A fine partita Di Francesco ha alzato il ditino e a chi ha provato a commentare la partita solo dal punto di vista del risultato ha provato a controbattere con i dati, non volendo neanche provare a convincere gli interlocutori solo con le parole: «Io credo che una squadra che produce numeri come questi non possa essere criticata sulla qualità del gioco offensivo. Ma ovviamente dobbiamo fare meglio sottoporta». Proviamo a guardarli questi numeri: contro il Chievo la Roma ha tirato 26 volte verso la porta (8 nello specchio), ha recuperato 69 palloni, ha avuto il possesso della palla per il 66,8% della partita, ha tirato 13 corner, ha toccato 52 palloni in area avversaria, ha avuto il 79,8% di passaggi riusciti e un vantaggio territoriale del 63%. Il Napoli, tanto per avere una pietra di paragone, nella gara pareggiata a Verona con lo stesso risultato lo scorso 5 novembre, ha tirato verso la porta 19 volte (5 nello specchio), ha recuperato 57 palloni, ha avuto il possesso della palla per il 73,3% della partita, ha tirato 11 corner, ha toccato appena 24 palloni in area avversaria, ha avuto l'87,8% di passaggi riusciti e un vantaggio territoriale identico, del 63%. In sostanza, la Roma ha avuto più occasioni ed è entrata molto più frequentemente in area, ha avuto minor possesso e ha perso molti più palloni. Ecco quindi il vero problema della squadra giallorossa a Verona: la qualità media delle giocate.

Nessuno come la Roma

Ma dal punto di vista della produzione di calcio offensivo, nessuno sta facendo bene come la Roma nelle ultime settimane. Limitando il conteggio alle tre più recenti partite, nelle quali peraltro lo score totale giallorosso è stato particolarmente deludente con due pareggi e una vittoria sulla Spal, la squadra di Di Francesco ha tirato 77 volte verso le porte avversarie, addirittura 21 volte in più della seconda, l'acclamatissima Inter di Spalletti. Più staccate Sampdoria (54) e Juventus (51). Se limitiamo lo sguardo ai soli tiri nello specchio, l'analisi non cambia granché: la Roma è ancora in testa con 27 conclusioni, davanti alla Juventus con 22, al Milan e alla Fiorentina con 20 e via via tutte le altre.

Perché segna poco?

La risposta a questa domanda si può trovare nei due fotogrammi pubblicati nella pagina a fianco: quante volte capita di avere occasioni clamorose come quelle mostrate negli esempi? Il tiro di Gerson a Sorrentino già sdraiato o il mancato impatto di Dzeko sul tiro incrociato di Kolarov sono solo due dei tentativi effettuati dalla squadra a Verona e neanche i più propizi. Il tiro di Schick con quel tipo di deviazione sembrava destinato al sacco come quasi sempre succede in questi casi: stavolta il destino ha voluto che la traiettoria restasse giusta nella direzione del compasso delle gambe del portiere avversario, bravo a sua volta a tentare l'impresa disperata quando sembrava ormai condannato alla capitolazione. C'è qualcosa di imponderabile, dunque, ma anche qualcosa che ha a che fare con la scarsa convinzione degli attaccanti: «Ecco perché - ha aggiunto sconsolato il tecnico - anche in allenamento pretendo che i ragazzi finiscano sempre l'azione segnando. Anche l'aspetto della cattiveria sottoporta si può allenare».

Manca un po' di qualità

Nel numero evidenziato a parte c'è però anche il limite maggiore mostrato dalla Roma a Verona: 181 palloni persi sono un numero esagerato, mai toccato finora. Segno che qualcosa non ha funzionato nel palleggio e nella rifinitura, come dimostra anche il dato relativamente basso - già evidenziato nel confronto con i numeri del Napoli - sulla percentuale dei passaggi riusciti (meno dell'80%). E la colpa non può essere certo solo del regista designato per l'occasione: Gonalons, piuttosto, ha numeri medi persino migliori di quelli di De Rossi. È vero che certi suoi errori sono più evidenti, ma le sue medie sono superiori a quelle del capitano sia in possesso palla (più occasioni create, più passaggi riusciti, più tiri) sia in non possesso (più contrasti fatti e vinti, più palle recuperate).

Fuorigioco a go-go

L'aspetto di cui Di Francesco può decisamente andar fiero è relativo al numero dei fuorigioco. Non tanto per il dato in sè (12, tante volte i veronesi sono caduti nella trappola, è il nuovo record in una partita di questo campionato) quanto per l'atteggiamento aggressivo e per l'organizzazione ormai decisamente consolidata. Giocare così sbilanciati e subire poco come capita ormai alla Roma è segno di grande maturità tattica. I frutti prima o poi si raccoglieranno. Stiano tranquilli gli impanicati da mancata vittoria