L'analisi di Roma-Bologna 3-4: squadra scarica e limitata ma la piegano gli errori
Italiano ha studiato bene i difetti di Gasperini Restano le indecisioni nella fase di non possesso e non è solo stanchezza. Mancini è mancato: erano sue le marcature sui due gol
(GETTY IMAGES)
Abbiamo sperato che il momento più brutto della stagione fosse passato, che la spinta dell’Olimpico avrebbe rigenerato la Roma come altre volte quasi per magia è accaduto in passato. E invece non è accaduto. In questa parte del giornale, come al solito, proviamo a far riferimento solo all’aspetto del campo, ben sapendo che nel dissesto delle ultime tre settimane la parte più specificamente agonistica probabilmente non ha il ruolo più rilevante. Bisogna partire da un assunto: Gasperini è un allenatore molto particolare, tanto che la sua scuola di pensiero calcistica è un’università con un solo rettore e pochissimi allievi. L’allenatore della Roma fa giocare la Roma come giocava l’Atalanta e come giocava il Genoa, al netto delle evoluzioni di stagione e delle variazioni che possono dipendere dalla caratteristiche tecniche, fisiche, agonistiche e mentali dei giocatori che ha a disposizione. Questo cambia sostanzialmente il senso delle sue squadre, ma lo spartito su cui lavora l’allenatore piemontese è sempre lo stesso. Ogni sua squadra è modellata sulle caratteristiche della squadra avversaria, secondo il principio di una marcatura individuale tesa a rendere complicato il lavoro di gestione del pallone degli avversari e prevede transizioni veloci e incisive che permettono l’immediato ribaltamento dell’azione. Quando invece la squadra avversaria si difende schierata, entrano in gioco altre funzionalità, per esempio una costruzione del pallone che tende a svuotare il centro del campo con uno sviluppo sempre molto laterale per poi andare all’improvviso ad occupare le zone lasciate libere, magari in superiorità numerica, fino ad arrivare dalle parti della porta con incisive giocate rapide centrali o con sovrapposizioni esterne con l’area riempita con tanti giocatori.
Le scelte fisiche e tattiche
Quanto si è visto di questa filosofia nelle ultime partite? Lo sanno tutti: pochissimo. Qui però entra in gioco un altro fattore, legato più alle condizioni generali della squadra che non alle qualità di giocatori. Ma questo è un punto controverso: molti giocatori della Roma sono in piena forma grazie proprio ai piani di allenamento molto severi preordinati da Gasperini e dai suoi collaboratori, altri hanno avuto diversi problemi fisici da cui non riescono a guarire e questo ha ridotto le possibilità di scelta dell’allenatore e ha finito con l’usurare coloro che sono stati più utilizzati. Ci sono poi le scelte tattiche dell’allenatore, prima di ogni partita. Solitamente, quando gioca con il Como, tanto per fare un esempio di difesa a quattro - ma è capitato anche col Sassuolo - l’allenatore sceglie un trequartista e due punte per permettere ai suoi giocatori di accoppiarsi meglio con gli avversari, alzando gli esterni di centrocampo sui terzini e portando magari uno dei centrali a salire su un trequartista o anche su una mezzala per poter marcare più da vicino possibile il proprio riferimento sul campo. Come già accaduto però nella gara di andata di campionato con il Bologna all’Olimpico, la presenza di El Shaarawy (a proposito di caratteristiche specifiche) ha spinto il tecnico a cambiare qualcosa nel piano strategico: così ha messo il Faraone a coprire le uscite del terzino destro, Zortea, provando così a ridurre le sue capacità di inserimento, ha portato il proprio trequartista - all’inizio Pisilli, poi Pellegrini - a fronteggiare uno dei centrali, mentre Malen se ne è andato sull’altro, poi a destra ha alzato altissimo Celik su Joao Mario, terzino destro prestato a sinistra. Sul play avversario, Freuler, ha alzato Koné, delegando Cristante alla marcatura di Pobega e alzando Hermoso su Ferguson e per non lasciare libero Bernardeschi di scorrazzare sulla tre quarti grazie alla scelta di marcarlo con il più veloce tra i propri difendenti, Wesley. In effetti la mossa ha persino funzionato, almeno valutando la partita dell’ex azzurro, limitato dal brasiliano nei suoi movimenti.
Gli errori e i meriti di Italiano
Quel che non ha funzionato è che questo modo la Roma si è trovata a giocare con uno strano terzetto di difesa (appunto Wesley, Ndicka a guardia di Castro, e Mancini su Rowe) che ha mostrato delle crepe, soprattutto dalle parti di Mancini. Gianluca stavolta ha sbagliato la partita, e la più plastica testimonianza deriva dal fatto che quando ha marcato Rowe, l’inglese è stato il migliore in campo, e quando è passato su Cambiaghi, gli ha concesso il gol della vittoria. C’è poi da considerare la bravura di Italiano che ha preparato con assiduità una giocata d’uscita apparentemente di emergenza, ma in realtà davvero efficace sotto il profilo della progettazione e dello sviluppo: con i difensori in difficoltà sotto pressione, ha spinto a cercare l’attaccante centrale di riferimento più lontano, nel primo tempo Castro, nel finale Dallinga, chiedendo gli attaccanti esterni di fare un movimento corto-lungo sotto la traiettoria della palla per poi ritrovarsi a ricevere lo scarico davanti, essendosi tenuti dietro però i difensori in marcatura della Roma.
È un giochino che ha funzionato sul primo e sul quarto gol, davvero molto simili nelle modalità di realizzazione. Protagonista in negativo sempre Mancini, che nel primo caso è stato leggermente spinto via da Rowe (secondo l’arbitro non in maniera fallosa) e nel secondo caso si è perso proprio Cambiaghi. Il secondo gol è stato un errore individuale di El Shaarawy in marcatura, ma ricordiamo sempre che lui è un attaccante) che si è fatto sfuggire Zortea alle spalle, nonostante un vantaggio di 5 metri sulla marcatura. Il terzo gol è stato invece un disastro combinato tra Cristante e Ndicka, fin lì uno dei migliori in campo. Due gol studiati dall’allenatore avversario, due gol a sfruttare gli errori dei propri giocatori: ecco spiegato in sintesi il patatrac tattico.
Gli equivoci sul mercato
Ma nonostante tutto quello che è accaduto, se la Roma avesse avuto a disposizione interpreto di migliore qualità (il confronto impietoso porta a pensare alle assenze di Soulé e Dybala e alle presenze di Robinio Vaz e Zaragoza) si sarebbe suonata una musica diversa in fase di possesso palla ed è su questo aspetto che si appuntano invece tutte le amarezze per una campagna acquisti che è campata su troppi equivoci, anche nei rapporti personali tra l’allenatore e i due dirigenti di riferimento, Ranieri e Massara. Ma di questo parliamo in altre pagine. Ora c’è solo da battere il Lecce e poi leccarsi le ferite durante la sosta, per ripartire con tutta la forza possibile per raggiungere il quarto posto e investire in maniera serie per il prossimo anno.
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