Agevole dal punto di vista logistico, molto meno sul campo. La trasferta di Perugia ha storicamente avuto un doppio volto, tendente al lato meno piacevole proprio nell'aspetto che più conta in una partita. La Roma è incappata spesso e malvolentieri in giornate complicate al Curi, anche contro squadre differenti da quella umbra. Come nello spareggio del 1989 con la Fiorentina per andare in Coppa Uefa, quando la delusione arrivò addirittura da Pruzzo. Dieci anni dopo però tocca ai padroni di casa ospitare i giallorossi.

La Roma arriva da una discreta serie nella quale ha ottenuto dieci punti in quattro gare e che è culminata con la vittoria nel derby, probabilmente decisiva nel far perdere terreno alla corsa scudetto dei rivali di sempre. Totti ha sfoderato la sua t-shirt più famosa («Vi ho purgato ancora») e il morale è alle stelle. Il Curi assiste al consueto esodo romanista: il settore ospiti è gremito all'inverosimile, ma anche buona parte delle tribune è invasa da tifosi ospiti. In Umbria piove e anche la gara non comincia nel modo più splendente: nel primo quarto d'ora Mazzantini para tutto quello che c'è da parare e anche di più; dopo 22 minuti Rapajc calcia da lontano, Konsel respinge corto e Tedesco porta in vantaggio il Perugia.

Appena un giro d'orologio e la Roma rimette le cose a posto grazie all'aiuto di Matrecano, che manda il pallone nella sua rete. Sul finire del tempo è Di Francesco a ribaltare le sorti del match, ma prima del duplice fischio ancora Rapajc maltratta lo spaesato Quadrini e serve il più comodo degli assist a Petrachi, che di testa punisce Konsel. Anche il futuro ds romanista sulla fascia opposta a quella del croato fa il bello e il cattivo tempo, agevolato nelle sue scorribande a destra dalla proverbiale allegria difensiva zemaniana.

Nella ripresa però la Roma preme alla ricerca del gol vittoria (attaccando verso la porta sotto un settore ospiti che canta senza sosta a dispetto della pioggia battente), sfiorandolo in più occasioni: ma prima è la traversa a negarlo a Delvecchio, poi il palo ferma Totti e infine ancora un superbo Mazzantini si supera su una deviazione ravvicinata di Aldair. Gli animi si scaldano e a farne le spese è Alenichev, che viene mandato anzitempo sotto la doccia da Collina. Come spesso capita alle squadre del tecnico boemo, il forcing offensivo diventa fin troppo alto e lascia praterie agli avversari, dove s'infila a meraviglia ancora Rapajc - vero mattatore di giornata - che a un minuto dal termine si presenta tutto solo davanti a Konsel e firma la beffa. La Roma dice addio ai residui sogni di gloria, scivolando lontana dalla zona Champions. Il Perugia si allontana dalla zona calda e deve dire grazie ai suoi esterni. Uno dei due ritroverà la retta via venti anni dopo.