Sempre più scolpito nella storia della Roma. Il nome di Edin Dzeko assume con il passare delle settimane sembianze titaniche. La doppietta dello Stirpe aggiorna i suoi numeri da capogiro. Ottantacinque reti in giallorosso, raggiunto il record precedente con la maglia del Wolfsburg; messi alle spalle i re dei derby, due miti romanisti come Da Costa e Delvecchio; raggiunta quota sessanta in campionato, che lo attesta nella top ten di sempre; incrementata la media-gol, che ora lo vede al terzo posto dei cannonieri di ogni epoca, dietro soltanto a Volk e Manfredini. Entrambi straordinari attaccanti, ma appartenenti a un altro calcio.

Quello dell'era moderna è sotto il segno del bosniaco, che ha accumulato le sue strepitose cifre in meno di quattro stagioni. Risultando sempre o quasi decisivo. Compresa l'ultima gara, in cui ha sfatato uno degli ultimi tabù: dopo aver punito il Frosinone, l'unica squadra affrontata in Serie A alla quale non ha ancora segnato resta il Parma (che incontrerà nuovamente all'ultima giornata). Proprio la partita contro i ciociari ha svelato tutta la grinta del numero 9. Non che ci fosse bisogno di ulteriori dimostrazioni del carattere di Dzeko, ma la sfida di sabato sera ha confermato ancora una volta di che pasta è fatto.

Fin dall'inizio il match non si è messo bene per i colori della Capitale, influenzando lo stato d'animo del centravanti, uno di quelli che non ci sta mai a soccombere. Prima uno scontro di gioco gli ha rotto uno scarpino e lo ha costretto ai box per qualche minuto. Poco dopo la restituzione del pallone ai giocatori di casa in fallo laterale anziché al portiere come avrebbero preteso gli avversari, ha creato un piccolo pandemonio. In campo ma non solo. Dagli spalti hanno beccato con slogan non proprio affettuosi l'attaccante, che ha risposto invitando il pubblico a cantare più forte. L'adrenalina è salita tanto da far intervenire Capitan De Rossi per cercare di calmare il Dzeko furioso. Fatto sta che la polemica pretestuosa messa in moto dai padroni di casa per un malinteso senso del fair play, invece di chiudere Edin nel circolo vizioso dell'irritazione, ha sprigionato la sua carica.

Per chi ha memoria lunga, un episodio molto simile a quello accaduto in un derby di qualche anno fa, il primo della sua carriera giallorossa, contro l'altra squadra della regione. Anche quella volta fu circondato, anche quella volta emerse dal capannello da vincitore. Senza alcun timore. Allora aveva segnato in precedenza la rete del vantaggio, sabato l'episodio ha contribuito a esaltarlo, portandolo a realizzare la doppietta determinante e di innescare l'azione del primo vantaggio siglato da Pellegrini. Dzeko ha scaricato tutto il suo furore agonistico sul campo, prendendo la squadra per mano e conducendola verso la vittoria, trovata soltanto all'ultimo minuto di recupero proprio grazie al suo secondo gol personale. Con le palle, in ogni senso.

In quel momento la meravigliosa corsa di Edin sotto il settore ha rappresentato un'esplosione dei sensi. Senza freni, a briglie sciolte. Tanto da far finire tutto il drappello di giocatori che lo hanno inseguito schiacciati intorno alla vetrata che separa campo e spalti. Una condivisione stretta che mancava da tempo e che potrebbe aver dato linfa a una ritrovata armonia. Sia pure al termine di una sfida soffertissima: giocata male, iniziata peggio e raddrizzata solo all'ultimo tentativo. O forse proprio per le dinamiche vissute (e patite) nel corso della serata. L'ennesima risolta da Dzeko, che in questa stagione trova il suo terreno di caccia prediletto lontano dall'Olimpico, almeno in Serie A. Quelli messi a segno a Frosinone sono il sesto e il settimo gol in campionato, tutti in trasferta. Cinque di questi nelle ultime cinque giornate, da quando è rientrato titolare in pianta stabile dopo l'infortunio. Da allora la Roma ha cambiato marcia, risultati alla mano. Perché quando il gioco si fa duro, Dzeko c'è. Sempre.