No a questo Var e a un «regolamento di m...»
Massa e Di Bello silenti su Rrahmani-Koné, ma danno un rigore per un “piedino” su Vergara
(Dazn)
Oggi a me, domani a te. Non è un discorso di fazioni, il calcio sta diventando una vittima. E gli SOS lanciati da De Rossi e Gasperini, ma non sono i soli, nelle giornate di ieri e l’altro ieri la dicono lunga sulla crisi arbitrale in corso.
La deriva è piuttosto palese: dal momento in cui le istituzioni arbitrali hanno iniziato a derogare al chiaro ed evidente errore si è più vicini a una moviola in campo che al concetto del primo Var (che funzionava meglio), che evitava le «rapine» (cit. DDR). Quanto accaduto nell’inizio di questa 24ª giornata ha fatto andare su tutte le furie Daniele, che si è tuttavia spogliato della divisa genoana prima di parlare di «regolamento di m...», l’ha fatto come appassionato e giovane allenatore. Ben sapendo di essere finito in una lotteria: se mi capita Tizio mi dà rigore, se mi capita Caio me lo nega. Siamo a questo: ci vuole fortuna.
Per esempio finora il Napoli ha già avuto due volte fortuna con Massa (e con Di Bello ai monitor, da Var a Genova e da Avar all’Olimpico): con la Roma non rilevarono il fallo di Rrahmani su Koné che portò al gol di Neres, ma sabato sera a Marassi hanno deciso, ben oltre il protocollo attuale, di assegnare un rigore perché Cornet ha fatto “piedino” a Vergara. La prossima settimana c’è Napoli-Roma: si può decidere un campionato o una qualificazione in Champions da 70 milioni con l’aiuto della sola sorte? Sarebbero vani il lavoro e la credibilità.
Quanto può esser credibile un calcio in cui - denuncia Gasp - esistono figure nei club che vanno a spiegare ai giocatori come “fregare”? La schiettezza di Saelemaekers con l’intervista di qualche settimana fa e la gioia di Vergara per il tocchetto del collega rossoblù sono lo specchio di questa fase di transizione che si spera finisca presto. Questo calcio vivisezionato a improbabili velocità, con i fake frame e gli screen dei social, finisce per premiare simulatori e calciatori sleali. Il nuovo calcio è sport senza contatto. Non è colpa del Var, ma di questo Var, di chi lo gestisce, e di un regolamento con troppe maglie, scritto per difendere la centralità (soggettività) dell’arbitro, ma che finisce per annientarla.
Ben venga intanto la tavola rotonda a cui Gasperini ha invitato gli allenatori. Bisogna fare rumore.
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