Aveva girato tanto Daniel Guerini, e forse per questo aveva lasciato tanti amici. Alle 12 lo saluteranno vicino casa, alla Chiesa di San Giovanni Bosco, Roma Sud, a due passi da Cinecittà: molti ne aveva a Torino, qualcuno a Firenze, altri a Trigoria, almeno uno a Verona. Parecchi sono in zona rossa e non potranno venire, eppure la chiesa sarà piena lo stesso, e anche in piazza ci sarà da faticare parecchio per evitare assembramenti. La Lazio Primavera, la squadra che lo aveva riportato a casa a gennaio, verrà al funerale al gran completo, con il pullman ufficiale, dopo l'allenamento mattutino, quasi certamente ci sarà anche qualche giocatore di prima squadra, la Roma manderà una rappresentanza, di cui faranno parte quei ragazzi della Primavera che avevano giocato con lui nei Pulcini, dal 2011 al 2013.

Ci sarà lo stendardo giallorosso, quasi certamente la bandiera Bruno Conti, che lo aveva pescato a un paio di chilometri dalla chiesa di oggi, sui gloriosi campi del Cinecittà Bettini, la società che aveva lanciato Francesco Rocca, Ciccio Graziani, Franco Superchi e Alessandro Nesta. Con lui arrivò a Trigoria anche Buttaro, difensore centrale, ancora nell'organico della Primavera, Guerini andò via dopo due anni: era bravo, aveva un sinistro con cui faceva quello che voleva, ma fisicamente pagava dazio: era un bambino un po' cicciottello, e - soprattutto - aveva tanta concorrenza nel ruolo. C'era Calafiori in quel gruppo, c'era Cobolli che poi ha scelto il tennis, vincendo il Roland Garros junior, e tanti giocatori offensivi, da Zalewski a Cancellieri, fino a Cesaroni, che nel 2016, quando passò alla Lazio, venne etichettato, forse un po' frettolosamente, come piccolo Pjanic.

Come Cesaroni, ritrovato in questi mesi a Formello, anche Guerini era tifoso laziale, figlio di tifoso laziale, e giocava con la Roma, che si accorse ben presto di aver commesso un errore nel non confermarlo: la Lazio non ci riuscì, perché il giocatore, a 14 anni, al momento di firmare il vincolo, scelse di andare al Torino. Che il ragazzo fosse bravo lo dimostrano le tante chiamate con le nazionali azzurre, Under 15 e Under 16, spesso con fascia di capitano e maglia numero 10. Era un bravo trequartista e un bravo ragazzo, molto educato, e sempre col sorriso stampato in faccia, uno che faceva ridere gli amici, e che si faceva voler bene. Ma era anche un calciatore un po' irrequieto, che ha cambiato tante squadre: dopo due anni il Torino lo cedette alla Fiorentina, prestito biennale con diritto di riscatto, anche piuttosto alto, come si conviene a un nazionale di categoria: la Fiorentina lo tenne un anno e mezzo, facendolo allenare anche da Alberto Aquilani, poi lo girò alla Spal, per sei mesi, in Primavera 2. La scorsa estate era di nuovo al Torino, che però a quel punto non ci credeva più come all'inizio: una sola presenza quest'anno con la Primavera granata, gli bastò per segnare un gol, peraltro molto bello, sfruttando uno dei pezzi migliori, il calcio di punizione a giro, col sinistro.

Tra Lazio e Torino

Quello rimarrà il suo ultimo gol: lo segnò proprio alla Lazio, e chissà che non abbia avuto il suo peso, nella scelta dei biancocelesti di andare a chiederlo a Cairo, facendoselo dare nel mercato di gennaio. Ultimo gol in Torino-Lazio, una presenza in Lazio-Torino, domenica 21 marzo, che era anche il giorno del suo compleanno. Tre giorni dopo era su una Smart Forfour: alla guida Tiziano, l'amico di una vita, che giocava con lui al Bettini. La Smart è finita contro una Mercedes, in un incrocio tra Via Palmiro Togliatti e Via dei Romanisti che ora è un santuario pieno di fiori, scritte e sciarpe biancocelesti: l'auto si è ribaltata più volte, sono dovuti intervenire i pompieri per aprire le lamiere. Due dei tre ragazzi sono ancora ricoverati in ospedale - l'altro passeggero è stato tre giorni in coma, ora fortunatamente sta meglio - ma per Daniel Guerini detto Guero non c'è stato nulla da fare.

Da allora lacrime e dediche: alla Lazio erano tutti molto legati a lui, in particolare Armini e Franco, due dei senatori dello spogliatoio. In cui c'è una sorta di altarino, il suo armadietto con la maglia numero 10, gli scarpini e i parastinchi: facile che rimanga così per sempre. Si è parlato e si parlerà di intitolargli qualcosa, magari aggiungendo il suo ricordo a quello di Mirko Fersini, a cui è dedicato il campo della Primavera: avrebbe fatto 26 anni questo mese, senza quel maledetto incidente stradale nel 2012.

Sabato scorso il Verona Primavera ha vinto a Cremona, il primo gol lo ha segnato su punizione Cancellieri, uno dei ragazzi che la Roma ha ceduto nell'affare Kumbulla. Ha esultato con un bacio al cielo, e poche ore dopo ha scritto su Instagram: «Ci sono momenti nella vita in cui non credi siano solo "coincidenze", questo è uno di quelli», pubblicando un video in cui sovrappone due gol praticamente identici, il suo, e l'ultimo dell'amico che aveva conosciuto bambino a Trigoria, tanti anni fa. La palla a volte segue traiettorie misteriose, più affascinanti e meno crudeli di quelle del destino.