Di Francesco si dibatte tra il 4231 e il 433, ma non riesce comunque a trovare la formula migliore per la sua Roma e la certezza è che non sia mai solo una questione (tattica, tecnica, agonistica, caratteriale), ma sia sempre l'insieme che funzioni a intermittenza, anche se qualche partita è stata marchiata a volte per incongruenze tattiche (se dobbiamo pensare a una partita sbagliata tatticamente, pensiamo a Milan-Roma e all'improbabile 3412), a volte per la fragilità mentale (Firenze, il caso più eclatante), a volte per la non adeguata risposta fisica (viene in mente il secondo tempo di Bergamo), a volte per eccesso di errori tecnici (a Frosinone, ad esempio, forse è stato questo il fattore preminente).

Non è tanto il numero di errori (88 passaggi sbagliati, di cui 12 da Marcano, 11 da Kolarov, 10 da De Rossi: col Porto furono 97), quanto la loro importanza. Per esempio, il passaggio di Nzonzi a De Rossi da cui è nato il gol di Ciano è stato sbagliato nella sua concezione perché in uscita dal basso e sotto pressione è consigliabile che una trasmissione di pallone avvenga sempre sui piedi, non nello spazio. E regalare un gol è un lusso che non ci si può permettere contro nessuno in serie A.

In questo dettaglio, il doppio errore della difesa romanista a favorire il gol del provvisorio 2-2 di Pinamonti: ad inizio azione, nata peraltro su palla inattiva mal sfruttata dalla Roma, Molinaro lancia lungo verso Pinamonti marcato da De Rossi dall'esterno e non, come si fa in questi casi, dall'interno. Poi c'è Kolarov che invece di restare sulle tracce di Ciano, stringe verso il possessore, già pressato da De Rossi. Arriverà pure Marcano, mentre Fazio rientrerà troppo lentamente (i due centrali nei circoletti rossi).

Del secondo gol parliamo diffusamente nelle grafiche, ma anche un altro paio di occasioni del Frosinone (le più clamorose) possono essere analizzate e hanno a che fare una con l'allegra disposizione della Roma col 4231 in fase difensiva (l'occasione di Ciano all'11' del primo tempo, con i quattro giocatori offensivi giallorossi rimasti passivi nell'impostazione della manovra dei tre centrali ciociari, e De Rossi e Nzonzi portati a spasso in mezzo al campo, fino allo sviluppo esterno con il tre contro tre finale in area) e l'altra con una sbadata deviazione di Fazio a vantaggio di Trotta che al 40' del secondo tempo avrebbe potuto regalare il gol del 3-2 al Frosinone e sarebbe stato davvero un disastro. E visto che il problema di una possibile inferiorità numerica in mezzo al campo si presenta spesso contro squadre che giocano con il 352, la questione forse merita di essere analizzata, alla luce dell'imminente derby contro la Lazio di Inzaghi, eternamente ferma a questo sistema di gioco.

Quando poi Pinamonti scarica su Ciano, i tre difendenti romanisti vanno tutti a chiudere il tiro lasciando solo il baby ex interista che riceverà ancora da Ciano e batterà Olsen dopo essersi persino aggiustato il pallone.

4231? Per Dzeko

A stringere, Di Francesco è tornato al 4231 non perché sia convinto che in questa maniera si debbano affrontare le squadre col 352 (anche se, forse solo per una curiosa coincidenza, quest'anno ha sempre giocato così contro le squadre affezionate a quel sistema: nell'ordine Bologna, Frosinone, Lazio, Spal, Cska, Udinese, Genoa e ancora Frosinone, con la sola eccezione del Torino alla prima giornata, contro cui Di Francesco schierò un anomalo 433, con Pastore mezzala che poi finì per giocare trequartista), ma semplicemente perché si è convinto che Dzeko renda di più con un giocatore più vicino, nello specifico Lorenzo Pellegrini.

Eppure il centrocampo con De Rossi e Nzonzi non dà alcuna garanzia sotto il profilo della mobilità e adesso sarà curioso verificare quali priorità l'allenatore darà ai prossimi due impegni, visto che in questa stagione De Rossi non ha mai giocato tre partite consecutive con due di queste ravvicinate: e dunque è assai probabile che delle prossime due ne giocherà una sola. E se sarà, come è presumibile, la trasferta di Oporto, bisognerà capire se confermerà Nzonzi e il 4231 con la Lazio (magari con Cristante e Lorenzo Pellegrini, con Zaniolo riproposto alto) per tornare magari in Champions al 433 che così bene aveva funzionato col Porto all'andata.

Gli esterni che non aiutano

Come ha fatto già la Roma col Porto, o per non andare troppo lontani ieri Sarri col Chelsea contro il City di Guardiola (che voleva evitare goleade come quella sofferta in campionato), il 433 può essere anche un sistema di gioco molto difensivo, se si abbassa il baricentro e ci si schiera tutti dietro la linea della palla evitando magari pressioni estreme. Ma vale lo stesso per il 4231, anche se l'ispirazione filosofica di questo sistema è comunque più offensiva, soprattutto se dietro la punta si schierano tre trequartisti/attaccanti, una sorta di 424 nelle pressioni, con due punte centrali e due esterne ad attaccare la prima impostazione avversaria.

Ciò che risolverebbe certe incongruenze che mandano poi in sofferenza la difesa (attaccata in parità o a volte addirittura in superiorità numerica) è il contributo in fase di non possesso degli attaccanti esterni. Chiaro, per esempio, che se si affronta una squadra col 352 e gli esterni offensivi con il centravanti vanno in pressione sui tre difensori, come è capitato proprio a Frosinone, alle spalle si va a creare subito una complicata parità numerica che a volte può essere arduo affrontare, proprio considerando la scarsa mobilità di alcuni dei centrocampisti giallorossi. Quello col passo più svelto nella rosa sarebbe ancora Coric, ma nonostante alcuni progressi registrati negli ultimi tempi in allenamento, è rimasto l'unico elemento quasi completamente trascurato dall'allenatore.

I numeri confermano la cautela

Che Di Francesco stia cercando comunque un diverso equilibrio dopo il rovescio in coppa Italia, lo testimoniano ancora i numeri, anche quelli di Frosinone-Roma, visto che il baricentro è rimasto fermo a 48,8 metri (più o meno come quello degli avversari) e la trappola del fuorigioco è scattata una sola volta, segno che la linea difensiva è comunque alta, ma non sempre spregiudicata come in passato. Il problema sarà ora valutare l'infortunio di Manolas, il difensore più efficace della rosa, in certi momenti di questa stagione, forse l'unico.

Visualizza questo post su Instagram

📝 TATTICAMENTE 📝 Di @danielelomonaco Nell'adrenalina delle rispettive emozioni (gioiose per ogni romanista, drammatiche per i ciociari e tutti gli altri "antipatizzanti" giallorossi) è forse sfuggita non solo la bellezza dell'azione del gol del 3-2 della Roma, ma anche il dettaglio che l'ha resa possibile e quindi l'attitudine decisamente offensiva di ogni giocatore della squadra di Di Francesco. Ma la classe di De Rossi è l'elemento dirompente: lui ha nell'anima quella giocata, rifinita in anni di specifiche esercitazioni perfezionate soprattutto con Spalletti, amante della palla cosiddetta "trasversa", quella giocata di prima sopra la linea difensiva senza dare il tempo agli avversari di capire se quella palla è ancora coperta (e quindi si può stare alti) o si sta "scoprendo" (e quindi bisogna cominciare a "scappare" all'indietro). Come si nota dalla postura dei giocatori nel primo fotogramma, già prima che la palla arrivi da Cristante al capitano, nella testa di El Shaarawy e Dzeko c'è l'attacco nello spazio dove De Rossi potrebbe far finire la palla, mentre i difensori del Frosinone (peraltro allineati malissimo, in particolare Capuano) non sembrano pensarci affatto. Così al momento dell'impatto di De Rossi (fotogramma 2), il Faraone è già proiettato avanti e quando la palla arriva (fotogramma 3), perfettamente calibrata (e questo ha a che fare per l'appunto con le proprietà tecniche di De Rossi), il più è ormai fatto. ElSha deve solo preoccuparsi di controllare il pallone continuando nella sua corsa e poi (fotogramma 4) di servire Dzeko che a sua volta fatica un po' a coordinarsi per non sprecare l'occasione e infatti in qualche modo riesce a mettere alle spalle di Sportiello

Un post condiviso da Il Romanista (@ilromanistaweb) in data: