Diverse prospettive, stessa priorità
Gasperini non è più un adolescente da un pezzo e questo sport, per lui, non è solamente la sua passione e il suo mestiere, già basterebbe, ma la sua stessa vita
(GETTY IMAGES)
Il rischio c’è, vero: pensare alla partita successiva prima di vincere questa.
Un po’ come quando, a scuola, eri così felice che il sabato saresti partito per la settimana bianca che il giorno prima, anziché sul compito in classe, la testa la spedivi già in vacanza e poi, quando la vacanza finiva, ti ritrovavi con un quattro da recuperare.
Solo che Gasperini non è più un adolescente da un pezzo e questo sport, per lui, non è solamente la sua passione e il suo mestiere, già basterebbe, ma la sua stessa vita perché – prima da calciatore e poi da allenatore – da quando ha memoria vive dentro un campo di calcio. E, allora, distribuiamo i compiti… lasciando ai tifosi l’idea della partita successiva conficcata nella testa, perché c’è ed è attesa come non accadeva da tempo, e a lui l’onore, e l’onere, di pensare a vincere contro quella Cremonese che, negli anni, di scherzi all’Olimpico ne ha combinati parecchi.
Di pensieri a cui far fronte ne ha tanti.
Dai calciatori diffidati a quelli non al meglio della condizione passando, soprattutto, per il problema che più di ogni altro toglie il sonno a chi ama questa squadra: le alternative lì davanti.
Perché se, ormai, tutti hanno imparato che le partite si giocano in sedici e durano cento minuti… con altrettanta certezza abbiamo imparato pure, Gasperini per primo, che non si è mai potuto contare sul reparto offensivo con cui, volente o nolente, avevamo iniziato la stagione la scorsa estate: Dovbyk, Ferguson, El Shaarawy e Dybala – tutti per motivi differenti – hanno visto poco, o niente, il campo spolpando ogni alternativa, fosse anche a gara in corso, e spingendo, lui sì, un tipo tosto come Soulé a giocare, fino a oggi, andando sempre a superare la sua soglia del dolore. Perciò, in questa distribuzione dei compiti, se i tifosi solo legittimati a pensare già a domenica prossima e Gasperini, invece, forzatamente a questa, sta alla società, invece, guardare ancora più in là nel tempo e iniziare a pianificare la costruzione di una squadra di atleti, prima ancora che calciatori, affidabili in cui, come avrebbe detto Mourinho, la “storia clinica” possa essere valutata al pari di quella tecnica.
Non c’è altra strada.
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