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L'analisi di Roma-Juventus 3-3: bravi Gasp e Spalletti, tra intuizioni ed errori

È stata una partita a scacchi, una mossa dopo l’altra. E alla fine è stato giusto il pareggio anche se lascia a noi l’amaro in bocca

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Daniele Lo Monaco
03 Marzo 2026 - 07:00

Dal punto di vista tattico Roma-Juventus è stata una partita bellissima e nessun risultato conquistato o perduto può togliere qualcosa a questo giudizio. Quando si segnano tre gol ad una diretta concorrente si è sempre fatto qualcosa di speciale sotto il profilo offensivo, quando se ne subiscono altrettanti c’è sempre qualcosa da trovare che non ha funzionato nella fase di non possesso o nelle palle inattive. Ma se vogliamo estendere le nostre riflessioni ad un principio calcistico di base, non possiamo che elogiare Gasperini e Spalletti per la battaglia che hanno ingaggiato a viso aperto e per ciò che stanno proponendo le loro squadre.

Le cinque fasi della partita

La partita ha vissuto 5 diverse fasi: una prima cosiddetta di studio in cui c’è stato un sostanziale equilibrio; un’altra, la parte centrale del primo tempo, in cui la Juventus è sembrata prevalere dal punto di vista tattico per qualche difficoltà - che poi esploreremo - che stava affrontando la Roma; poi c’è stata una fase intermedia con due reti, la prima di Wesley a fine primo tempo, la seconda di Conceicao a inizio della ripresa, reti belle quanto estemporanee; e quando sembrava che il pareggio potesse consentire alla Juventus di prendere l’abbrivio per il sorpasso è arrivata invece netta l’affermazione della Roma che ha dato l’impressione di averne di più dal punto di vista fisico, ma pure tecnico (soprattutto in attacco), e anche tattico, con la difesa della Juventus che sbandava paurosamente anche dopo il 3-1; e qui è arrivata invece l’ultima fase della gara, quella in cui a qualcuno tra i giallorossi sono tremate le gambe e quella dei cuori forti juventini che hanno consentito ai bianconeri di tenere quantomeno aperta la questione della qualificazione alla Champions League.

La partita a scacchi

Decifrare ciò che gli allenatori avevano in testa indubbiamente non è stato facile, soprattutto all’inizio. I sistemi di gioco cambiavano in continuazione, a seconda della posizione della palla e di chi ne deteneva il possesso. La Juventus è scesa in campo con tre difensori, ma impostava a quattro e, rispetto alle posizioni di partenza, allargava e allungava alcuni suoi giocatori fuori contesto, dando l’impressione davvero di avere una forma diversa. E basti leggere i tabellini dei giornali ieri mattina per averne conferma: la Juventus è stata ricostruita con il 4231, il 3421, il 343. Hanno tutti ragione: è stata quello e anche altro. La Roma ha risposto con il meccanismo delle marcature individuali che mai come questa volta sembravano progettate a scalare, con un riferimento iniziale che poteva però cambiare a seconda del momento, della posizione e del tipo di pressione che si stava facendo. Chiara la scelta di Gasperini di “battezzare” uno dei tre centrali della Juventus, in questo caso Kalulu, di poter portare il pallone con un po’ più di libertà rispetto ad altri: dalla sua parte teoricamente sarebbe toccato a Pisilli l’onere della prima marcatura, ma il polivalente centrocampista giallorosso (forse il giocatore più prezioso dal punto di vista tattico della sfida) aveva anche il compito di non lasciare da solo Celik con Conceicao e di assorbire qualche movimento interno di McKennie che magari Wesley avrebbe potuto non seguire. Questo ha portato in alcune situazioni, soprattutto nella parte centrale del primo tempo, la Roma ad arrivare in leggero ritardo rispetto al solito sulle marcature avversarie e a concedere quei metri che la Juventus non ha neanche saputo sfruttare, sbagliando delle scelte di rifinitura e delle conclusioni anche con i suoi uomini più rinomati, sbagli che hanno consentito alla gara di restare in equilibrio per gran parte del tempo. Gasperini aveva scelto di non sfidare il velocissimo  Conceicao con Ghilardi, aveva preferito Celik da quella parte e rilanciare Rensch. Per far giocare Pisilli in quella posizione polivalente ha poi spostato Pellegrini sul centrodestra, zona di campo non frequentata dall’ex capitano giallorosso, ma la sua prestazione è stata comunque di buon livello, soprattutto per l’intelligenza tattica e la pulizia tecnica delle sue giocate. Il gol è stato un po’ il trionfo che ha accompagnato Gasperini nell’approccio a questa gara, con Pisilli che ha vinto un contrasto offensivo con Kalulu e ha assecondato la perfetta sovrapposizione esterna di Wesley che poi, rientrando sul destro, ha segnato il suo capolavoro con un tiro a giro perfettamente indirizzato. Nel gol realizzato dalla Juventus ad inizio ripresa c’è una prima valutazione da fare e che ci porta a mettere sullo stesso piano anche il giudizio sull’ultimo gol, quello del 3-3, e riguarda la posizione assunta dai giocatori della Roma sulle punizioni laterali degli avversari. Come non sfuggirà agli appassionati più attenti, è assai frequente vedere le difese schierarsi su quel tipo di punizione con tutti gli uomini al limite dell’area, o su una linea immaginaria comunque vicina a quella di gesso, e confidare poi sulla velocità della manovra di rientro che tiene comunque in fuorigioco gli avversari che dovessero eventualmente muoversi in anticipo. In queste due punizioni Gasperini ha effettuato una scelta differente, tenendo i suoi uomini a gravitare intorno alla zona del dischetto con un dispositivo “a fortino”, con qualche marcatura individuale e una densità che in quei casi impedisce per esempio al portiere di uscire con agilità. La scelta evidentemente non ha pagato e non ci stupiremmo se nelle prossime occasioni Gasperini cambiasse qualche cosa.

Quelle marcature perse

Le due reti della Roma del secondo tempo ci portano invece ad ammirare le qualità balistiche di Pellegrini e di smarcamento di Ndicka (colpevolmente perso da Cambiaso) nell’azione del 2-1 e soprattutto la straordinaria capacità di attaccare gli spazi (senza peraltro andare in fuorigioco) di Malen: perfetta la verticale con cui Koné ha assecondato il suo movimento, strepitosa l’esecuzione sia per la serenità con cui ha difeso quel pallone sotto la pressione di Kelly, sia per il tocco tecnico a scavalcare Perin. L’ultima rete, infine, quella del 3-2 della Juventus, scopre una delle magagne che ogni tanto tornano fuori nello schieramento difensivo di Gasperini, quando capita che un’azione si sviluppi troppo a lungo e qualche riferimento tra i giocatori venga perso. Così è successo che al momento del cross di Koopmeiners Celik si sia ritrovato da solo a marcare due uomini, Yildiz a cui ha conteso il pallone sul cross, e Boga che invece è andato a raccoglierlo calciando al volo da posizione ravvicinata e segnando il gol del 3-2. Gasperini in panchina a caldo ha chiesto dove fosse finito Mancini, ma Gianluca si era attaccato a McKennie nella sua proiezione offensiva precedente e ha continuato a marcarlo mentre Pisilli ha seguito l’inserimento di Cambiaso e Ndicka si è avvicinato allo stesso McKennie, preoccupato per l’inserimento in area alle spalle del compagno di squadra. Questo ha determinato un’incertezza che la Roma ha pagato caramente. Si può poi obiettare sull’ingenuità di El Aynaoui, protagonista della coppa d’Africa, ma non ancora nella Roma, che ha sicuramente concesso una punizione di troppo in occasione del gol del pareggio della Juve e soprattutto non ha sfruttato come la circostanza avrebbe richiesto uno smarcamento di Malen a pochi minuti alla fine.

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