Giovani e forti. Perché in due hanno quarantasei anni, ma i numeri e le giocate che mostrano all'interno del campo li fanno sembrare dei veterani, o quasi. Tammy Abraham, 24 anni, e Nicolò Zaniolo, 22, sono gli uomini-copertina del successo giallorosso a Bergamo: una vittoria netta e meritatissima, che non ammette repliche, checché ne dica Gasperini. Tre gol in due, per schiantare la Dea a casa sua a quattro anni abbondanti dall'ultima volta. Eppure i numeri da soli, per quanto ottimi, non bastano per raccontare lo straordinario affiatamento tra l'ex Chelsea e il talento di Massa. Già, perché quei numeri, ad esempio, non tengono conto del tacco con cui Nicolò ha liberato Veretout in occasione del raddoppio della Roma: palla di ritorno del francese per il 22, che resiste al ritorno di Djimsiti e batte Musso. Un gol che in Serie A Zaniolo ha dovuto attendere 514 giorni: il precedente risaliva al 22 luglio 2020, Spal-Roma 1-6. Il fuoriclasse era tornato da poco dal primo ko al crociato, ma un mese e mezzo dopo a cedere era stato il legamento dell'altro ginocchio. Un calvario che avrebbe provato il morale di chiunque, figurarsi quello di un ragazzo poco più che ventenne. Ma, dopo un'intera stagione ai box, Nicolò è ripartito senza paura, aspettando il momento per tornare a gioire: le reti con Trabzonspor e Zorya sono state un gustoso antipasto in vista della gara del Gewiss Stadium, dove gli uomini di Mou hanno letteralmente asfaltato i nerazzurri, sovvertendo i pronostici di molti addetti ai lavori. Un bel modo per festeggiare le 90 presenze con la Roma per Zaniolo - che a 22 anni vanta già 17 reti (e 9 assist) in giallorosso - e per rispondere sul campo agli insulti che il pubblico atalantino gli ha riservato dal primo all'ultimo minuto. L'abbraccio che Abraham ha riservato a Nicolò dopo il gol del raddoppio è la fotografia perfetta dell'intesa che è nata tra i due: lo "Special One", anche per far fronte alle emergenze, li ha reinventati in coppia lì davanti, e i ragazzi terribili lo stanno ripagando giorno dopo giorno con prestazioni sempre migliori. Anche qui, a suffragio della tesi intervengono i numeri di Tammy: di lui si diceva che mancasse di freddezza sotto porta, che non fosse un attaccante da 20-25 gol a stagione; beh, finora ne ha messi a referto 12 in 24 partite (in media uno ogni 149'). Di questi, 7 sono arrivati nelle ultime sei gare da lui disputate, con tre doppiette (contro Zorya, Cska Sofia e, appunto, Atalanta) e il centro decisivo per battere il Torino all'Olimpico. Insomma, il primo a beneficiare del cambio di modulo, con l'introduzione di una punta al suo fianco, sembra proprio il centravanti inglese. Oppure, semplicemente, dopo un (breve) periodo di adattamento Tammy sta prendendo le misure al campionato italiano e alle difese avversarie; anche perché non si può dimenticare che è un attaccante giovane, alla prima esperienza al di fuori dall'Inghilterra, e che la Serie A è un torneo storicamente ostico non solo per i britannici, ma per tutti gli stranieri in generale. Il suo predecessore alla Roma, Edin Dzeko, alla prima annata in giallorosso mise a referto 10 gol in 39 presenze: nessun paragone, per carità, ma che l'ambientamento nel campionato italiano richieda un po' di tempo è fuori discussione. L'intesa tra i due è ottima anche al di fuori del campo: Abraham nei suoi post lo chiama «mio fratello», Nico risponde a colpi di emoji col cuore. Nel rettangolo verde si abbracciano e dialogano in continuazione: sono giovani, sì, ma hanno le idee chiare e danno tutto per la Roma. È questa la cosa più importante.