«Il primo taglio è il più profondo», cantava Cat Stevens nel 1967: una frase che è la variante inglese del proverbio italiano «il primo amore non si scorda mai». A maggior ragione se quell'amore è l'Amore, l'unico grande Amore concepibile: la Roma. Le sfide casalinghe con il Bologna, per i giallorossi, raccontano storie di prime volte: il primo gol di Agostino Di Bartolomei, il 7 ottobre 1973.

È la prima giornata del campionato per la squadra allenata da Manlio Scopigno, che schiera dal primo minuto un diciottenne di belle speranze che ha già avuto modo di esordire nella stagione precedente. Quel pomeriggio all'Olimpico però le cose si mettono subito male: dopo un quarto d'ora Ghetti porta in vantaggio i rossoblù allenati dal "Petisso" Pesaola e all'intervallo la Roma è sotto di una rete. In avvio di ripresa Pierino Prati pareggia i conti con un tuffo di testa sul cross basso di Morini e ridà speranza a tutti i tifosi. Anche perché il successo in casa manca da circa sette mesi, precisamente dal 18 marzo (1-0 al Torino): un digiuno troppo lungo per una squadra che si prepara a diventare grandissima. È la Roma di Rocca e di Peccenini, di Ginulfi e Santarini, che sta lanciando un giovane Agostino e si appresta ad ammirare le gesta di un funambolo di nome Bruno Conti. Quel giorno è "Dibba" a portare al successo i giallorossi, come farà tante altre volte negli anni a seguire: il numero 10 sulle spalle già c'è, per la fascia c'è ancora tempo. Su un cross dalla destra il nostro futuro capitano irrompe con una girata da bomber navigato, un tiro al volo che anticipa il difensore avversario e trafigge Battara. L'esultanza con le braccia al cielo raccontano il più autentico Agostino, quello che il 1° maggio di dieci anni più tardi si inginocchierà a terra dopo il gol all'Avellino, quando l'ingresso in porto con tanto di vessillo sarà a un passo.

Ecco il Divino

È un tap-in da centravanti anche quello con cui Paulo Roberto Falcão sblocca un Roma-Bologna del 1981: per il numero 5, già a segno contro il Carl Zeiss Jena in Coppa delle Coppe, è il primo centro in campionato, il primo davanti alla sua gente. Subito il Divino va ad abbracciarla: un salto e un pugno al cielo, con la chioma riccia che segue il tempo della sua corsa; è la sua esultanza, quasi un marchio di fabbrica per l'uomo che cambierà per sempre la nostra storia.

Si avventa sul cross basso dalla sinistra di Scarnecchia, anticipa l'uscita di Boschin con il sinistro: neanche guarda la porta, la sente. Non ha bisogno di vedere dove sia diretto il pallone che colpisce: sa che andrà lì. Dopo pochi minuti arriverà il pareggio di Giuseppe Dossena, proprio lui che ad Agostino consegnerà quel tricolore floreale il 15 maggio 1983. È come se la storia si intrecciasse con la Storia, quasi che il destino abbia preso in mano le sorti della Roma chiudendo un cerchio ipotetico che altro non è se non un abbraccio.
È l'abbraccio che unisce Ago e Paulo Roberto, a distanza di quasi otto anni: il primo gol del Capitano e quello del Divino. Un abbraccio che ha vaghe tinte rossoblù: rossoblù come il Genoa, quando il sogno si farà realtà. Rossoblù come un altro Bologna, quello che la Roma di Capello batte all'esordio nella stagione 2000-01: anche in quell'occasione il campionato comincia a ottobre, come ventisette anni prima. La prima rete la firma un altro Dieci, si chiama Francesco Totti. È lì che inizia un'altra cavalcata storica: perché il Bologna ci racconta storie delle nostre prime volte e, per certi versi, cambia per sempre la nostra storia.