La prima sconfitta fa più male di quel che si poteva immaginare perché oltre al ridimensionamento che arriva per il risultato maturato contro una delle rivali dirette (forse la più attrezzata per la corsa al quarto posto che al momento resta l'obiettivo più sensato che ci si possa porre), c'è anche da fare i conti con quel senso di impotenza che ha provato la Roma per lunghi tratti di questa complicatissima sfida con l'Atalanta che restituisce una misura diversa delle prospettive di questa stagione. Se è vero che se fosse girato diversamente qualche episodio forse la partita avrebbe avuto uno sviluppo diverso, è ancor più vero che l'esito finale è apparso quasi inevitabile per come nel secondo tempo s'è messa la partita, con l'Atalanta in crescita costante anche fisica e la Roma invece decisamente incastrata in una spirale negativa.

Zaniolo avrebbe avuto l'opportunità di cambiare il destino della gara rendendo oro puro allo scoccare dell'ora di gioco una fantastica giocata di Pellegrini, l'unica della sua storta partita, ma dopo aver saltato Palomino e Gollini non ha tirato subito a porta quasi vuota e ha consentito a Toloi di rimediare. Da lì in poi l'Atalanta si è presa la partita, ha sfiorato il gol sull'unico corner battuto (25', Palomino a saltare da solo indirizzando fuori) e ha segnato un minuto dopo: Veretout ha sbagliato malamente un cambio gioco appena battuta una punizione, Gomez ne ha approfittato subito mandando a duello due contro due Freuler e Zapata contro Jesus (in ritardo) e Smalling, ma l'inglese ha chiuso prima su uno e poi sull'altro e dunque il colombiano ha avuto il tempo di scaricare sotto la traversa il suo ciclonico sinistro. E subito c'è stata la percezione che quella Roma non sarebbe bastata a recuperare. Anche perché Fonseca era partito in un modo e poi si era quasi subito disposto in un altro. E si è capito al 12' del primo tempo il motivo per cui per questa partita aveva scelto Florenzi esterno alto lasciando in panchina Mkhitaryan e Kluivert, rinunciando dunque per la prima volta, almeno nominalmente, a un attaccante. C'erano già state due rapide iniziative nerazzurre (una esterna e una per un'uscita dal basso con Fazio saltato in una pressione troppo avanzata) e vedendo questa tendenza dei tre attaccanti di bianco vestiti a fraseggiare sulla trequarti e approfittando di un estemporaneo infortunio a Pau Lopez, l'allenatore portoghese ha ridisegnato la Roma, accettando un confronto allo specchio con questa stranissima creatura tattica che aveva davanti.

Così si è sistemato con 3 difensori (da destra Fazio, Smalling e Kolarov), alzando a sinistra Spinazzola e abbassando a destra Florenzi a far linea di reparto con Cristante e Veretout, e mettendo Zaniolo e Pellegrini a trequarti dietro a Dzeko. Contro identico schieramento avversario, con Gomez e Malinovskyi a giostrare dietro il finto riferimento centrale di Ilicic, il solito centrocampo muscolare con Hateboer, Freuler, De Roon e Castagne davanti a due ex romanisti (Toloi e Kjaer) oltre a Palomino. Questi marines privi di scrupoli nei duelli ma di grande applicazione e senso tattico (soprattutto individuale) occupano militarmente il campo non secondo zone di competenza, ma solo per ingaggiare dieci "risse" (tecniche) personali contro gli avversari. E così per riuscire a trovare un varco l'unica soluzione per i romanisti è lasciarsi alle spalle il proprio cerbero, costringendo a quel punto l'avversario successivo a fare una scelta: ad esempio tentativo riuscito benissimo a Spinazzola al 17' che è riuscito a partire da solo dalla propria trequarti grazie all'intervento di Cristante (i due ex atalantini in campo) ad interrompere una fitta trama offensiva nerazzurra e nella volata perfettamente solitaria il terzino (già spostato esterno di metà campo) è arrivato da solo fino alla porta avversaria, quasi ignorato dagli altri preoccupati ognuno dalla sua marcatura, fino alla conclusione finale rimpallata alla disperata da Palomino che dentro l'area ha mollato il suo riferimento per contrastare l'ex compagno.

Col nuovo equilibrio tattico si è prodotto uno stallo in campo e ne ha beneficiato la Roma che ha prodotto tre occasioni da gol intorno alla mezz'ora, la più ghiotta delle quali grazie a una splendida uscita dagli agguati avversari culminata con tre passaggi veloci in successione (Florenzi, Spinazzola, Dzeko) a liberare a sinistra il bosniaco che ha avuto il tempo di sistemarsi il pallone e cercare forte il palo più lontano, trovando però sulla traiettoria il braccione proteso di Gollini. Pochi minuti dopo Gomez rientrando da sinistra ha colto il movimento innescato da Ilicic non ben assorbito da Kolarov e l'ha servito lungo, sul rimbalzo lo sloveno ha tirato al volo di destro non inquadrando la porta. Poi si è andati all'intervallo, con questo senso vivo di una battaglia da decidere con episodi favorevoli. Le sliding doors del destino hanno detto no a Zaniolo (che poi è uscito per far spazio a Mkhitaryan) e sì a Zapata, così, perso per perso (anche perché al 29' di questa ripresa Hateboer ha sfiorato il raddoppio), Fonseca è tornato all'antico, togliendo Fazio dall'imbarazzo di un duello con Gomez a campo aperto che rischiava di umiliarlo e inserendo Kalinic, per un 424 d'assalto che ha rischiato di riequilibrare l'inerzio della gara. È bastato infatti alzare un paio di palloni verso Dzeko assistito da vicino dagli altri tre giocatori offensivi per vedere un paio di vere occasioni da gol: sulla prima Kalinic sfruttando un rimpallo ha potuto battere in solitudine (ma ha trovato di fronte un irriducibile Gollini), sulla seconda Kjaer (che aveva vinto quasi tutti i suoi duelli con Dzeko) ha respinto di testa un gran destro di Veretout. Poi è entrato Pasalic per Gomez ed è stato lui a sfruttare una dormita dei romanisti su punizione laterale e a regalare a De Roon l'assit per il raddoppio a porta vuota.