AS Roma

Quando la marcatura a uomo non funziona

Se la stanchezza e le assenze si fanno sentire si soffre. Può essere necessario trovare un’alternativa

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Rinaldo Boccardelli
18 Marzo 2026 - 07:30

Nel calcio, se marchi a uomo e ti perdi l’uomo sono guai. Se te lo perdi nella tua area di rigore sono guai ancora più seri. E se il portiere non ci mette una pezza è gol per gli avversari. È quanto avvenuto a Como in occasione del pareggio dei lariani con il tiraccio di Douvikas che s’infila sotto le gambe di un sorpreso Svilar. Ma, tralasciando le nefandezze di Massa (che non sono argomento di questa rubrica) e analizzando l’andamento della gara fino all’espulsione di Wesley, va registrato che il Como aveva già tirato in porta parecchie volte con una certa pericolosità, al termine di azioni manovrate e studiate a tavolino, vedi l’occasione di Ramon nel primo tempo. 

Dunque il Como giocava un buon calcio e tu arrancavi a uomo dietro i ragazzi di Fabregas che ruotavano spesso e non ti davano punti di riferimento. Così ad esempio Wesley si trovava più arretrato di Mancini a sbrogliare situazioni davanti a Svilar e via di seguito. E in fase di possesso, al terzo passaggio il pallone veniva restituito costantemente ai lariani. Seconde palle, neanche a parlarne. Come si fa ad ovviare a tutto questo? Cambiando le carte in tavola? Tanto più che stai vincendo 1-0 alla fine del primo tempo? Negli ultimi tempi la Roma prende spesso gol nelle fasi finali delle partite. Stanchezza? Declino della concentrazione e quindi della comunicazione? Difficoltà a scalare le marcature?

Negli Anni 60 si marcava a uomo ma con una differenza fondamentale: si giocava con il libero, una sorta di deus ex machina che interveniva come ultimo baluardo davanti al portiere quando un avversario superava il suo diretto marcatore e si avviava verso la porta. In Italia la marcatura a uomo fu messa in discussione e poi definitivamente superata grazie all’inarrivabile Nils Liedholm, che introdusse la difesa a zona, alzando la linea e obbligando le squadre avversarie a retrocedere il raggio d’azione in avanti pena finire in fuorigioco con gli attaccanti. Diceva il grande Nils: «il pallone non suda, meglio far correre lui che dannarsi l’anima in corse e rincorse improduttive». 
Sappiamo che Gasperini non ama cambiare schema e praticamente non lo fa mai: uomo contro uomo per tutta la partita e chi più ne ha… vince.

Negli ultimi tempi, anche per evidenti problemi di indisponibilità varie, la Roma ne ha di meno e paga. Un piano B, marcare a zona per rifiatare e cercare di imbastire meglio la manovra in fase di possesso? Altrimenti nel prossimo mercato bisognerà dare a Gasp almeno 18 superatleti in grado di dominare fisicamente l’avversario, ma anche bravi tecnicamente per la fase di possesso. Ma così, come insegnano al supercorso di Coverciano, “so boni (quasi) tutti…”.

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