A Fonseca in qualche modo il Genoa portava bene. Ci esordì in giallorosso, il 25 agosto 2019, finì 3-3 nella prima, ma già significativa prestazione di una Roma sbarazzina e un po' troppo fragile in difesa. In panchina sulla squadra rossoblù c'era Andreazzoli, attuale allenatore dell'Empoli. Ma poi fu esonerato per Thiago Motta, che fu esonerato per Davide Nicola, che fu esonerato per Rolando Maran, che fu esonerato per Davide Ballardini, che è stato appena esonerato per Andrij Shevchenko, che oggi farà il suo esordio assoluto sulla panchina di una squadra di Serie A proprio contro uno dei suoi ex allenatore, José Mourinho. L'ucraino è il sesto tecnico del Genoa in poco più di due anni, chissà se la nuova proprietà americana (e il nuovo presidente, il professor Zangrillo) si inserirà sul solco decisionista del partente Preziosi.
A Fonseca il Genoa portava bene. Ci vinse al ritorno nel suo primo anno (3-1 al Ferraris, gol di Ünder, autogol di Biraschi e Dzeko), ci vinse l'anno scorso all'andata (un altro 1-3 in trasferta, con tripletta di Mkhitaryan) e al ritorno (1-0, gol di Mancini). Ma porta bene anche a Mourinho, che con l'Inter l'ha affrontata cinque volte e non ha mai perso (tre vittorie e due pareggi). Nessun precedente, ovvio, con Shevchenko in panchina, mentre di quelli in campo si è parlato sin troppo e come ha mostrato ieri in conferenza il portoghese non gradisce che si facciano illazioni sui (presunti) dissapori tra i due.
Alla Roma è già capitato quest'anno di andare in trasferta con una squadra di secondo livello che ha appena cambiato l'allenatore. Era successo a Verona, quarta giornata di campionato, prima sconfitta per la squadra giallorossa. Tudor aveva studiato bene i giallorossi, Shevchenko, peraltro coadiuvato da un grande conoscitore del calcio italiano come Mauro Tassotti, ha avuto praticamente due settimane di tempo per capire punti forti e punti deboli della squadra giallorossa, peraltro oggi in campo con una inedita terza divisa, maglia gialla con spalline blu e banda diagonale rossoblù sul davanti. Sarà il posticipo della domenica della 13ª giornata, il calcio d'inizio è per le ore 20.45, farà freddino e pioverà, e la Roma comincerà così un ciclo di nove partite che in 31 giorni diranno molto, forse qualcosa di definitivo, sulle prospettive di questa stagione. Dopo la gara di questa sera si affronteranno gli ucraini dello Zorya all'Olimpico, e poi in rapida successione Torino in casa, Bologna fuori, Inter in casa, prima della forse decisiva sfida finale di Conference con il CSKA di Sofia in trasferta, in una Bulgaria attualmente martoriata dal Covid, per poi concludere il girone d'andata di Serie A con le sfide con lo Spezia, a Bergamo con l'Atalanta e infine con la Sampdoria, il 22 dicembre. Un passo per volta, dice Mourinho, infastidito dai continui inconvenienti.
Si comincia oggi, con tante incognite. Intanto sulla formazione giallorossa, e poi sul sistema di gioco. Delle scelte dell'allenatore parliamo a parte, certo è che la notizia di ieri mattina con le indisponibilità di Villar e, soprattutto, Cristante, gli hanno rovinato la giornata. Non possono confortarlo neanche le buone indicazioni della tradizione: la Roma a Genova non perde dal 2014 (gol dell'impronunciabile Fetfatzidis) e i rossoblù si portano dietro un complesso rispetto al loro terreno di gioco da circa sette mesi. L'ultima vittoria casalinga del Genoa risale infatti al 24 aprile, 2-0 allo Spezia con gol di Scamacca e Shomurodov, guarda un po'. L'ultima volta che invece Genoa e Roma hanno pareggiato su questo campo è stata il 26 novembre 2017, con la Roma in vantaggio di un gol e in pieno controllo, fermata poi da un rigore prima cagionato (per una manata scappata a De Rossi, ovviamente espulso) e poi trasformato dal provocatore Lapadula. Numeri buoni solo per questo articolo. Mou non sa che farsene. A lui servono solo i tre punti.