'avventura di Paulo Fonseca sulla panchina della Roma. Ma usando indirettamente il più appropriato dei riferimenti alla fase attuale del gruppo agli ordini del portoghese. È trascorso poco più di un mese dall'inizio degli impegni ufficiali e il tecnico già si trova a dover fare i conti con l'infermeria. Che segna il sold out o quasi in una delle linee che costituiscono il marchio di fabbrica del suo gioco: quella dei trequartisti.

Ünder e Mkhitaryan possono rientrare dopo la prossima sosta per le nazionali; anche per Perotti i tempi dovrebbero essere brevi, forse anche inferiori; mentre è più lontano il ritorno di Lorenzo Pellegrini. Sui sette di ruolo in rosa, ora ne sono rimasti a disposizione due fra quelli più utilizzati: Zaniolo e Kluivert. Più Javier Pastore, che però per il momento ha accumulato un minutaggio marginale.

E proprio alla leva calcistica del '99 è affidata la rifinitura del gioco d'attacco alle spalle di Bomber Dzeko. Nessun cuore pieno di paura. E se è vero che un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia, i due ventenni hanno già dimostrato di saperci fare in ognuno dei tre ambiti e di non nutrire timori reverenziali dettati dalla giovane età.

Semmai con loro la questione può essere quella opposta - quanto fisiologica - relativa all'esperienza. L'esempio più vicino in ordine di tempo si è avuto a Lecce, quando Nicolò ha inscenato uno dei suoi coast to coast, seminando avversari in serie con forza fisica e rapidità fino all'ingresso in area avversaria, quando poi invece di servire Justin completamente solo dall'altro lato, si è allungato la palla vanificando l'occasione d'oro.

Eppure il talento di Zaniolo (così come quello del compagno olandese) non è in discussione. Perlomeno non da qui. Sono stati proprio i due ragazzi terribili a guidare la Roma alla vittoria d'esordio in Europa League, saranno ancora loro a cercare di bissare la prestazione anche in Austria e aiutare la squadra a ipotecare il passaggio del turno nel girone con largo anticipo. Gli strappi in velocità e la tecnica a disposizione di entrambi può aiutare Dzeko a incrementare il già cospicuo bottino personale. Permettendo nel contempo a Fonseca di non soffrire le tante assenze nella linea alle spalle del bosniaco.

Non tutti individuano però il numero 22 come un trequartista puro. È il caso di Roberto Mancini, suo estimatore da tempi non sospetti. Il ct azzurro lo ha convocato in Nazionale prima ancora che esordisse in Serie A con la Roma, come ha ricordato ieri ai microfoni di Radio Deejay. «Eravamo a settembre, all'inizio della stagione, l'ho chiamato perché mi era sembrato bravo e volevo conoscerlo meglio. Poi nell'arco di sei mesi è cresciuto tantissimo. Lui e Chiesa sono giovani e non ancora completamente al cento per cento sotto tanti aspetti: hanno bisogno di giocare molte partite e hanno tanta strada da fare. Per me Zaniolo con la sua tecnica e la sua fisicità è meglio da mezzala. Certo è che non si tratta di un attaccante»