Il giorno dopo è quello dell'orgoglio, che ti fa affrontare il freddo di Roma con la sciarpa giallorossa al collo per ostentare un'appartenenza più che ripararsene dietro, ma anche quello della riflessione delegata all'analisi più lucida. Rivedere la partita diventa così un male necessario che però alla fine ristora anche qualche certezza. Per chiarirlo subito, non siamo tra quelli che vorrebbero buttare tutto al mare: allenatore, giocatori, dirigenza, progetti tecnici o finanziari. Ma di sicuro dopo certe sbornie diventa necessario un richiamo alle responsabilità: e se il tempo dirà se la programmazione dei Friedkin affidata a Fienga e Pinto è stata impostata nella giusta direzione, queste sono invece le ore giuste per le riflessioni di tipo tecnico, tattico, fisico e mentale per capire tutto ciò che non ha funzionato a questo punto non solo nel derby, ma anche a Napoli e nel secondo tempo di Bergamo. Perché tre indizi fanno una prova e il materiale probatorio è sufficiente per un verdetto: se non si ha l'umiltà di capire che questa squadra non può puntare al vertice solo attaccando le squadre avversarie, ma soprattutto difendendo meglio contro quelle di pari o di maggior livello, allora si continuerà a vincere le gare con le squadre inferiori, ma si andrà sempre in difficoltà con le altre.

La mancanza di umiltà

All'interno del macroproblema, ci sono poi tante microaree da analizzare, facendo riferimento proprio a quello che è successo nel derby. Magari uscendo per un momento dall'indubbia colpevolezza dell'imputato che è stato trovato con la pistola fumante: Roger Ibanez. Il difensore brasiliano ha infatti indirizzato la partita con un errore clamoroso e una successiva, clamorosa ingenuità, ma i complici emergono solo a una più completa rilettura dei fatti e dentro ci sono un po' tutti, a cominciare da Fonseca che continua a voler vincere le partite in una sola maniera, e cioè dominando gli avversari con un atteggiamento tatticamente sempre molto aggressivo, di fatto riducendo al minimo il margine di errore al di sotto del quale ci si consegna all'inevitabile. Un po' come quel pilota automobilistico che sa di avere una vettura potente (ma non la più potente) e che spinge al massimo il suo motore per sorpassare nel rettilineo l'avversario sbagliato, quello che ha ancor più cavalli: o vai fuori strada o vai fuori giri. Ed è quello che sta accadendo alla Roma in queste partite. È andata fuori strada con Ibanez, ma anche in tanti altri piccoli e più invisibili episodi sparsi nel corso della partita. Ed è andata fuori giri a poco a poco con tutti gli elementi, scoppiati nel secondo tempo prima mentalmente e poi fisicamente, come capita a chi si sta chiedendo qualcosa di impossibile. Ma era impossibile battere questa Lazio? No, a patto di non commettere errori di presunzione o tanti errori tecnici.

Gli errori del primo tempo

E invece, per l'appunto, la partita è stata piena di errori. Basti un dato, su cui è opportuno fare qualche riflessione. Perché è vero che la Roma ha tirato appena due volte nello specchio, ma aveva anche creato le condizioni per una decina di occasioni da gol. Lo testimoniano gli appunti sul taccuino: al 7' una bella transizione porta a un promettente 5 contro 5 che Pellegrini spreca con un controllo maldestro, Acerbi in scivolata lo stende e l'arbitro fa proseguire. Al 9' Mancini anticipa Immobile e serve Dzeko in verticale che a sua volta manda Mkhitaryan in un duello con Luiz Felipe, l'armeno sterza cercando il tunnel che lo metterebbe davanti a Reina ma la palla sbatte sullo stinco del brasiliano e prende un'altra traiettoria. All'11' Mkhitaryan pressa da solo Milinkovic-Savic, gli soffia il pallone e parte dritto, ma il serbo lo stende: sarebbe stato un 2 contro 1 probabilmente decisivo.

Al 14' su corner ancora Dzeko si ritrova una spizzata di Mkhitaryan a 30 cm dalla linea, ma nel contrasto con Acerbi esce una traiettoria debole che finisce nelle mani di Reina. Che rinvia lungo e determina il vantaggio della Lazio grazie a tre clamorosi errori romanisti: la respinta di testa di Spinazzola potrebbe finire a tre compagni e invece va dritta su Immobile, sul lancio per Lazzari Ibanez è in netto anticipo, ma prima tentenna e poi si gira dal lato sbagliato, e sul rimpallo Smalling si fa passare davanti da Immobile invece di marcarlo e la Lazio si ritrova sopra. La Roma riparte, spinge, attacca, guadagna punizioni sprecate malamente.

Al 22' in un veloce giro palla Spinazzola potrebbe aprire a destra su Pellegrini che avrebbe tanto campo davanti e invece sterza a sinistra e parte in dribbling prolungato per vie centrali, perde la palla e sullo sviluppo la Roma si ritrova sbilanciata, e Milinkovic lancia ancora Lazzari, l'incubo di Ibanez (e di chi lo ha guidato nella scelta dei tacchetti): in area Ibanez non commette fallo, ma teme di averlo fatto, con l'avversario a terra invece di spazzare via il pallone cerca di non calpestarlo e lo salta, scivolando due volte, dandogli così modo di rialzarsi dopo aver mantenuto il controllo del pallone con il braccio, sullo scarico Luis Alberto fa gol con Caicedo in posizione di fuorigioco attivo. Tra le tante interpretazioni possibili dell'azione (tra arbitro e giocatori) va tutto nella direzione migliore per la Lazio, che incarta il regalo e indirizza la partita. Al 36' Pellegrini alza per Dzeko che fa la torre per Mkhitaryan che nel tentativo di tiro al volo perde aderenza al terreno e manda fuori. Al 38' un'altra transizione viene sprecata dall'armeno che sbaglia inconcepibilmente il tempo del servizio per Veretout (aveva il rimbalzo giusto sull'esterno per mandarlo in porta da solo). Al 47' Dzeko supera in dribbling Acerbi e Luiz Felipe e quando sembra che possa servire Mkhitaryan da solo viene steso: e sulla punizione vanno in tre sul primo palo e a centro area Radu spazza da solo.

Gli errori del secondo tempo

Al 59' se Dzeko scaricasse a due tocchi su Miky, l'armeno manderebbe di prima Pellegrini davanti a Reina, ma il bosniaco fa un tocco di troppo e la tenaglia si chiude e rilancia l'ennesima transizione laziale del secondo tempo. Poco dopo il 60' due ripartenze giallorosse sono stroncate da due pessimi controlli di Pedro e Cristante, nascono altre due occasioni laziali. Al 64' un diagonale di Cristante libera Pellegrini grazie alla splendida finta di Pedro: Lorenzo potrebbe girarsi e sfruttare il 2 contro 1 per tirare o servire Dzeko, ma cerca di chiudere il triangolo, ormai chiuso. Subito dopo la Lazio segna il terzo gol, con il terzino che si autolancia nello spazio. Serve altro o basta così?