La cosa divertente è che in fase di presentazione della partita su un quotidiano, Fonseca e Iachini erano stati accomunati nella condivisione di una stessa, ideale, traballante panchina. Ma cosa dovrebbe fare di più un allenatore per meritarsi una fiducia non condizionata da simpatie, antipatie e chissà quali altri interessi specifici, nel momento in cui la sua squadra continua a dimostrare un livello di performance così alte, tanto da raggiungere la quasi perfezione proprio nell'ultima gara giocata, quella con la Fiorentina domenica? Tanto per ricordare i numeri che si tende troppo spesso a dimenticare, nelle ultime 14 esibizioni di campionato la Roma ha accumulato 34 punti, sommando 10 vittorie e quattro pareggi, straordinario filotto senza sconfitte che unisce due campionati e, semmai, il destino del portoghese a quello dell'altro allenatore capace di sommare lo stesso numero di punti, Pioli del Milan, che invece è - giustamente - esaltato da tutti gli osservatori. Giocando per la prima volta nella sua formazione tipo (almeno in attesa del recupero di Zaniolo previsto nel prossimo anno), la Roma ha sfoderato con la Fiorentina la sua prestazione migliore, impressionando critici e tifosi per la continuità di rendimento nelle due fasi, per l'applicazione tattica e per la straordinaria qualità delle sue giocate… Non ingannino i soli due goal: basta leggere le altre cifre per capire che tipo di partita è stata giocata. Dagli expected goal al numero dei tiri fatti e subiti, dal numero di azioni offensive a quelle concesse, e soprattutto alle percentuali di conclusioni in tali azioni, si capisce perfettamente come la Roma abbia dominato negli aspetti sostanziali della sfida, lasciando alla Fiorentina l'effimero primato del possesso palla o del numero di possessi o dei passaggi.

La sostanza dei gol

Tipico esempio dell'efficacia offensiva della Roma di domenica, quasi una novità considerando gli standard classici della squadra soprattutto dello scorso anno, sono le azioni dei due gol. Il primo nasce da un lancio di Mirante come al solito indirizzato verso Dzeko, il catalizzatore di ogni rinvio dalla difesa. Nell'analisi fotografica della pagina successiva si nota soprattutto lo sviluppo dell'azione nello spazio. Non si coglie invece lo splendido lavoro fisico dell'attaccante bosniaco che intanto attira su di sè ben due marcatori (il monumentale Milenkovic e il rude Martinez Quarta, che sarà espulso nel finale proprio per un fallaccio su Dzeko) e non rifiuta affatto il doppio contrasto, anzi lo sfrutta per impedire ai suoi avversari di colpire il pallone e rinviarlo: sa benissimo Edin che se quella palla passa Spinazzola può andare verso la porta sfruttando l'appoggio di Pedro, che infatti il terzino utilizzerà per avere l'indiretta sponda (grazie a Caceres) per far gol. Nel contrasto Dzeko subisce persino fallo, e lì per lì se ne lamenta con Orsato. Ma è forse anche una lamentela strategica perché anche lui tiene per la maglia Milenkovic appena sente il contatto e non vuole che Orsato fischi eventualmente la punizione al contrario. Non sarà sfuggita ai più attenti la battuta che l'arbitro, in favore di telecamera, dice a Dzeko mentre il giocatore sta raggiungendo Spinazzola per festeggiarlo: «Allora? Volevi il fallo?». Dal lancio di Mirante al momento in cui la palla entra in porta sono passati dieci secondi: dal minuto 10.58 al minuto 11.08. Secondo gol: su calcio d'angolo per la Fiorentina, tutti i giocatori della Roma sono in area a difendere, la palla è lunga, Veretout la rincorre e la controlla. Pedro, Mkhitaryan e Dzeko nel frattempo partono a scatto e volano verso la metà campo avversaria. Due difensori della Fiorentina riescono ad abbassarsi e vanno in marcatura dello spagnolo e dell'armeno, Veretout lancia splendidamente Dzeko che controlla e conduce la palla verticalmente: la bravura di Miky è quella di smarcarsi fuori linea, quindi "aprendosi" rispetto al suo marcatore, così quando riceve la palla dal compagno vede perfettamente la porta avversaria e nota il movimento dalla parte opposta di Pedro, lo serve col tempo giusto e l'ex Barça entra in porta col pallone. Dal lancio di Veretout al momento in cui la palla entra in porta sono passati dieci secondi: dal minuto 69.31 al minuto 69.41. Il trionfo del calcio verticale.

La solidità difensiva

Non è, banalmente, solo una questione di clean sheet. Così come negli Anni Ottanta e Novanta, quando in Italia c'era una magnifica fioritura di talenti e i migliori del mondo venivano qui, si segnava pochissimo e si guardava ai numeri di gol dei campionati degli Anni Cinquanta pensando che fossero figli di un'epoca diversa e mai più riproducibile, così ora pensare che una squadra costruisca le sue fortune solo sulla difesa è diventato antistorico. Nel campionato delle continue goleade, figlie di una mentalità finalmente e realmente offensiva e senza più alcuna eccezione (tanto che un ex blindatore di difese come Iachini piange la continua violazione delle porte), contare il numero dei gol subiti per impostare un discorso sulla capacità difensiva non ha più senso. Così anche i rarissimi clean sheet possono essere anche casuali. Eppure è la quarta volta, su otto partite, che la Roma non subisce reti. E una percentuale del 50% è indubbiamente rilevante. Ma stavolta c'è un dato ulteriore: delle 38 azioni offensive portate dalla Fiorentina appena 3 sono arrivate a conclusione, e cioè l'8%. Se tutto questo ha a che fare con il ritorno di Smalling al centro della difesa al momento non può essere un dato acquisito. Ma il sospetto c'è.

La qualità tecnica

Come più volte sottolineato nei commenti alle diverse rotazioni scelte da Fonseca nell'alternanza delle partite tra campionato e coppa (e giovedì con il Cluj si prevede un altro bel turn over), alla fine il tecnico ha raggiunto l'obiettivo di affrontare quasi tutte le partite di questo ciclo ravvicinato con giocatori perfettamente calibrati atleticamente sull'impegno. Nessuno è mai andato in difficoltà e la Roma ha finito ogni gara in crescendo. In questo modo, risaltano anche le doti tecniche. E quando un allenatore riesce a mettere in campo contemporaneamente Pellegrini, Veretout, Mkhitaryan, Pedro, Dzeko e Spinazzola, e cioè sei giocatori di chiara ispirazione offensiva, più quattro "difendenti" (i tre centrali più Karsdorp) senza perdere mai l'equilibrio generale è sicuramente un segno di grande salute.